SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
At 2,1-11; sal 103/104; 1 Cor 12,1-11; Gv 14,15-20
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti»; è l’amore la condizione che prepara il dono dello Spirito che ci parlerà del Signore Gesù e che terrà vivo in noi tutto ciò che Lui ha detto, la memoria di ciò che ha fatto e ci guiderà alla verità tutta intera. L’amare Dio e l’amarsi gli uni gli altri, cioè essere uomini e donne di comunione, consente di avvicinarci alla persona di Gesù Cristo nonostante le fragilità della nostra storia e della nostra vita. Lo Spirito Santo è Dono che tiene viva la Parola del Signore Gesù come un fuoco che arde. Se dovessi consegnare una immagine direi che Pentecoste è il giorno del passaggio del testimone. Il Signore Gesù si è congedato da noi, ma consegna ai suoi discepoli un mondo da Lui rinnovato; la loro responsabilità è manifestare a tutti la chiamata ad essere figli ed eredi di quella consegna avvenuta. È questo che ci dice la pagina di Atti che si apre con uno stupendo dato cronologico: «Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste». Non sappiamo se quel “stava compiendosi il giorno”, alluda alla sera della vigilia quando all’apparire della prima stella comincia il nuovo giorno, o se accenni alla sera del giorno stesso di Pentecoste festa del dono della Torah, la Legge tanto cara che rimanda all’Esodo, o ancora il primissimo mattino quando la luce ancora non aveva invaso quella stanza. Il dire: «Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste», ha il significato di preparare ciò che verrà dopo come centro stesso dell’attenzione di tutti. Accadde un evento senza precedenti: fiamme di fuoco si posano su ciascuno dei discepoli in preghiera precedute da un forte rumore. Questi due elementi, le fiamme di fuoco e il grande rumore, richiamano sia l'esperienza del roveto ardente vissuto da Mosè, ma anche il dono della Legge di Dio a Mosè. Ricordando questi eventi, Luca vuole certamente sottolineare che nel giorno di Pentecoste i discepoli hanno la loro esperienza del roveto ardente, e nel cuore stesso di questa esperienza, sono introdotti nella nuova alleanza. Non viene più chiesto loro di togliersi i sandali, perché il dialogo con il fuoco divorante avviene dentro di loro. Non sono loro che calpestano un luogo sacro, ma essi stessi diventano un luogo sacro mediante il fuoco purificatore dello Spirito. Il nuovo patto è ora iscritto nei loro cuori. Così si compie in loro la profezia di Geremia: «Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo» (Ger 31,33). Questa nuova legge, quella dell'amore, può essere compresa solo nel dono dello Spirito. Ci dice il testo di Atti che nel dono dello Spirito, i confini sono caduti, i muri eretti sono sgretolati. Ognuno ascolta l'altro nella propria lingua. Le barriere culturali lasciano il posto alla ricchezza delle differenze. L'unico Spirito diventa il principio unificante della moltitudine. Ormai iscritto nel cuore di ogni essere umano, lo Spirito si apre ad una nuova fraternità così che l'uno non è più estraneo all'altro. Attraverso il vincolo dello Spirito, qualcosa dell'altro ci viene comunicato e anche l'altro riceve qualcosa da noi. È davvero ammirevole questo mistero di comunicazione delle ricchezze spirituali e umane, mistero della bellezza delle differenze, mistero della comunione delle differenze. Lo Spirito Santo è mandato a tutti, è mandato a noi, è mandato in ciascuna delle nostre case che formano la nostra comunità, è mandato ai poveri con cui camminiamo, è mandato alla gente che soffre come è stato inviato quella sera al Cenacolo sugli stessi Apostoli e Maria. Pagina che ci supera da tutte le parti, ma che ci fa sentire più vera la realtà della Pentecoste. In un momento in cui riusciamo solo ad ingarbugliare i linguaggi e il modo di parlare a tal punto da non capirci più gli uni con gli altri, la Pentecoste ci regala il movimento contrario.
Allora la Pentecoste continua ad essere dono e grazia con cui il Signore accompagna il cammino della sua chiesa e Paolo, che sta scrivendo alla comunità di Corinto, lo dice. La comunità di Corinto è turbolenta, è difficile, è piena di vita e di vitalità ma anche piena di difficoltà, di contrasti, di disunioni. Proprio in una situazione così impegnativa e difficile Paolo dice che cosa è la Chiesa di Gesù. Sono i momenti in cui Paolo elabora quella che poi sarà la sua caratteristica: la dottrina della Chiesa come Corpo vivo del Signore e luogo di ricchezza dei tanti doni che lo Spirito elargisce. Doni che assegnano a ciascuno un compito che non è sovrapponibile a quello dell’altro e né può essere supplito da quello di un altro. Deve essere apporto di ciascuno proprio perché è un corpo vivo, un corpo che respira e che si dilata al Vangelo di Cristo. Il momento sorgivo delle prime comunità cristiane probabilmente era caratterizzato da una situazione di grazia e di creatività particolarmente vivace, ma Paolo invita a considerare come lo Spirito non abbia agito soltanto per le comunità nascenti; anche a noi lo Spirito elargisce doni e carismi differenti anche se non li avvertiamo a causa del nostro affaticamento. La vita stessa di Dio continua a smuovere la nostra storia e dare significato ai nostri giorni. La Pentecoste, dunque, è l’assoluta certezza che si apre un tempo nuovo di consegna. «Non vi lascerò orfani» ci ha detto Gesù; allora è bello poter capire quale sia il dono con il quale il Signore Gesù mediante il suo Spirito continua a presentarsi a noi affinché anche noi lo possiamo mettere in comune nella nostra casa, nella nostra famiglia, nella nostra comunità. La riflessione dell’Apostolo è davvero molto più ricca e teologicamente più profonda di quanto accennato, ma lo sfondo è questo. Anche in contesti poveri, anche in contesti sguarniti se ci si mette in gioco con la ricchezza dei doni ricevuti dal Signore, la vita cresce, qualcosa germina, qualche situazione diventa più vivibile e più bella. Infatti, assistiamo a come non siano tanto le condizioni esterne che rendendo possibile l'uscita e il discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste, ma sia stato ciò che lo Spirito Santo ha fatto nel cuore dell'Apostolo. Lì ha reso possibile l'impossibile, lì è maturata la decisione di passare dalla reclusione all'apertura, dalla paura alla speranza. Dunque, Pentecoste è consegna che chiede di aprire il nostro cuore al desiderio forte di essere con il Signore quale “Dolce ospite dell’anima”, Dono immenso che ci proietta nello stupore di riconoscersi a casa. «Tu a me vicino più di me stessa, più intimo dell’intimo mio. Eppur nessun ti tocca o ti comprende e d’ogni nome infrangi le catene. Spirito Santo, eterno amore» (Edith Stein); Vieni, Spirito Santo!
