Domenica all’inizio della Quaresima – Anno A
Is 58, 4b-12b; Sal 102(103); 2Cor 5, 18—6,2; Mt 4,1-11

PrimaQua2023"Convertitevi e credete al Vangelo" è invito che, la dolcezza, la forza, la tenacia, la speranza di una madre qual è la Chiesa, fa ai suoi figli che si preparano a percorrere la grande stagione liturgica della Quaresima. La conversione è conseguenza diretta di un incontro bello e dalla preghiera che ne deriva; Nathan André Chouraqui scrittore francese, ebreo di origine algerina, confessava di stare davanti alla Bibbia come davanti alla propria sposa. La preghiera quindi, vista come momento di ascolto e di dialogo con Colui che ti viene incontro e nei Vangeli della Quaresima troveremo come Gesù sa farsi incontro a volti ben precisi. I Padri del deserto (gli eremiti), sperimentavano che la preghiera e il silenzio erano i capisaldi e portatori di tantissimi doni per la propria esistenza. Oggi il silenzio è ancora più necessario visto il vigoroso rumore di fondo che ci circonda, perché chiama a custodire la propria vita quotidiana. Proprio perché Dio non si presenta in grandi segni roboanti (cfr 1Re 19), occorre avere spazi di silenzio per riuscire a comprendere come Egli ci venga incontro là dove siamo, nella semplicità della nostra vita. Lo può fare al lavoro e a casa; per Lui la notte insonne vale il giorno laborioso e se lo accogliamo così, comincerà a cambiare anche la nostra vita. Allora, un primo significato del tempo quaresimale sta proprio nell’andare nel deserto con Gesù per stare con Lui. Se questo tempo che ci è dato non ha momenti come questi, sarà solo tempo che riusciamo a sprecare. Ma oggi Gesù nel Vangelo ci chiede un ulteriore passo, ci chiede di capire la fragilità della nostra identità di figli di Dio. Lui, che si è fatto uomo assumendo la nostra condizione, non vive solo l'esperienza della prova nella tentazione, ma, ci ricorda che anche noi condividiamo la condizione di figlio che il Battesimo ci dona. Ciò che Gesù sperimenta nel deserto, ossia la tentazione di rompere il suo rapporto con il Padre ad opera di Satana, è sempre vera per tutti. Entriamo dunque in questo passo del vangelo che Matteo ci propone. È episodio della vita di Gesù che viene narrato immediatamente dopo il suo battesimo nel Giordano in cui la Voce dal cielo dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17). Egli, che è appena stato identificato apertamente come Figlio di Dio dal Padre suo, ancor prima di iniziare il suo lungo cammino verso Gerusalemme, è «condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo». Ancor prima di iniziare la sua vita pubblica fatta di incontri e di predicazione, Egli si trova a dover affrontare la prima vera prova di uomo e Figlio; sono tentazioni che chiedono di verificare la propria identità di Figlio amato totalmente in relazione con il Padre e la volontà di portare avanti la sua missione di inviato del Padre. La sua relazione con il Padre così densa di mistero e di libertà ci supera infinitamente, ma allo stesso tempo ci somiglia, perché rimanda al nostro legame di creature e figli in relazione al Padre. Impensabile, difficile da capire, ma non può essere altrimenti perché questo è il senso profondo di tutto il Vangelo. Il Battesimo dona anche a noi la dignità di "figli dello stesso Padre"; le nostre storie di vita, anche le più tormentate o tumultuose, indipendentemente dalle nostre differenze culturali condividono in Cristo questa fraternità. Il demonio usa le stesse parole della Bibbia per tentare Gesù; rende affascinante qualunque cosa pur di riuscire nell’impresa di staccare il Figlio dal Padre e far fallire la sua missione di inviato del Padre come Uomo tra gli uomini. Il demonio sa proporsi bene, conosce la Bibbia anche meglio dei figli di Dio, ma di essa si serve per tentare Gesù e non per entrare nella relazione con Dio.

