DEDICAZIONE DEL DUOMO – ANNO C
Is 60,11-21 o 1Pt 2,4-10; Salmo 117; Eb.13,15-17.20-21; Lc 6,43-48

PietreCuoreCosì dice il Signore Dio: «Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti». Le porte aperte di notte e di giorno di-cono di uno scenario nuovo; le porte che si chiudevano erano l’orgoglio di un popolo e di una na-zione che dicevano separazione, chiusura all’altro. Il profeta Isaia mostra come la volontà di Dio sia quella di guardare oltre quella separazione creando segni che dicono ricchezza di ospitalità e di accoglienza. Porte aperte; è bello immaginarlo così il tempio del Signore. Non è però solo pro-messa di ricostruzione del tempio fisico; è semmai promessa di una comprensione più profonda del Tempio stesso come dono che rinnova il cuore. Ci domandiamo quindi quale sia il cammino che questo dono chiede per diventare «popolo tutto di giusti»? È la domanda vera la cui risposta permette o non permette il superamento di steccati se non di veri e propri muri che separano. Il movimento di riconciliazione deve partire davvero dal cuore così che la sua intimità più profonda, tocchi profondamente la vita di ognuno. «Avvicinandovi a Cristo, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spiri-tuale». Pietro mostra il movimento che dobbiamo fare: quello dello stringersi a «Cristo pietra vi-va». I doni del Signore sono capaci di cambiare ogni cosa; Lui è pietra viva che chiama uomini e donne di ogni provenienza e nazione ad essere in comunione con Lui. L’edificio spirituale fatto di pietre vive è dunque il popolo dei viventi che, come già prefigurato nella storia antica dal popolo dell’Esodo in cammino, è sempre invitato ad attraversare la storia per muoversi verso il Signore. Da Lui che è Pietra Viva, ci proviene la misericordia che dona bellezza e dignità ad ognuno per di-ventare preziosi e singolari mattoni che formano la Chiesa. Gesù Cristo è Colui che si fa dono alla comunità dei discepoli; il suo Volto si va via via arricchendosi in tutto il suo splendore nonostante il tempo sembra allontanarlo. Egli è per tutti «il Pastore grande delle pecore»; è Colui che ci dà ca-sa, Colui che accompagna i nostri cammini. Questa è l’immagine prepotentemente bella che ci di-ce cosa sia la Chiesa: un popolo raccolto dal Pastore che la ama e la difende fino al totale dono di sé. Il Pastore grande è Lui e questo è ciò che dà stabilità e orienta il cammino di ognuno. Il Conci-lio Vaticano II nella Costituzione Dogmatica “Lumen Gentium” (novembre 1964), per descrivere la Chiesa si orienta così: non come estensione di una gerarchia uno, pochi e poi sempre di più, ma con immagini tratte dall’Antico e Nuovo Testamento, fa cogliere come la gerarchia sia al servizio della santificazione di tutto il popolo di Dio. Per questo è importante riferire la serietà del nostro comportamento all’immagine dell’albero buono. Gesù dice: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto». I frutti di cui parla Gesù, sono i frutti di Vangelo, sono i frutti che dico-no le beatitudini che abitano il cuore di donne e uomini, sono i segni della bontà, della pazienza, della riconciliazione, del dolore portato con amore nella vicinanza solidale. Da questi frutti il popo-lo del Signore continuamente rinasce. Se le nostre profondità sono abitate da questa convinzione, saremo in grado di produrre frutti che ci dirigono verso il bene e la nostra risposta, per quanto sia modesta, sarà elevata dal Signore: «Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia».

Questa è parola su cui possiamo contare per ricominciare e ricominciare ancora, perché il susse-guirsi di sforzi, di tribolazioni e di tanti tentativi falliti, ci conduce ad una più giusta conoscenza di noi stessi. È dunque cammino che rende capaci di scavare molto in profondità fino al punto in cui riconosciamo di essere così poveri da essere in grado di fondarci sulla roccia perché riceviamo il Signore e lo lasciamo agire in noi. Avvertiamo allora come le parole di Gesù stanno parlando a noi perché parlano di noi uomini e donne del nostro tempo a cui è chiesto di essere pietre vive, segni veri di Vangelo. Il popolo del Signore solo bello e scenografico ma senza vita, è popolo che non di-ce niente. Il popolo che il Signore vuole è popolo che cerca la Vita, che attinge alla Vita, che ripar-te costantemente dalla Vita, e vuole nutrirsi di Lui per crescere sempre di più. Se la nostra esisten-za ha questa tensione, possono straripare i fiumi delle passioni che il mondo sempre propone, ma resterà solida proprio perché radicata sulla vera Roccia. Ci conduce qui questa solennità del Si-gnore, ed è un modo per guardare al dono della Chiesa, al dono dell’essere Chiesa che ha dentro un percorso di spiritualità viva. È vero, noi avertiamo di aver sempre bisogno dei simboli, ma la cosa che ci deve far sobbalzare dalla gioia, è che per il Signore Gesù, siamo parte irrinunciabile del suo popolo. Lui è solidità che dà forza alla nostra vita anche nei momenti difficili, anche nei passaggi burrascosi e sofferti; per Lui non ci devono essere vite inutili, esistenze fallite. Gesù salva precedendo i suoi in ogni situazione compresa la morte. Il Signore ci convoca allora, ad essere Chiesa per costruire la nostra quotidianità non sul nulla che le emozioni possono anche dare, ma sulla roccia della certezza del Vangelo. Oggi Gesù ci scuote e ci chiama ad essere lucidi e vigilanti su noi stessi se vogliamo aiutare gli altri a crescere; in tutto il Vangelo Lui è sempre Colui che dà l’esempio con il suo essere sempre all'opera. Egli scorge nel cuore di tutti la piccola scintilla, l'ac-cenno di amore e di fede che meritano di essere coltivati e incoraggiati anche quando tutto sem-bra essere fragile, danneggiato, perduto! Si pensi ai suoi incontri con gli storpi, i paralitici, i ciechi, gli zoppi, i sordi e i muti: essi sono coloro che ci rappresentano bene ai quali Gesù ci dice: potete ritrovare le vostre capacità, i vostri sensi, la vostra condizione di integrità soltanto se aprite il vo-stro cuore con fiducia alla mia presenza. Così solo saremo popolo «tutti di giusti» come promesso dal profeta Isaia, ed essere Pietre vive il cui cuore non smette mai di battere.

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