NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
Dn 7,9-10.13-14; Sal 109; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46

UnoSquarcioDiFuturoEVitaÈ prezioso arrivare alla fine di un anno liturgico con questa pagina di Vangelo che vuole fare un po’ il punto al nostro percorso fin qui compiuto. Il contesto è sempre molto importante; è l’ultimo capitolo del vangelo di Matteo prima del racconto della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Penso che in fondo, possiamo considerarlo come il testamento che Gesù lascia quale orizzonte al cammino di tutti. Il testo mette decisamente in evidenza come la relazione con Gesù, si giochi tutta nel rapporto tra l’uomo e l’uomo; c’è infatti un nesso stretto tra la relazione con Dio e la relazione col prossimo. La centralità dell’altro è il valore che si pone come il discrimine di chi accetta o non accetta Dio. Allora il vertice del percorso della vita, non può che essere quello descritto nel brano del Vangelo: il Signore, che è pronto a ricapitolare ogni cosa e a fare i conti con la nostra vita, in realtà chiede che i conti li facciamo noi con noi stessi. Chiede cioè, che venga operato un giudizio "dal di dentro" di tutta la nostra storia. Gesù sta parlando dell’evento fondamentale, sta parlando della salvezza, di come operare per raggiungere la salvezza; dice che questo è il criterio decisivo e valido per tutti i tempi e che interessa proprio tutti perché l’attenzione è sull’umano. C’è un mistero di comunione del Signore in ogni uomo ed è il mistero del volto nuovo di Cristo che è presente nei piccoli e che diventa spazio sacrale di incontro e di concordia. Il volto che emerge in questa pagina è quello di un Signore che si cela in altri volti quali gli affamati, gli assetati, gli stranieri, i nudi, i malati, i carcerati. Il volto è ciò che vi è di più nudo e di scoperto, rivela l’alterità per ciò che è perché esposta e vulnerabile. Esso però, ci dice Gesù, è la traccia dell’Infinito, il luogo in cui si manifesta la totale alterità di Dio e non tenere conto di questo, fa rischiare la malattia dello spiritualismo fine a se stesso, il pensare cioè che cammini preferenziali e intimistici – io e il mio Dio – siano l'unica relazione da vivere. Gesù rompe questo bipolarismo; ci dice che non c’è possibilità di rapporto reale con Dio, se non nella carne del piccolo, nella carne del bisognoso. E questo suo identificarsi in questi volti, è il modo sconcertante di essere Signore e giudice che non rende più anonimi gli affamati, gli assetati, i forestieri, i nudi, i carcerati. Qui vediamo immediatamente la concretezza della vita del discepolo che viene strappato dai cammini di crisi di uno spiritualismo malato che non può portare a nulla. Il discorso evidentemente tocca quello che alla fine interessa tutti quanti: la serietà sulla quale è soppesato l’umano. Dove fiorisce la verità dell’umano e dove fallisce la verità dell’umano? Nell’altro, nella carne povera dell’altro. Le modalità sono le modalità concrete che ci vengono date da Gesù. Mi chiedo se veramente possiamo vivere nell’attesa della venuta del Signore senza essere in grado di riconoscerlo; davvero si corre il rischio di ignorarlo o addirittura di rifiutarlo. Riconoscere la sua presenza per accoglierla nella nostra vita, diventa allora l’elemento fondamentale. La salvezza passa per il volto ferito del fratello che misteriosamente ci appare come il Volto sfigurato di un uomo perdente che in croce, muore per amore. E l’incrocio per trovare Dio è proprio in questa realtà nella quale riusciamo a riconoscere anche le tracce del nostro stesso volto, quando siamo a tu per tu con il Signore. Gesù sta facendo un discorso che è un paradigma, un modello; non bisogna credere che tutto quello che è fuori dalle realtà elencate da Gesù: fame, sete, vestire la nudità, malattia, carcere, tutte le altre non siano toccate da questa attenzione. Questo è un paradigma che identifica tutti gli ambiti delle attività dell’umano. Parlare di chi ha fame, di chi ha sete, significa allargare lo spettro dei bisogni, significa che dobbiamo esercitarci a guardare e vedere, all’interno di una categoria, con gli orizzonti allargati. L’aver fame non significa solo che si ha fame di pane, ma allargando l’orizzonte, si scopre la fame di dignità, di giustizia, di verità; si scopre la fame anche solo di una piccola parola o di un semplice sorriso.

