Domenica del Perdono - Ultima domenica dopo l’Epifania – Anno C
Sir 18, 11-14; Sal 102; 2 Cor 2, 5-11; Lc 19, 1-10

DonenicaDelPerdono«[Dio] vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel perdono». Ecco, la Parola di Dio inizia così, inizia con l’invito a rialzare lo sguardo e a riconoscere i tratti veri del volto di Dio proprio nella sua disposizione a perdonare. È ingresso che dice come “perdono” sia uno dei nomi veri che esprime l’intimo del cuore di Dio e Paolo sembra proprio far sua la domanda: se noi riusciamo ad intravedere il dono di Dio, il cuore di Dio e della sua inclinazione al perdono, cosa facciamo tra noi, ci rifiutiamo di superare una distanza, una difficoltà? Sono espressioni che evidentemente rivelano come non fosse poi così semplice e facile il convergere su un comportamento di questo genere della comunità di Corinto. Forse le parole dell’Apostolo sono dovute a seguito delle fatiche di riuscire a prendere le distanze da gesti che magari hanno offeso o passi che hanno portato ad una rottura del clima di comunità. Sullo sfondo quindi c’è proprio la vita concreta di una comunità con le sue fatiche, con le sue povertà, con le sue fragilità. La parola di Paolo ha questo invito “se qualcuno ha sbagliato, voi lo dovete perdonare, io lo voglio perdonare”; come dire che non bisogna infierire perché la vita di colui che ha sbagliato provocando il male che ha aperto ferite ad altri è già penosa. Paolo dice che questo è già una sofferenza sufficiente che non bisogna accrescere altrimenti davvero non ce la fa a reggere e a ravvedersi. Il testo mostra come adagio, adagio, la famigliarità crescente con la Parola del Signore, stia introducendo nuove armonie e concordie che il contesto imperiale non prevedeva e non insegnava. Se si è davvero discepoli del Signore, occorre esprimerlo con gesti che siano vicini e coerenti con il calore e il colore del Vangelo. Sono parole che non perdono mai l’attualità; hanno in sé una richiesta antica di stile e di comportamento di chi le proprie basi le vuole porre sul fondamento del Vangelo e l’episodio di Zaccheo, ce lo mostra. Perché questa pagina? Per sé non è una pagina di perdono, infatti né Zaccheo chiede perdono e né Gesù gli esprime un perdono non chiesto; tuttavia, se entriamo in questa stupenda e indimenticabile pagina di Vangelo, troviamo qualcosa che costituisce l’aspetto forse più originale del termine perdono. La narrazione è semplice, essenziale ed arriva immediatamente a segno. Presenta un dinamismo che attraversa tutta la pagina e la scena descritta è per certi versi anche simpaticamente comica. Gesù passa da Gerico e Zaccheo, che il Vangelo ci dice essere di piccola statura, per riuscire a vedere Gesù si arrampica su un sicomoro, tuttavia la sua è solo curiosità: vuole solo guardare. Gesù invece vuole vedere per incontrare, per questo alza lo sguardo. Il suo però è quel vedere antico che ci ha consegnato il Libro del Siracide nella prima lettura: «[Il Signore], vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel perdono» e questa è cosa infinitamente più bella e gratuita del semplice guardare. Ora, è questa dinamica che trasforma la pagina da un semplice racconto in una possibilità di comunione e di incontro. «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»; stupisce veramente la dichiarazione di Gesù. È dichiarazione di “obbedienza” quel devo fermarmi a casa tua; dice la consapevolezza della sua missione, e dice anche l’obbedienza del Figlio al Padre che lo manda a Gerico, come oggi è inviato qui da ciascuno di noi. Ma ci sono anche altri occhi che guardano e che giudicano: sono gli occhi dei mormoratori. È questo, un club che attraversa tutte le stagioni, tutti i continenti, tutte le situazioni lungo tutta la storia.

Loro certamente non si fanno sfuggire una simile occasione di mettere in cattiva luce Gesù che si reca in casa di chi era ritenuto a tutti gli effetti impuro, ma è il silenzio di Gesù nei loro confronti la vera bellezza che emerge da questa pagina. Non c’è risposta da parte di Gesù a quelle mormorazioni, quello che Gesù doveva dire lo ha detto già a Zaccheo. Paradossalmente è lo stesso Zaccheo a fornire la risposta a queste mormorazioni: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». È affermazione forte che dice come nel cuore di Zaccheo sia entrato qualcosa di portentoso e nuovo che gli permette di manifestare la volontà di spossessarsi della metà dei propri beni per darla ai poveri. Più in profondità Zaccheo, manifesta la disponibilità di porre riparazione alle proprie scelte fatte: restituire quattro volte tanto ciò che ha rubato. Allora, anche se è vero che Zaccheo non ha espressamente chiesto perdono, il perdono fatto Persona è giunto nella sua casa, e quando il perdono arriva così, l’esigenza della restituzione prende forma nel proprio cuore e si apre all’abbondanza e all’esagerazione: «restituisco quattro volte tanto». Il perdono ha la forza di impegnare il cuore di una persona, ha la forza di commuovere il cuore a tal punto che poi diventa capace anche di restituire facendolo senza calcoli fatti con piccineria. Questo è il modo del Vangelo di parlarci del perdono che ha aspetti straordinariamente efficaci. Mette in evidenza la bellezza di Uno che ti conosce già e ti guarda con sguardo d’amore; è Colui che conosce fino in fondo chi sei e cosa hai fatto, ma non ti rinfaccia mai l’elenco delle cose sbagliate per le quali tu non meriti, no! Addirittura, si autoinvita a casa tua. Non è tanto la conversione che ci permette di ricevere la grazia di Dio, quanto il prima di Dio che bussa alla nostra porta e ci offre gratuitamente la sua grazia: «Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). È il Suo amore che ci viene offerto per primo e la conversione è il risultato di questo amore ricevuto e accettato. È questa una pagina di Vangelo che continua a toccare il cuore di tanti, perché è pagina che entra in profondità proprio perché il non detto, il perdono, è davvero la cosa più bella e può accadere anche nel silenzio di gesti; questo è lo stile di Dio che non fa annunci e non teme nessuna distanza che possa ostacolare l’incontro con noi. Il perdono è dono che va oltre, e quando si vive la libertà e la saggezza di accoglierlo, fa saltare tutti gli schemi abbattendo i recinti e i confini. È successo a Zaccheo, deve poter succedere anche per noi di poter ascoltare le parole di Gesù: «Oggi, per questa casa è venuta la salvezza», c’è dunque un colore diverso per parlare del perdono e questo è il dono che il Signore prepara per noi in questa ultima domenica che precede la Quaresima.

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