Pasqua
At 1, 1-8; Sal 118 (117); 1Cor 15, 3-10°; Gv 20, 11-18

Che mistero grande stiamo celebrando in questa giorno! L’annuncio unico e sorprendente che avviene in questo giorno, lancia alla storia degli uomini di ogni tempo l’occasione per cambiare il loro percorso, per dare senso contenuto e forza alla loro stessa vita. Ma Pasqua non è una festa facile, non è qualcosa che immediatamente la si percepisce. Il Natale per sé è più semplice: si festeggia la nascita di un Bambino, e tutti noi con la nostra memoria riusciamo a rivivere l’evento che è evento umano. Ma oggi, giorno di Pasqua, è una festa difficile perché essa non ha evidenze, non ci sono cronache di eventi avvenuti sui quali impiegare la nostra memoria; eppure questa è la “Festa”per eccellenza, poiché senza la Resurrezione «vana sarebbe la nostra fede» (1 Cor 15,14).

Ma dire che Gesù è risorto, a noi, cristiani del ventunesimo secolo, emoziona ancora? Siamo così presi fino a non riuscire più a parlare? Questa è la vera questione che tocca i nostri cuori, che tocca la nostra vita. Perché questo annuncio non è un annuncio passato, ma è un annuncio molto attuale che può illuminare anche la nostra decadenza dovuta al fatto di aver messo fuori dalla porta del nostro cuore Gesù Cristo, per affidarci di più a tante altre cose terrene.

Allora, cosa significa fare Pasqua? Perché se ci pensiamo bene è vero che tutto è affermato: la morte di Gesù in croce; tutto sembra scontato: il sepolcro; tutto quindi ha a che fare con l’abitudine, appunto, come è successo a Maria di Magdala. Questa donna che va al sepolcro nella ripetitività dei gesti e delle emozioni. Forse è un po’ come il nostro essere, il nostro modo di porci che non cambia anche dopo i fatti della Pasqua. Ripercorriamo sempre le nostre strade con il rischio di non accogliere la vera novità. È il buio che descrive Giovanni nei versetti che immediatamente precedono il Vangelo odierno; è il buio della morte, il buio del dubbio, il buio di una esperienza finita, il buio di una missione fallimentare. Già, non è una festa facile la Pasqua. Il dramma umano è continuare a vivere con la morte nel cuore, come Maria di Magdala; è vivere senza speranza, è vivere senza futuro, è vivere senza apertura di senso, è vivere senza amore, è vivere senza perdono e senza gratuità e soprattutto senza quella straordinaria Parola che rende possibile qualsiasi miracolo anche nei momenti di tempesta. È difficile “fare” Pasqua quando si è ancora fermi al Venerdì santo.
Tuttavia oggi, anche noi siamo invitati ad andare a quel sepolcro, ma siamo invitati ad andare con animo diverso, perché da quel sepolcro che non puzza di morte ma profuma di vita nuova che non ha più fine, è sorto il Sole ultimo che fa nuove tutte le cose. Per questo che a Pasqua si cambia passo e il passo diventa diverso brioso, dinamico. Se ci lasciamo incontrare dal Risorto, abbiamo davvero una visione sulla vita completamente altra, perché non ci lasciamo più consumare dall’ossessione di un tempo che logora e distrugge.  
Il Risorto apre a speranze inaudite perché la morte è stata vinta da Cristo, e in Cristo, anch’io sono vivo e avrò la forza di vincere la paura che attanaglia, la mancanza di speranza che ci uccide, la incapacità di trovare un senso alla nostra vita. Lasciamoci illuminare da questo mistero che oggi celebriamo, permettiamo a Cristo risorto di illuminare la nostra vita, la nostra situazione.
Poniamo la nostra vita nelle mani del Signore, e testimoniamo a tutti la nostra gioia, la nostra speranza. Chiediamo al Signore; chiediamolo con tutto noi stessi, che la fede nella risurrezione possa davvero riempire di gioia la nostra vita anche se ci troviamo nella sofferenza, perché Gesù Cristo è il Dio della vita; è vero, conosce il soffrire, conosce il morire, ma non lascia parola alla morte.
Allora, Buona Pasqua a chi pensa che la religione sia solo un dare a Dio qualcosa, mentre il Signore Gesù, il Risorto, ci chiede anzitutto di lasciarci amare da Lui senza riserve, come anche ci chiede di amare senza riserve i nostri fratelli. Buona Pasqua a tutti. A noi che oggi siamo qui; ai nostri ammalati che fisicamente sono a casa o in un letto di ospedale, ma hanno il loro cuore qui con noi. Buona Pasqua anche a coloro che non vogliono sentire questo potente annuncio. Possa davvero diventare per noi preghiera quotidiana, la richiesta di essere sempre abitati dallo stupore, dalla gioia che traspare dal mattino di Pasqua, e che almeno un poco di questo stupore, di questa gioia passi, attraversando i nostri occhi, nel cuore di chi ci sta vicino, allora la Pasqua non sarà più una festa difficile. Buona Pasqua!

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