Battesimo di Gesù - Anno A
Is 55,4-7; sal 28; Ef 2,13-22; Mt 3,13-17

Bat2023Chi è Colui che nel silenzio di Nazaret cresce fino a presentarsi al fiume Giordano al cospetto di Giovanni Battista? Questa è la domanda che guida la riflessione di questa domenica del battesimo di Gesù che conclude il periodo natalizio. La luce e la grazia del Natale ci vogliono accompagnare oltre l’avvenimento raccontato della nascita di Gesù e delle vicende della vita di questo piccolo bimbo e della sua famiglia. Ed è un accompagnarci che vuole far scoprire la dimensione vera del dono di Gesù che si è fatto uomo come noi, vivendo come noi e in mezzo a noi sino ad andare al fiume Giordano da Giovanni Battista. Il Vangelo, infatti, lo colloca in fila con i peccatori, solidale con loro fino in fondo, a tu per tu, gomito a gomito con la loro fragilità di povera gente che chiede il battesimo di penitenza. Comincia lì la vita pubblica di Gesù, e comincia nelle profondità della terra sulle rive di un fiume che poi scenderà progressivamente ai 400 metri sotto il livello del mare. Comincia nel posto più basso delle nostre solitudini, delle nostre oscurità: Lui è venuto a raggiungerci lì. Questa è la solidarietà a tutto tondo verso di noi del Padre nel suo Figlio Gesù che ci raggiunge fin lì; questo è l’avvicinarsi di Colui che vuole riscattare la nostra vita non pesando la nostra colpa. I nostri isolamenti sono visitati da Lui; il gesto del battesimo di Gesù al Giordano, ha in sé questo significato e questo simbolo; qui avvertiamo che quel «Figlio mio, l’amato» nel quale «ho posto il mio compiacimento», è veramente l’Emmanuele, il Dio con noi, che il Padre nella sua infinità bontà, ci ha messo davvero nel cuore. E la vicenda cristiana nasce da qua, da questa riflessione e consapevolezza di vita nuova che è andata via via crescendo lungo la storia e Paolo nella sua Lettera agli Efesini, ha questo sentire nuovo. Il venire di Gesù nella storia ha permesso una vita nuova che ci chiama ad essere «non più stranieri né ospiti», ma «concittadini dei santi e familiari di Dio». Un riconoscere che proprio per quel Dono fattosi carne, siamo diventati di casa perché edificati sul fondamento di Cristo quale dono potente che ha preso carne nel grembo di Maria. C’è un avvicinamento smisurato di Dio nel farsi uno di noi, che permette di riscoprire la fraternità quale vincolo più vero che unisce nei rapporti gli uni con gli altri. E questo ha valore anche per noi che «un tempo eravamo lontani» e solo «grazie al sangue di Cristo» non siamo più divisi e dispersi, ma in comunione con Lui. Il battesimo di Gesù ha in filigrana l’annuncio di un altro Battesimo quello nel sangue della croce, che porterà alla riconciliazione, alla solidarietà nella carità, che farà saltare tutte le terminologie più frequenti: lontani e vicini, stranieri e concittadini, giudei e greci, schiavi e liberi. C’è una tale identità nella comunione vera con il Signore, che si riesce a superare largamente ogni differenza. Esse certamente rimangono perché sono parte della nostra storia di creature finite, ma davvero a tutti viene data la possibilità di ricomporsi dentro una fraternità profonda e vera portata dal Natale di Gesù Cristo. Nel Battesimo di Gesù, vi è una sollecitazione ad un cammino che prenda un nuovo avvio, proprio perché questo dono, Dio Padre l'ha pensato per noi, e a tutti è dato di ritrovare una ragione di speranza ancora più profonda che metta nella condizione di dire il proprio sì.

Già il profeta Isaia ce lo aveva anticipato parlando al suo popolo che viveva la fase drammatica della deportazione e dell’esilio che ha prodotto solitudine e fatto perdere tutti i riferimenti della propria identità di popolo e di nazione. Un periodo drammatico che davvero ha il potere di far spegnere la speranza ed estinguere l’esperienza di Israele, ma la promessa di Dio che tocca questa profonda desolazione, è assolutamente sorprendente. Il profeta racconta di un ritorno di un popolo al quale far ritrovare la patria avvertita come la propria casa; e tuttavia, il testo non si ferma lì, va infinitamente più in là. «Accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano». È parola che sembra avere il sapore del miraggio, ma Dio non consegna illusioni, affida promesse e le conduce a compimento, per cui davvero per mezzo del Battesimo di Gesù, chi è straniero si sentirà chiamato, chi ritiene di essere un lontano si ritroverà ad essere come uno vicino e aspettato. Il Natale ci ha dato questo nella forma ancora più bella, e ancor più definitiva di quanto abbiamo udito ora da questa splendida pagina del profeta Isaia. La speranza rinnovata apre ad un orizzonte di futuro e di senso non pensabile quando le situazioni di difficoltà chiudono ogni attesa. Per questo che il testo di Isaia ci sta davvero bene in questa festa del Battesimo di Gesù che conclude il tempo del Natale, perché quel bimbo nato a Betlemme non è per un popolo solo, ma è per tutti. Il cammino dei Magi ha voluto significare questo; essi sono stranieri che intraprendono un lungo viaggio impegnativo, perché quella stella produce il fascino di una chiamata a superare qualsiasi confine geografico, ed anche confini e separazioni etniche e culturali. Oggi non ci sentiamo «più stranieri né ospiti», ma ci sentiamo a casa e questo ha uno splendore e una ricchezza davvero grande. Qui tocchiamo veramente con mano che cosa vuole dire il dono del Signore Gesù che si è messo in fila al fiume Giordano per tutti.

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