Domenica all’inizio della Quaresima
GI 2,12b-18; Sal 50; 1Cor 9,24-27; Mt 4,1-11
Quaresima è tempo propizio; comincia con queste parole l’inno dei primi vesperi della liturgia delle ore. Tempo propizio in cui ci è chiesto un cambiamento vero, e anche il segno delle ceneri lo dice con un invito: «Convertiti e credi al Vangelo». È invito a percorrere i meandri dei propri deserti per avere la possibilità di riuscire a rialzare lo sguardo. Dunque, Quaresima come Parola accolta che ci mette nella sequela di Cristo vera opportunità di salvezza; infatti come Lui, anche noi fin dal primo giorno saremo chiamati a scegliere tra quanto detto nel Vangelo dal tentatore: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai» o le parole di Gesù: «Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Le realtà della vita, anche le più malsane, generano lo sbocciare della nostra personalità e generano libertà, ma sappiamo bene anche, cosa significa commettere errori per aver ceduto alle tentazioni lasciandoci trasportare dall'onda di ciò che altri propongono o addirittura vogliono per noi. È anche cambiato il linguaggio, non le chiamiamo neanche più tentazioni, ma orgogliosamente “scelte”. Perché dunque abbiamo bisogno di questi quaranta giorni se già siamo nel deserto esistenziale e costantemente bombardati dalla prova? Il Vangelo ci dice che nel deserto della nostra vita, non siamo soli: «Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo», c’è anche Gesù. Lo fa come scelta precisa perché il deserto può essere un abisso di solitudine o il luogo dove ritrovare meglio se stessi; può essere un inferno o un paradiso, ma la certezza è che non siamo soli ad entrare nel deserto. Gesù si mette davanti a tutti in questa esperienza, ci fa cogliere come questa sia possibilità di vivere la nostra vita come un’opportunità e non come una condanna. Se il Nuovo Adamo (cfr 1 Cor 15,45-49), il Signore Gesù è con noi, allora è il suo Spirito che ci anima, non gli eventi della vita. Comprendiamo allora la necessità di fermarci perché c’è bisogno di una sosta, si avverte il bisogno di riguadagnare il centro della nostra vita, per questo si deve fare deserto attorno a noi ed entrare in uno spazio di riflessione, di preghiera, di silenzio come quello della Quaresima. È proprio un desiderio di verità e non una imposizione del calendario. Gli esegeti ci dicono che la pagina delle tentazioni di Gesù Cristo nel deserto, riassume tutta la sua vita. È come se Matteo concentrasse in questo spazio temporale di «quaranta giorni e quaranta notti», tutto il discernimento che il Signore ha dovuto affrontare per capire il suo essere Messia. Ma per parlare di tentazioni, occorre portare il discorso sull’esistenza del tentatore, il diavolo. Oggi sembra molto difficile parlarne con linguaggio chiaro e semplice, la nostra è una società che non si preoccupa di questa realtà; è vero, produce film o romanzi spesso di successo, ma rimane un discorso che anche noi che ci professiamo cristiani, non affrontiamo in profondità. Il diavolo c’è, esiste e agisce. Egli opera nelle tenebre perché è «padre della menzogna» (Gv 8,44); suo scopo è quello di allontanarci da Dio e da noi stessi. Il senso etimologico del termine diavolo è quello di colui che separa, che pone barriera, che pone la frattura, un calunniatore. Lui non invade le persone se non in casi eccezionali e sporadici, ma presenta continuamente proposte convincenti, quasi suadenti alla nostra ragione; non gli piacciono i colori forti, preferisce i grigi e le nebbie in cui anche il male risulta essere accettabile per se stessi e per gli altri. In questo è molto abile, appare molto ragionevole, non ha paura di citare la Parola che conosce a puntino!
Matteo riassume in tre temi principali le tentazioni proposte dal diavolo che ognuno di noi come discepolo di Gesù Cristo è chiamato a superare operando scelte precise. Gesù viene tentato come noi proprio su una prosperità facile, su una popolarità ambigua e a poco prezzo e sull’ambizione del potere. Dentro le tentazioni fatte a Gesù ci sono le tentazioni dell’uomo di ogni tempo: l’avere, l’apparire, il potere. Tentazioni che si possono racchiudere sotto la parola idolatria. Oggi è una parola che non si usa più eppure, se ci guardiamo intorno, sono tanti gli idoli che circondano la nostra vita e che spesso mettiamo al posto di Dio. Il tentatore propone a Gesù modi ragionevoli e plausibili, gli dice che è importante prendersi cura del proprio corpo, è importante sorprendere le persone con miracoli e fare accordi con i potenti religiosi e politici dell'epoca. L’inganno sta proprio nel prospettare una vita più intensa e sfavillante, piena di successi che però portano alla mortificazione dell’altro. Gesù viene tentato dal diavolo ad essere un Messia molto secondo gli uomini e poco secondo Dio. Se Gesù avesse corrisposto alle tentazioni del diavolo nel deserto, la sua popolarità agli occhi di tutti sarebbe stata immensa, ma il Signore Gesù sceglie di essere il Messia secondo Dio e non secondo gli uomini. Lui non usa la Parola di Dio come fa Satana per piegare alla propria volontà; Lui stesso è Parola di Dio, il suo cuore vive di Dio, e ama come Dio. Se ci pensiamo bene, le tre tentazioni mostrate da Matteo non propongono cose crudeli come delitti e violenza, mirano invece alla ricerca delle cose terrene senza più volgere lo sguardo al Padre che ce le dona «in aggiunta» (Mt 6, 19-34). Il divisore conosce bene il punto di caduta di ciascuno; la pigrizia, la disattenzione, il rallentamento della propria vita o tante altre cose, affollano a tal punto l’esperienza di ciascuno che limitano la voglia di cercare oltre le cose terrene. Se riusciamo a focalizzarci su questo, anche lo spazio di riflessione che chiamiamo deserto, ci comunicherà un senso di pace e una sensazione di verità. Dobbiamo soltanto incoraggiarne l’inizio, augurarci che ci sia davvero questo inizio perché è tempo che non può accadere automaticamente; non basta infatti che cambino i colori della Liturgia o i segni posti sull’altare, no, è cambiamento che attiene alla nostra interiorità più autentica e più profonda. Non è quindi il calendario che ce lo dice, ma siamo noi a deciderlo pensando al Signore Gesù, ai suoi quaranta giorni, al cammino dietro di Lui. Quaresima dunque, è proprio tempo propizio per fare questo cammino, dobbiamo però riuscire a sostenerci e incoraggiarci l’un l’altro, perché altrimenti questo tempo rischia solo di essere uno schiacciasassi che travolge e schiaccia tutto. Gesù lo ha fatto prima di noi «condotto dallo Spirito»; lo ha fatto per insegnarci che, nei momenti più difficili, quei momenti che sono irti di difficoltà, pieni di dubbi ma anche di infedeltà, lì in quei momenti ci viene in soccorso lo Spirito di Cristo. Il Signore è la nostra roccia al quale aggrapparci per rialzarci liberi da menzogne (cfr Sal 30).
