V Domenica dopo l’Epifania – Anno C
Ez 37, 21-26; Sal 32; Rm 10, 9-13; Mt 8, 5-13

VDopo«Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre». C’è la gioia del dono in queste parole, gioia che fa sentire tutti di casa e come unica e grande famiglia. È manifestazione della volontà di convocare e ricostituire il popolo di Israele ormai frammentato e disperso «fra le nazioni». È immagine veramente bella perché in filigrana scorgiamo l’intuizione di qualcosa di nuovo, di un preludio di nuovi orizzonti che mostrano il volto di Dio. Volto di Dio che Paolo conferma essere rivolto a tutti e non solo al popolo ebraico. Nella sua Lettera ai Romani, lettera bella ma difficile, pone già questo tema quando scrive che: «Eredi si diventa in virtù della fede» (cfr Rm 4,16). Lui che è maestro e dottore della Legge, profondo conoscitore appassionato della grande tradizione ebraica, arriva a dire che non la legge ma la fede permette di entrare nella comunione vera con Gesù e con il Padre: «Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano». Certo, Paolo lo afferma avendo sullo sfondo la profezia di Isaia che parla della «Pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà» (Is 28,16), ma soprattutto, lo dice perché crede fortemente che quella «Pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata» coinvolga tutti. La fede allora è il sentiero di ingresso, l’avere cioè un cuore che si apre alla promessa di Dio ospitando la Parola di Dio credendo che quella promessa rimarrà immutata nel tempo. La fede infatti, o ha questa radice d’interiorità che mostra la personale adesione al Signore, o non è fede ma solo parvenza di fede che il vento delle tentazioni e delle prove disperde (cfr Mt 7,24-27). Chi crede veramente non può non operare la giustizia nel senso più profondo che è quello di fare tutto ciò che è secondo onestà, bontà, pazienza; dunque un agire corretto non dettato dall'egoismo né da interessi personali, ma dettati dal relazionarsi nella ricerca del bene di tutti. E questi sono eventi che toccano la vita concreta. Accadono lì, non sono gli orizzonti dipinti dei tanti spiritualismi che poi non si impastano con la vita; sono le concretezze, le gioie e i dolori, che entrano nella vita di tutti e che, come per il centurione del Vangelo, possiamo consegnarle nelle mani di Gesù. Il centurione è un pagano, non appartiene al popolo ebraico, al popolo eletto, è un militare al servizio dell’Impero Romano, ma è persona che mostra di possedere una grande umanità. Si rivolge al Signore non per se stesso, ma per un suo servo. Interessarsi delle sofferenze degli altri è già atto lodevole. Acquista dignità agli occhi di Dio colui che si preoccupa delle sofferenze di un altro, ma ancora più meritorio qui è il fatto che il centurione si sta preoccupando della malattia di un suo servo che molto probabilmente è uno schiavo. Al tempo di Gesù gli schiavi non avevano personalità giuridica, valevano solo come forza lavoro e nessuno si preoccupava di loro; forse un padrone si preoccupava più del proprio cavallo che non dello schiavo. Il fatto che quel centurione mostri di preoccuparsi di un suo servo è qualcosa che fa trasparire la sua profonda umanità amplificata anche dal modo di descrivere la situazione di malattia di quel servo: «il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Non dunque un nome su cui fermarsi, ma sulla condizione di sofferenza che obbliga quel servo ad avere forti sofferenze e limitazioni.

Già il vedere una persona ammalata e sofferente normalmente spinge a pietà e poi a carità, ma assistere e sentirsi impotenti dinnanzi alla sofferenza di una persona molto cara come doveva esserlo quel servo, procura ancora più tormento e spinge con più forza a cercare aiuto. E il centurione si rivolge a Gesù, mette nelle sue mani la propria impotenza e la sofferenza del suo servo. La risposta di Gesù alla richiesta di quel pagano è immediata; non si ferma a considerare il ruolo sociale della persona che gli sta difronte e che sta perorando la causa di un altro, Lui lo vede come persona amata che è figlio del Padre e se ne prende cura. Gesù legge nel cuore ed intuisce la sincerità, la pietà, l’umanità di quest’uomo pagano. Il Vangelo sottolinea come il centurione vada incontro a Gesù ricco soltanto della speranza di poter alleviare la sofferenza, e come questa speranza apra poi all’incontro vero: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione, che certamente apprezza la pronta disponibilità di Gesù, si dichiara indegno di accogliere Gesù sotto il proprio tetto. Non dice che non lo vuole accogliere, dice di non essere «degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». Questo atteggiamento è la chiave di volta che regge tutto il brano. Non è tanto la disponibilità del Signore Gesù di farsi carico del problema e che dice: «Verrò e lo guarirò», quanto l’umiltà del centurione di riconoscersi non degno di ricevere Gesù. È il comportamento di chi umilmente avverte la propria inadeguatezza, e tuttavia proprio quell’umiltà gli permette di far emergere il coraggio – e forse anche la disinvoltura – che mette in grado di chiedere qualsiasi cosa al Signore. «Signore, io non sono degno», è riconoscersi persona immeritevole e debole ma che tuttavia sa di poter porre in Lui, in Gesù, tutta la propria fiducia. Questo è il concetto biblico dei "Poveri di Jahvè", coloro cioè che vivono la propria vita abbandonandosi alla fedeltà del Signore. Così ha fatto il centurione di Cafarnao, si è rivolto a Gesù, è andato incontro a Gesù non chiedendo la guarigione, ma affidando a Lui la situazione che stava attraversando. Non sorprende quindi l'ospitalità e la disponibilità immediata di Gesù riassunta nelle parole: «Verrò e lo guarirò». La fede apre la porta all'ospitalità divina ed è attraverso la fede che bussiamo a Dio affinché Dio ci elevi a fino a Lui: «Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». Il gesto del centurione, un pagano che si fida e che ha fiducia in Gesù Cristo, ci viene proposto come modello: chiunque può sperare nella salvezza, chiunque può incontrare il Padre che in Gesù Cristo si lascia avvicinare. Solo così potremo anche noi uscire da quell’incontro guariti nel profondo, e ritrovarci, ancora una volta, discepoli del Dio che ci dice: «Va’, avvenga per te come hai creduto». Frammento di vita che la strada ci consegna; il dolore che rende schiavi viene illuminato dalla libertà di una preghiera sincera e dal gesto accogliente e ospitale di Gesù. I Vangeli ci dicono che Gesù abita queste situazioni con tutti. Sulla strada si lascia raggiungere da chi presenta situazioni di fatica, di dolore e lo invoca, lo chiama; lo ha fatto con il centurione e lo farà, pochi capitoli avanti, anche con la madre Cananea: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri» (Mt15,28). Oggi celebriamo la giornata della vita, e c’è un salmo che dice: «La tua grazia vale più della vita» (Sal 62,4). La nostra vita è un segno, la nostra vita è un mistero, la nostra vita è una promessa, la nostra vita è una grazia, la nostra vita è Parola alla quale dobbiamo dare fiducia per riuscire a trovare la verità della nostra esistenza. Ma per vedere, per sentire e per esprimere gratitudine nei confronti della grazia che opera in noi, occorre mettersi davvero in cammino come ha fatto il centurione che ha creduto ancor prima di aver visto. E a dircelo è Gesù Cristo, “il Dio con noi” che è amante della vita e che la vita ce l'ha regalata: «Va’, avvenga per te come hai creduto».

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy