Iniziamo la settimana più intensa del nostro essere cristiani credenti, con una pagina del Vangelo sommessa ma anche penetrante, quasi un portale da varcare per vivere piena-mente e in profondità questa Settimana autentica. C’è una domanda che apre questa pagi-na: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?» (Gv 11,56). C’è dunque un’attesa di Gesù, ma è un’attesa diversamente motivata. Attendono i Giudei per vedere Gesù che poche settimane prima della festa di Pasqua, ha risuscitato Lazzaro. Attendono i discepoli, attende il Si-nedrio che è dichiaratamente contro Gesù; anche Giuda attende il momento opportuno per dissociarsi da Gesù. Queste attese nei confronti di Gesù, non sono attese suggerite dalla fede nel messaggio di Gesù. Perfino Marta aspetta come sempre ha fatto: «Marta serviva» (Gv 12,2), ma aspetta a modo suo, in un continuo darsi da fare che rispecchia il pericolo al quale andiamo incontro anche noi quando corriamo e non ci fermiamo a “ricaricare” le nostre energie spirituali per poter accorgerci della Sua prossimità mediante l’ascolto della sua Parola; come non basta la curiosità per vivere la Pasqua, poiché il rischio forte è quello di rimanere alla periferia dell’Evento.
Poi vi è l’attesa di Maria sorella di Marta e Lazzaro. L’attesa di Maria di Betania si concretizza nel gesto che a noi risulta sconsiderato, totalmente fuori dai nostri schemi economici: l’azione appariscente e clamorosa di ungere e asciugare con i propri capelli i piedi di Gesù con nardo costosissimo. Davvero in quel gesto vi è il cuore del vangelo odierno; un azione davvero sorprendente che emana tutto il profumo e ha in sé lo scandalo della profezia. Maria versa senza riserve, così come Gesù verserà senza alcuna riserva sulla Croce, ogni goccia del proprio sangue. Così è l’amore, il dono di Dio a tutti, e tutti sono chiamati a riceverlo. Questo profumo forte, forse anche invadente, è sì segno di devozione, di adorazione, di fede, ma principalmente è profezia del profumo di Cristo che entrerà nella tomba e scaccerà l’odore cattivo della morte. Il Vangelo ci dice che Maria compie questa azione senza pronunciare una sola parola mentre la fragranza del nardo riempie la stanza; penso che il silenzio, per certi versi imbarazzante, sia stato avvertito come impotenza che in qualche modo doveva essere interrotto.
A farlo ci pensa Giuda Iscariota che formula la sua “buona intenzione”, la proposta eticamente corretta. Oggi come allora, quelle parole sono solo di facciata, spesso interessate e spesso vuote che esibite, stranamente si assomigliano tutte: quell’ergersi a paladini dei poveri e poi, nascosta dentro, si tiene la cassa piena di tanti egoismi che creano sì un coinvolgimento, ma un coinvolgimento che è dato solo dal proprio tornaconto. È davvero facile trovare sempre una scusa pronta, un alibi, una ragione ideologica, cercare il bello esteriore, per impedire a se stessi di trovare la profondità del cuore dello stesso atto di amore e di abbandono che ha avuto Maria di Betania. E Gesù con tutta la dolcezza lo fa presente a Giuda: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». (Gv 12,7-8).
Già, “Non sempre avete me” è straordinariamente attuale perché, le ingordigie del mondo rendono il cuore affaticato, fanno cedere e allontanano il Signore. Giuda, chiamato a essere discepolo del Signore, sa che i denari sono solo il pretesto per giustificare una cosa che lui stesso non può confessare, ossia l’imbarazzo di fronte alla fede che Maria manifesta nei confronti del Maestro. Giuda venderà sì il Signore Gesù per trenta denari, ma poi butterà i denari e butterà via anche la sua vita, perché non crede possibile il suo riscatto. Se noi abbiamo creduto in Gesù Cristo soltanto e solo per questa vita, siamo da compatire dice San Paolo. Il motivo della nostra fede in Gesù Cristo è la sua vittoria nei confronti della morte, la sua resistenza alla vita finta, la vita rappresentata, la vita recitata, la vita apparente. Maria di Betania entra nel silenzio di Gesù, entra nel silenzio della sua Passione e nel silenzio del suo sepolcro.
Ecco perché nel momento stesso in cui noi iniziamo il cammino della Settimana Santa, il primo gesto che è necessario avere, quasi una chiave di ingresso, è quello dell’umiltà del nostro atto. Ognuno di noi deve potere avere la forza di dire in tutta umiltà, “Signore io per potere arrivare a Pasqua, capire questa mia Pasqua, mi metto completamente nelle tue mani.” Decidiamo di vivere questa settimana seguendo il cammino di Gesù, come ci invita a fare la liturgia nel canto dopo il Vangelo, e sicuramente l’odore della morte che attraversa il mondo, i mass media, le nostre vite, viene vinto dal profumo del Vangelo, dal profumo della Pasqua, dal profumo della vita. Gesù è lì in quel gesto, e il profumo viene dall’amore del suo donarsi; mentre dalla superbia, dall’orgoglio, dalla cupidigia non viene che olezzo di paura e di morte. Disponiamo il nostro cuore alla Pasqua tenendo «Fisso lo sguardo su Gesù che dà origine alla nostra fede e la porta a compimento» (Eb 12,2), fino al giorno in cui celebreremo la Pasqua insieme con lui. Ci aiuti davvero il Signore a realizzare questa corsa incontro a Lui crocifisso sì, ma splendidamente risorto.
Diacono Giuliano
