I Domenica di Avvento – Anno A
Is 51,4-8; Sal 49; 2Ts 2,1-14; Mt 24,1-31

I Avv 2022È il ricominciare di un anno liturgico che si ripropone con il cammino di Avvento; è questo, un percorso che conosciamo tuttavia, è cammino, non una monotonia che si ripete e che ci fa dire: lo conosciamo già. Quando ripercorriamo lo stesso sentiero di montagna a distanza di tempo, ci appare uguale nei ricordi dei singoli passaggi, ma percorrendolo, riscopriamo sempre visioni nuove, angolature su cui non ci eravamo fermati in precedenza, effetti o giochi di luce diversi perché è sempre diverso il nostro stato d’animo con il quale affrontiamo lo stesso percorso. Solo le esperienze più forti della vita non cambiano ogni volta: il linguaggio dell'amore ad esempio è sempre identico. Con un animo disposto così, possiamo quindi decidere di rimetterci per strada, di ricominciare un itinerario che attraverserà tutto l'anno, avendo nel cuore il desiderio di ricerca vera, profonda e autentica del Signore. È infatti il desiderio che aiuta sempre ad avere il gusto del cercare e del conoscere per vivere dell'incontro e della comunione. Il cammino d'Avvento, che in sei settimane ci porterà al Natale del Signore, chiede però di essere percorso nel segno della fede, illuminati dalla parola che viene da Lui, per questo la prima tappa di Avvento ci pungola mostrandoci la parola severa che proclama la fine dei tempi; sono pagine drammatiche ma non è Parola collocata per incutere sgomento o mettere paura. Piuttosto è l'indicazione di un messaggio profondo che metta in chiaro come le cose terrene, quelle concrete, quelle che abbiamo sotto gli occhi, debbano avere una loro fine affinché sia ceduto il passo alla fedeltà di Dio. Il mondo andrà dissolvendosi, ma non Lui, il Signore; Lui è fedele alla sua promessa di rimanere in eterno. Dunque, forti di questo sguardo, guadagniamo il senso di ciò che conta di più, di ciò che è essenziale, di ciò che merita l'investimento del nostro cuore e della nostra vita. Dunque, un messaggio positivo e non triste che non mette paura, ma che invita alla fiducia e alla speranza. C’è una domanda di fondo che vorrei affidare prima di tutto a me stesso e poi anche a voi: che cosa ci manca, che attese abbiamo nel nostro cuore? Penso che il cammino d’Avvento non possa essere un percorso sereno se non abbiamo in noi questo interrogativo. Come si fa ad attendere se non si vive il desiderio? Sarebbe inevitabilmente solo uno sforzo la cui volontà può venire meno in qualsiasi momento vanificando così anche quel poco cammino fatto. Se ci manca il desiderio, se il cuore non lo polarizziamo verso qualcosa e qualcuno, se in cuor nostro abbiamo l’impressione che non ci manchi nulla, in realtà non possiamo dirci di essere in attesa. Ecco, l’Avvento da questo punto di vista è davvero un passaggio impegnativo. E se, con un salto di qualità, completiamo quella domanda con un ulteriore passo che ci fa chiedere: Dio cosa attende da me in questo Avvento, ecco che la visuale si fa più impegnativa. Lasciarci interrogare così ci fa davvero bene perché mette un’inquietudine stimolante che aiuta, incoraggia passi franchi e puntuali all’apertura di cuore. È bello considerare la singolare forma che la Parola di Dio ha di attivare e di incrementare in noi l’attesa. Lo fa primariamente con l’esortazione del profeta Isaia che davvero colpisce: «Ascoltatemi attenti». L'Avvento è periodo in cui vivere attenti: agli altri, alle parole, ai silenzi, alle domande mute, alla ricchezza di chi ci è accanto. E dentro lo scenario che prospetta il profeta, c’è la frase che delinea una certezza: «la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta». Dice il Signore: tutto verrà distrutto e nulla durerà e rimarrà, tranne la certezza della «mia salvezza». Questo è il dono definitivo aperto a tutti. L’Avvento comincia così; inizia con la volontà di Dio di radicare nel cuore di ognuno questa certezza.