Le proposte di Satana sono tentazioni sempre presenti nella nostra vita emotiva e relazionale; le possiamo sperimentare in famiglia, al lavoro, nella comunità e nella stessa Chiesa. Allora è bello iniziare la nostra Quaresima ponendoci la domanda di fondo: come mantenere il legame, la relazione con il Padre che è il Dio della vita? In altre parole: come rimanere figlio di Colui che "respira il respiro della vita"? La risposta renderà la nostra vita un percorso di umanizzazione per noi, ma soprattutto per chi incontriamo. È bello ascoltare come per tre volte Gesù dice no a Satana che voleva condurlo sulla via della rottura, dicendo: «Sta scritto». Non è tanto la seduzione di cibi facili, o l’illusione accattivante del potere che portano alla vita, ma è la Parola, l’amore di Dio. Dicendo «Sta scritto», per tre volte Gesù riafferma con forza la sua dedizione al Padre anche se ha ben presente il cammino che dovrà affrontare. Tra Lui e il Padre è presente il legame indissolubile d'Amore da cui Satana rimane escluso; ma quell'amore che lo Spirito Santo cementa e rende indistruttibile, è riversato sugli uomini in Gesù così che, tutti possano mantenere il proprio rapporto con Dio Padre resistendo al tumulto e alle tempeste che la vita nella storia presenta. Abbandonandosi così al Padre, Gesù renderà Satana perdente che «si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato» (cfr Lc 4,13). Se ne andrà condannato per inidoneità alla relazione con Dio che è vita. Il percorso di umanizzazione di Gesù risiede proprio nel vincolo dell’Amore che è verità: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Non possono essere i fatti della vita e la sostanza del successo che da essi deriva, a poter dirci che siamo uomini di fede o meno. Gesù ci chiede di ricordare che la nostra forza è nella Parola che Dio ci ha dato; ci chiede di fidarci della sua Parola perché è la Parola stessa che ci mette nelle condizioni di superare la prova quando questa ci assale. Gesù ci prende per mano per assicurarci la vittoria sul male che il soccombere alle tentazioni inevitabilmente porta con sé e lo fa perché siamo con Lui, figli dello stesso Padre. Paolo, assicurando che il momento favorevole della salvezza è adesso, sembra proprio prestare voce a Dio: «vi scongiuro, lasciatevi riconciliare con Dio»; lo dice quasi come supplica sottolineando l’urgenza di questo porsi. Viene allo scoperto per quello che è e per quello che ha dentro, per quello che porta nel proprio cuore. Vi supplico; come a dire non indugiate, non rimandate a dopo, questo è il tempo favorevole, questo è il tempo della salvezza. Ecco, comincia così il nostro cammino che va incontro alla Pasqua. Nei momenti più indicibili delle nostre difficoltà che sono un po’ i nostri deserti personali, o in mezzo ai nostri dubbi e alle nostre infedeltà, il Vangelo ci riporta alla forza di un legame che non sarà mai distrutto e che ci permette di rialzarci e di essere combattivi affinché anche noi possiamo sentirci liberi di denunciare le falsità. Proprio come Gesù non era solo nel deserto perché lo Spirito era con Lui, così anche noi non siamo soli nella nostra vita quotidiana. Il tempo di Quaresima viene a dircelo di nuovo perché è tempo che chiama a maggiore libertà e a maggiore verità. È il tempo favorevole ci dice Paolo; è il tempo che deve rafforzare la nostra gioia profonda, perché sappiamo che in Gesù Cristo, anche noi possiamo essere vittoriosi su ogni disegno deviante e divisivo di Satana. Che questo sia cammino fatto non soltanto per abbellire la facciata con gesti esteriori di religiosità e di culto, ma sia cammino che tocchi profondamente il nostro cuore. Signore continua ad accompagnarlo giorno dopo giorno, e aiutaci a tenere fisso lo sguardo su di Te.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy