V Domenica di Avvento – Anno A
Mi 5,1; Ml 3,1-5a.6-7b; Sal 145; Gal 3,23-28; Gv 1,6-8.15-18
È dominante quella voce, quella presenza, quell’annuncio che ha visto in Giovanni Battista un interprete eccezionale ed incisivo, e tuttavia solo apparentemente il Precursore sta al centro. Proprio perché è Precursore, il centro è e deve essere l’Annunciato che deve venire. Il ruolo di Precursore, infatti, è ben sottolineato dal testo del Vangelo che dice come non sia lui la luce, ma lui è colui che annuncia la presenza e la venuta del Messia. Dando voce a colui che prepara e che annuncia, il testo del profeta Malachia ci consegna un vero e proprio invito, quasi un grido che non è di disperazione, ma un annuncio forte dell’imminenza di un dono grande, di un momento carico di senso. In verità gli inviti da accogliere sono due: accogliere il messaggero che prepara la via davanti al Signore, e accogliere l’Annunciato per ospitarlo facendo proprio il suo invito ultimo: «tornate a me e io tornerò a voi». Siamo dunque indirizzati su Giovanni Battista come il “precursore”, e su Gesù il “Cristo” «le [cui] sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti» (Mi 5,1). È però bene non leggere questi inviti solo a posteriori avendo già ben presente come la storia della salvezza si è dipanata; la loro vicenda diventa “paradigma”, cornice di riferimento, solo se impariamo a leggerli “dall’inizio”, facendo nostri i dubbi, le scelte e le novità che hanno segnato il vivere dei «figli di Giacobbe». Quel tornare che l’invito del Signore esprime, è il tornare tipico di chi sa dove è la casa e per questo, diventa un tornare che permette di accogliere il Signore che vuole percorre la nostra stessa strada in modo inverso alla nostra. Il Signore sorprende tutti perché il suo movimento permetterà di essere il Dio con noi: «entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3,1). Qui davvero si aggancia bene la pagina del Prologo del Vangelo secondo Giovanni, il testo forse più intenso e più profondo che la comunità cristiana degli inizi lascia a tutti coloro che verranno dopo di loro. È Vangelo privato della sua parte centrale che udremo la notte di Natale e che avrà come icona il porre la sua dimora tra noi del Signore Gesù. L’annuncio: «Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni», è come un improvviso tornante della storia che apre al dono totalmente inaspettato e che mai si sarebbe potuto pretendere. È ingresso del Precursore, colui che annuncia la salvezza imminente nella persona di Gesù: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». L’amore di Dio per le sue creature si mostra. È pagina dalle espressioni misuratissime, non c’è nulla di enfatico, c’è quasi ridotto all’osso qualcosa che però varca l’intimo di ognuno perché fa avvertire, come la densità della storia in cui tutti sono immersi, è visitata e abitata da Dio. Giovanni Battista «Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce» precisa subito il testo; la luce vera sarebbe stato un Altro. È quindi parola solenne che scuote e dice a tutti “guarda che qualcosa sta per accadere ed è qualcosa di grande”. Noi andiamo verso un affrettare di tante cose avvertendo come il Natale sia più vicino e questo è molto bello perché il Natale ha la forma del preparare, dell’augurio, del dono, della visita, dell’incontro che sono momenti cari e intensi, ma non è questo che oggi la liturgia ci vuole ricordare. Il processo di avvicinamento al Natale è un processo inverso: è invito a concentrarci su ciò che conta, su ciò che davvero è decisivo e centrale per tutti. Siamo invitati a non perdere il senso delle gerarchie più vere, delle priorità più grandi che solo gli occhi della fede sanno guardare: Colui che la nostra storia ha scelto di abitarla e di abitarla nella forma totalmente solidale, sta per venire, e metterà la propria tenda accanto alle infinite tende degli uomini. È il fascino di questa quinta domenica di Avvento che ci mostra tutta l’importanza del dono che sta avvicinandosi.
Oggi è la domenica in cui Giovanni Battista guarda anche noi e ci guarda con il suo volto luminoso. Egli vede in noi coloro che vengono a cercare la luce e ci ripete ancora quello che aveva detto a coloro che andavano a cercarlo: "È in mezzo a voi!"; Dio in mezzo a noi è la notizia vera, alta e luminosa nel guazzabuglio di notizie nere che ci travolgono per questo il cristiano è colui che non dimentica questa affermazione, non spegne la luce che lo Spirito consegna. La strada che tracciamo dice la nostra umanità ed è strada che chiede di aprire gli occhi e il cuore per vedere e accogliere la novità sempre nuova e rigeneratrice della persona di Cristo. Dal giorno in cui Giovanni Battista esultò di gioia nel grembo di Elisabetta per la visita di Maria che celava nel suo grembo il Figlio di Dio, Giovanni è abitato da questa gioia che nessuno può togliergli. E anche quando è rinchiuso nella prigione di Macheronte attraversato dal dubbio in quella notte dello Spirito, colui che Gesù stesso ha designato come "il più grande dei figli degli uomini", non ha permesso che si asciugasse in lui la piccola fiamma della gioia e della speranza che gli ha dato forza per diminuire. E il testo breve dell’Epistola ci mostra il ragionare profondo e intenso di Paolo sul tema di questa domenica visitato e detto in modo bello e convincente. È chiamato messaggero dal profeta, uomo mandato da Dio il Vangelo, Paolo lo chiama pedagogo, colui che ti prende per mano e ti accompagna; cammina con te e quando arrivi ti lascia perché lui ha solo il compito di condurti, e per dire questo, Paolo usa l’immagine della legge. Prima la legge antica di Mosè ha condotto passo dopo passo il popolo di Israele, ma adesso che è venuto il Signore Gesù, la legge ha terminato il compito del condurre: è il momento di accogliere il Signore Gesù. C’è una espressione bellissima nel testo di Paolo che dice «Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo»; Cristo diventa l’abito e noi ci conosciamo qui. Paolo sembra proprio dirci: io ti ho condotto qua adesso inizia la tua avventura, l’avventura di uno che sceglie di diventare discepolo del Signore perché si riveste di Cristo. Solo così: «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» e l’antico desiderio che abita il cuore dell’uomo, quello di vedere il Padre, viene soddisfatto perché il Padre si vede nel Figlio, e il Figlio nell’uomo, nel fratello. Un’immagine forte, ma estremamente significativa e bella che pone nel cuore il desiderio di un’attesa grande; «figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù», dice qualcosa che scuote, evoca e invita ad un incontro che sia il più possibile vissuto, amato e cercato. E affinché possiamo avere un cuore nuovo e concorde come si pregherà sui doni nell’Eucaristia di domenica prossima, il nostro cuore deve smettere di vivere in modo tortuoso e rinunciatario, ma fidarci di colui che ci indica la Vita vera, perché è: dalla sua pienezza che noi tutti riceviamo continuamente grazia su grazia (cfr Gv 1,16). La ragione razionale dell’uomo è davvero esperta nell'arte di soffocare oscurando e nascondendo l'evidenza della vera Luce, Giovanni è venuto per questo, è venuto: «per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Gv 1,7).
