V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO – ANNO C
Is 56,1-7; Sal 118; Rm 15,2-7; Lc 6,27-38
Se la scorsa domenica ci veniva mostrata l’immagine di Gesù pane vivo dono che conduce il nostro cammino, oggi siamo decisamente condotti al cuore profondo di Dio che ha parole che ci scuotono profondamente, ma per le quali sentiamo di aver infinite ragioni per dire grazie a Colui che ce le regala. «Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». Sono frasi di Dio che per bocca del profeta Isaia, annunciano qualcosa di diverso rispetto al pensiero dominante. Esse hanno un respi-ro grandissimo che rincuorano e mostrano la volontà di Dio di accogliere anche colo che si sento-no esclusi. «Non dica lo straniero, non dica l’eunuco»; la salvezza di Dio è per tutti, non ha confini etnici o geografici, è aperta ad ogni categoria di persone. Lo straniero, l’incirconciso escluso dal giudaismo osservante, viene a trovarsi così sullo stesso piano del popolo eletto in forza della sola condizione richiesta: la sua adesione alla volontà di Dio. Anche gli eunuchi che per cause fisiologi-che non possono sperimentare la paternità - e per questo doppiamente disprezzati dal giudaismo per la loro incapacità a generare - sono oggetto di particolare attenzione da parte di Dio, che li ri-coprirà di onore nella sua casa a condizione che perseverino nell’alleanza. Come non pensare a Filippo che invitato dall’angelo va incontro e battezza l’Etiope eunuco funzionario della regina Candàce (cfr At 8,26-40)? La casa di Dio è casa che accoglie chi cerca i tempi del sostare e della preghiera; è dunque casa in cui non si può che vivere lo stile fraterno di accoglienza anche di colo-ro che vengono giudicati di non aver (mi si passi il termine) la stessa “divisa”. Pensiamo al nostro contesto che vede selezioni spietate le cui classificazioni sono spesso sprezzanti e quasi inappella-bili e secondo le quali nei fatti chi è povero deve rimanere povero, chi non ha una dignità suffi-ciente, o non gli è riconosciuta sufficiente è da escludere e anche da disprezzare. Questa è parola che invita all’apertura che porti oltre le differenze che noi ci imponiamo gli uni con gli altri. Non serve precisare un confine che dica questo è dentro e questo è fuori; serve che quelli che sono dentro si accolgano reciprocamente affinché quella casa diventi accogliente anche per quelli che sono fuori: «La mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». Le parole di Dio che il profeta enuncia vanno dunque in tutt’altra direzione rispetto a quella che vuole il mondo; sono pa-role che raggiungono la comunità che prega e che prega nel segno dell’Eucaristia domenicale quale momento più alto e autorevole. E Paolo quasi a duplicare l’invito del profeta, scrive ai cri-stiani di Roma: «Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio». Indica che con la Pasqua di Gesù Cristo, quell'antico messaggio si è fatto Carne e Sangue per poter entrare nel cuore così da determinare un cambiamento autentico nella vita del discepolo. La bontà sorprendente e la misericordia infinita di Dio, rivelatesi in pienezza nel Figlio Gesù Cristo, diventano il criterio di vita e di comportamento. Paolo invita i fratelli nella fede a non escludersi gli uni gli altri, a non mettere nessuno ai margini, a non ritenere gli altri come dei nemici per il solo fatto che non hanno il loro stesso credo, ma invita ad accogliersi reciprocamente perché Lui, Gesù nella sua Pasqua, ha accolto noi. È davvero impossibile – dice Paolo – trovare un fondamento più qualificato a mostrare l’identikit concreto del discepolo del Signore. E questo essere presenti a se stessi con questo desiderio, trova tutto il suo splendore nella pagina del Vangelo. Qui davvero l’invito a sentirsi fratelli emerge in tutta la sua novità e in tutto il suo splendore: «A voi che ascol-tate, io dico: amate i vostri nemici».
È proprio rimasto solo il Vangelo a pronunciare parole così incredibili. Gesù chiede a coloro che si professano suoi discepoli, di avere dentro di loro lo stesso senso della provvidenza con la quale il Padre nostro che sta nei cieli accompagna sempre il cam-mino nella storia dei suoi figli (cfr Mt 5,45). Gesù ci dice che avere in noi questo senso di carità, ci fa vivere con gratuità la nostra vita sino a farne diventare un dono. È dunque parola forte, ed è importante che scavi dentro nel cuore e aiuti a crescere per diventare uomini e donne che hanno la sapienza e lo stile che il Vangelo propone. E affinché questo possa avverarsi, dobbiamo sostare su queste parole, sostare per raccogliere quanto ci può essere davvero di aiuto per compiere la volontà del Maestro. Sostare perché avvertiamo l'esigenza di implorare questa grazia dal Signore che si fa benedizione a cui attingere la forza della libertà interiore di amare i nemici che si con-cretizza nel fare del bene a quelli che ci odiano, di benedire quelli che ci maledicono, di pregare per coloro che ci trattano male. Lì, nella dimora tenace e affettuosa del cuore di Dio, viviamo pie-namente la nostra libertà di essere in comunione profonda e vera di fede con l’altro che è segnato da Dio e messoci accanto come fratello. Dunque, accoglierci reciprocamente come Lui ha accolto noi; è difficile trovare un caposaldo più serio di questo che dica l'importanza della parola del Van-gelo! «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»; sembra proprio che l'asticella sia posta sempre più in alto! Agire come Dio che perdona sempre, che sempre ha misericordia dell'umanità fragile e ferita, è il cammino che siamo invitati a percorrere. Il problema però, è la nostra fragile concretezza; pur avvertendo il bisogno di un agire bello, soccombiamo davanti alle forti resistenze che si oppongono a questo cammino. E allora si moltiplicano le riserve, le doman-de, le incertezze e spesso arriviamo anche a prendercela con Dio davanti a situazioni in cui ci tro-viamo in scacco per il male che subiamo. Ma ancora una volta ci viene in soccorso la parola di Dio che ci indica l’atteggiamento da tenere: «Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati» (Is 50,4). Allora, chiediamola la forza di essere nella sequela dell’amore di Gesù, chiediamo l’aiuto che sia il sostegno al nostro camminare nella libertà di figli dello stesso Padre. In un mondo travagliato come il nostro in cui la vita dell’uomo sembra non essere presa con la giusta considerazione, è davvero importante fare tesoro di queste parole che partono dall’ascolto e dal sostare nella misericordia di Gesù Cristo che ci vuole tutti fratelli. Ricordiamoci di ciò che di-ciamo nel "Padre nostro": «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri de-bitori» (Mt 6,12). L’invito a essere «misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso», ci por-ta necessariamente a sostare sotto la Croce, a indirizzare il nostro sguardo su Colui che ha dato tutto senza recriminare, Colui che ci ha mostrato che il dono di sé è talmente ricco di promesse perché apre alla Risurrezione. Attraverso di Lui ci sentiamo vivi e capaci di far vivere chi ci ac-compagna sulla strada della vita. Aiutiamoci gli uni gli altri perché questo sia sempre più vero nel-la nostra vita.