La bellezza di questa pagina più che acuire i sensi di colpa - e un po’ questo accade - mette nel cuore il desiderio di riuscire a fare ancora di più di quello fatto sino ad ora. Dunque, i termini usati da Gesù sono vita eterna e abisso eterno; e per noi, che spesso siamo malati di spiritualismo binario - cioè il rapporto solo io e Dio - il volto, la carne del fratello povero nel senso più ampio del termine, è il discrimine davvero scioccante. Gesù, che intende coinvolgere profondamente anche dal punto di vista emotivo coloro che lo stanno ascoltando, e noi siamo tra essi, ha una grande preoccupazione: farsi capire. Il racconto è infatti lineare e schematico, con ritornelli ripetuti più volte dai protagonisti che stanno ad indicare l’indispensabilità di quello che si sta dicendo; ha un forte tasso di coinvolgimento, perché mette in guardia chi sta ascoltando da fughe spiritualistiche, da atteggiamenti non responsabili che tanto spesso non sono soltanto del mondo farisaico. I bisogni del prossimo e la loro cura o la loro non cura, sono talmente a cuore del giudice, che con pochissime variazioni sono ripetuti quattro volte. Quattro volte vengono ripetuti i bisogni a dire come questo elenco, sia l’elemento che deve catalizzare l’attenzione; come questi bisogni attesi o disattesi da parte dei discepoli (noi), stiano veramente a cuore del giudice. È interessante notare come non sia chiamato in causa il culto, è chiamata in causa la carne fragile, attesa o disattesa nel porgere aiuto ai bisogni elencati nella fame, sete, malattia, stranieri, carcerati, nudità. E l’ultima frase del testo di Daniele dice che questo regno non finirà mai perché «il suo regno non sarà mai distrutto». Non è una signoria solo di natura che ci fa dire “Credo in un solo Signore Gesù Cristo”, è piuttosto una signoria che Paolo, nel passo della sua Prima lettera ai cristiani di Corinto, collega alla Croce e alla Risurrezione di Cristo. Vi è espresso in quel venire, una chiamata universale: c’è proprio tutto il mondo, e quindi non solo coloro che hanno conosciuto il Signore, ma tutte le genti! È dunque Re che non sta difendendo niente, non ha paura dell’assedio e neanche della distruzione delle mura perché il suo regno è semplicemente il Suo Amore e questo è davvero eterno. L’amore non lo puoi distruggere, proprio non ce la fai a distruggerlo. La croce continua ad essere il luogo che convoca, che raduna, che ci dice “guarda, se ti lasci convocare dal Signore Gesù che muore così, vuol dire che davvero tu hai trovato senso e direzione nella tua vita”. Siamo sempre rimandati a questo inizio che vuol celebrare autenticamente e nella fede il nostro amore nei confronti del prossimo. È pagina che accompagna ad un bivio e chiede di scegliere, perché è pagina che ha parole che chiedono il vero discernimento del capovolgimento. Chi rimane come figura ultima, non è quella dell’uomo nella solennità e nel prestigio o della sua forza e vigore, ma la figura del più piccolo tra gli uomini e sicuramente bisognoso. Signore, aiutaci a capire che tu sei Re così; aiutaci a vivere in modo coerente con quello che ci stai dicendo, affinché possiamo trovare la forza di ripartire già da domenica prossima con un altro anno liturgico che vuole dire un’altra possibilità per il cammino di discepolato. Ci riproviamo Signore e ci riproviamo davvero e con gratitudine.


Orari celebrazioni


S.Maria Assunta
Poasco

Sabato
ore 18.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
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(streaming)

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Martedì, mercoledì e giovedì
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 Venerdì
ore 17.30: Adorazione eucaristica
 

Incarnazione
Via di Vittorio

Sabato
ore 18.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 8.30 e 10: Santa Messa

Settimanale
Lunedì, mercoledì e venerdì
ore 18.00: Santa Messa

S.Maria Ausiliatrice
Via Greppi

Sabato
ore 17.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 11: Santa Messa

Settimanale
Martedì e giovedì
ore 18.00: Santa Messa

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