SS. TRINITÀ – ANNO A
Es 3, 1-15; Sal 67 (68); Rm 8, 14-17; Gv 16, 12-15
«La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi», scrive Paolo alla fine della sua seconda lettera ai Corinti (2Cor 13, 13); è frase che annuncia tutto il piano di Dio: la proposta all'umanità intera di entrare nella sua intimità, nella casa dell'amore trinitario. "Grazia", "amore", "comunione" si fondono in un’unica entità d’amore e costituiscono la Trinità; il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo sono la casa dell’amore quello vero, quello definitivo. Per parlare della Trinità Paolo si serve di una benedizione che ci fa conoscere Dio attraverso la vicenda, gli eventi, la memoria del Figlio Gesù che ha vissuto accanto all’uomo. Noi conosciamo il nome di Dio soprattutto attraverso la memoria del Figlio che ci ha presentati il Padre e lo Spirito Santo. Oggi siamo chiamati a contemplare il mistero di Dio trinitario; oggi l’Amore senza confini che è Dio, ci vuole svelare il suo nome. Il testo di Esodo mostra come Dio stesso risponda alla domanda di Mosè. Non risponde a Mosè dicendo semplicemente il proprio nome come si usa fare nelle presentazioni, dice: «Io sono colui che sono». Da una parte conserva tutto il mistero di Dio come se non si volesse manifestare, ma poi si svela attraverso il racconto di ciò che Lui prova accogliendo il grido del suo popolo schiavo in Egitto: «Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa». Dunque, più che il nome è importante per Lui dirci ciò che prova per tutte le sue creature, ciò che ha in mente di fare per soccorrere chi si trova nel dramma della schiavitù, di ogni schiavitù. Il mio nome sembra dirci Dio, è la mia storia con voi ed è un nome bello, è un nome grande perché la storia di vicinanza, di liberazione, è storia di incontro e di comunione. C’è davvero e in modo trasparente il desiderio di Dio di vivere la vicinanza e la comunione con Mosè e tutto il popolo. Se Dio fa così e si comporta così con l’umanità, non può che avere un nome grande, un nome indimenticabile che apre allo spazio alla confidenza. Non più un Dio misterioso, dunque, ma il Dio di Israele, salvatore (cfr Is. 45) che vuole incontrare per farsi conoscere. È proprio a tal riguardo che Paolo evoca la guida dello Spirito Santo: «non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Così il nome si fa meno oscuro; Abbà è nome che apre naturalmente lo spazio della confidenza e della famigliarità perché è nome che si usa in famiglia, è nome che dice casa, dice affetto. Nella forza dello Spirito noi possiamo chiamare Dio con il nome di Padre. Solo a Colui che è Abbà possiamo affidare nomi, volti, situazioni, dolori, attese, trepidazioni speranze. Quante volte ognuno di noi avrà pregato così, quante volte avremo parlato così a Dio, quante volte gli abbiamo affidato persone care, situazioni difficili perché Lui è Abbà, è Padre che in ogni Eucaristia chiamiamo nostro! Ed è bello annotare che è dono che mai si vuole imporre, è dono che si dà come possibilità e offerta. Il Vangelo odierno, che è una piccola parte dei discorsi di addio, ci mostra Gesù che ci dice che lo Spirito parlerà di Lui e: «annuncerà le cose future». Ci dice che il Dono che ci dà, non farà dimenticare più Gesù perché guiderà alla verità tutta intera. La verità è parola chiave del testo del Vangelo di oggi; la verità è un obiettivo e non un dato di fatto. La verità è la sua Persona: «Io sono la Verità» (Gv 14,6). Se il Nome di Dio comincia a rivelarsi nell'episodio di Mosè sul Sinai, la sua rivelazione piena è Gesù e la sua opera sulla terra. Quando l'amore col quale il Padre ama il Figlio sarà nei discepoli, allora essi conosceranno il Nome di Dio perché, essendo una cosa sola nell'unità del Padre e del Figlio, in quel Nome saranno conservati.
La storia della salvezza ce lo testimonia ma anche la storia di ciascuno di noi che formano le vicende della nostra comunità. Siamo ciascuno e tutti in questa dinamica infinita dello Spirito che vuole portare tutti: «a tutta la verità» ci dice il Vangelo oggi. Conoscere dunque, non è da intendersi come verità intellettuale, ma è da intendersi esperienza di vita. "Credo perché non capisco", ha detto Blaise Pascal matematico, fisico e filosofo francese; lo dice perché è arrivato a capire che se si ama solo e narcisisticamente se stessi beandosi della propria conoscenza, certamente la ragione che alimenta il pensiero umano, verrà continuamente sfidata e messa in crisi dal mistero della Trinità. In esso, infatti, si delinea ciò che la matematica, la scienza della conoscenza perfetta che sembra governare il mondo, non riesce a spiegare. La cosa non è senza significato; il filosofo francese con quell’assunto vuole dire che si conosce Dio non in astratto come si può conoscere un oggetto, ma lo si conosce soltanto stando in relazione personale con Lui. Il linguaggio della Bibbia lo indica bene; l'esperienza dell'amore non può essere spiegata, può soltanto essere vissuta per meravigliarsi. Il Padre senza soluzione di continuità ama il Figlio che continuamente lo ricambia, e questo amore tra i due è lo Spirito Santo. Esso non si limita a effondersi, a darsi, ma sa anche riceversi, accogliersi, ascoltarsi, lasciarsi amare da se stesso. Questo amore così intenso e così profondo, conosce l’eccedenza, raggiunge cioè anche noi, perché in questo granitico circolo d’amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo, lì ci sono dentro io e ci sei dentro tu. Se Dio è relazione e comunione, io devo essere relazione e comunione, tu devi essere relazione e comunione. Il mistero trinitario ci coinvolge sempre e, ogni giorno, ha qualcosa di nuovo da dire alla nostra vita. Allora, la frase di Paolo con la quale siamo partiti, ci dà una rivelazione sorprendente: l'unico Dio è Famiglia; l'unico Dio sono tre Persone! Egli è compassionevole, si lascia cioè toccare nell'intimo dalla vicenda umana; si china sull'uomo e di fronte al suo peccato, impiega molto tempo prima di adirarsi, sa attendere, non è facile all'ira. È autenticamente amante dell'uomo, lo ama di un amore sovrabbondante, ricco, affidabile, fermo, che non viene meno. Quindi anche noi, oggi, siamo in cammino, guidati dallo Spirito di Gesù. Lo Spirito di verità insegna all'uomo la verità su Gesù, il suo mistero di Figlio; rivela il Padre per la sua fedeltà incondizionata, per questo dobbiamo fidarci dello Spirito. «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» ha precisato subito Giovanni nel suo Prologo (Gv 1, 18); Paolo e Pietro lo ribadiranno usando la medesima formula: «benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo» (cfr Ef 1,3-1Pt 1,3) per far conoscere quale Mistero stiamo contemplando. Questa è un'originalità essenziale per qualificare la relazione unica tra il Figlio Unigenito Gesù e il Padre, relazione in cui veniamo introdotti e in cui siamo resi partecipi proprio per mezzo dello Spirito. Allora è bello concludere tornando al saluto che Paolo fa ai Corinti: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» come il modo più bello di accostarsi al mistero della Santissima Trinità.