Anche il testo di Paolo incoraggia un cammino di attesa; lo fa però percorrendo le paure della giovane comunità di Tessalonica, che è esattamente quello della fine: «vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente». La domanda prevalente era “quando e come”, e Paolo vede che c’è confusione, circolano notizie di ogni tipo e allora l’attenzione dell’Apostolo è quella di dire che non è il quando e il come, ma, proprio perché la certezza è che Gesù farà ritorno, la vita di ognuno deve essere vissuta bene nell’attesa del Signore, amando il suo Vangelo, seminandolo nel cuore e condividendolo con gli altri, facendolo germogliare affinché regali i suoi colori di vita e di grazia. È un richiamo anche a noi: ci dice che per fare bene l’Avvento, occorre avere lo sguardo fisso sul Signore. Le notizie che ci raggiungono sono e rimarranno tantissime e a volte non sono neanche da disprezzare perché dicono l’attesa o un dolore, una speranza, una gioia, un futuro; importante però è non vivere come gente persa che si concede a tutto e a tutti perché, ci dice l’Apostolo: «Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza». Basta la coscienza di essere stati chiamati per nome e di essere stati scelti singolarmente per mettere nel cuore il desiderio di comunione con Lui. Davvero la Parola del Signore ha un modo singolare di condurci; sembra proprio dirci: appassionati per una cosa così; appassionati per l’infinità di persone chiamate a camminare verso una città così, una città di luce, di grazia di dono. Dobbiamo anche noi sentirci chiamati a fa parte di questa moltitudine così. Qualunque sia la nostra vocazione, la nostra situazione, la nostra età, la nostra storia, queste sono parole che ci fanno bene e ci accomunano come popolo in cammino. La pagina del Vangelo è pagina impegnativa. Non vuole essere una descrizione di forme, di tempi e di modi con cui si va verso la fine, ma dire: guarda che la fine è il ritorno del Signore. Sono parole forti che vogliono renderci solidali con ciò che sta accadendo nel nostro mondo che vede l’accadere di conflitti, disastri naturali, malattie e sofferenze. Come cristiani figli dello stesso Padre, non possiamo rimanere insensibili. La nostra preghiera e le nostre azioni sono manifestazioni che dicono come non dobbiamo essere fatalisti o disincantati. Le prove della vita sono davvero dei passaggi, se le superiamo con il sostegno del Signore e dei fratelli, ne usciamo più forti. Allora tutto ciò che il Signore dice, assume valore e sprona il nostro desiderio, le nostre capacità, le nostre risorse di cuore e di intelligenza, ad andare verso il Signore, orientare i passi verso di Lui. Notiamo come questo discorso, che Gesù tiene sul Monte degli Ulivi, sia discorso che preannunzia la sua Pasqua. Penso che sole, luna, stelle e potenze dei cieli siano tutti segni che si ritirano quando viene Colui che da quegli stessi segni è annunciato; lasciano il posto ad un nuovo e potente “segno”: la Pasqua del «Figlio dell’uomo» con la sua croce e la sua gloriosa risurrezione. Sono parole che preannunziano la capacità di conversione: «si batteranno il petto tutte le tribù della terra»; preannunziano come l’umanità tutta, riconosca e confessi la propria lontananza dal Signore, ma anche il proprio pentimento e il bisogno di essere salvata. Il Figlio dell’uomo non viene a giudicare, a condannare, ma a radunarci e a condurre all’unità i popoli. In vista del Natale – l’Incarnazione del Figlio di Dio – la visione del Vangelo che dice: «le stelle cadranno dal cielo», fa pensare non tanto alla catastrofe, quanto al precipitarsi di Dio sull’uomo come cielo che bagna la terra arida figura di una umanità sterile. Dio si immerge, s’impasta nella carne dell’uomo, la Misericordia attraversa la miseria, il perdono cancella il peccato. «Ascoltatemi attenti, o mio popolo», solo così l’uomo potrà avere Dio in sé.


Orari celebrazioni


S.Maria Assunta
Poasco

Sabato
ore 18.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 10.30: Santa Messa
(streaming)

Settimanale
Lunedì
ore 18.00: Liturgia della parola

Martedì, mercoledì e giovedì
ore 18.00: Santa Maessa
 Venerdì
ore 17.30: Adorazione eucaristica
 

Incarnazione
Via di Vittorio

Sabato
ore 18.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 8.30 e 10: Santa Messa

Settimanale
Lunedì, mercoledì e venerdì
ore 18.00: Santa Messa

S.Maria Ausiliatrice
Via Greppi

Sabato
ore 17.00: Santa Messa Vigiliare
Domenica
ore 11: Santa Messa

Settimanale
Martedì e giovedì
ore 18.00: Santa Messa

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