SS. Corpo e Sangue di Cristo – Anno A
Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
La celebrazione del SS. Corpo e Sangue di Gesù Cristo non è una semplice festa di devozione, è la fondamentale confessione della nostra fede anche se la sua affermazione non si trova nel Credo che noi proclamiamo ogni domenica. Eucaristia come centro stesso del cammino della rinascita operata dal Battesimo. Due verbi si intrecciano nel testo del Vangelo proposto alla nostra meditazione: mangiare e rimanere. Mangiare la carne di Cristo è la via per rimanere in Lui ed avere la vita eterna. Sono parole, quelle di Gesù, che ripetono una promessa e confermano la forza di una verità che sorprende e consola; sono parole che dicono l'incalzante e quasi martellante certezza da parte di Gesù di essere Colui che vuole capovolgere la direzione di ogni vita per chiamarla a fiorire in Lui nel Padre: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me». La liturgia, che è «azione di Cristo» e per questo ci fa vicini, segue un suo particolare cammino per celebrare questa giornata. Il testo del Libro del Deuteronomio ci porta addirittura nel deserto come luogo nel quale si vive di essenzialità. Mosè richiama il popolo strappato dalla schiavitù egiziana e guidata alla Terra Promessa, la terra della Libertà, alla memoria di quanto Dio ha fatto loro: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere». Dio in modo del tutto gratuito ha sempre accompagnato il cammino faticoso del suo popolo e la manna è la risorsa che lo fa ripartire ogni giorno. Dunque, per arrivare allo stato di libertà occorre il passaggio del deserto; un cammino che faccia conoscere ciò che si ha nel proprio cuore; un passaggio le cui contingenze sono per fare progredire e crescere come si cresce un figlio (del resto, Israele nel deserto è spesso paragonato a un bambino che deve essere educato, facendogli misurare i suoi limiti, ma anche per fargli prendere coscienza dei suoi capricci e delle sue fantasie), fino ad essere sollevato e portato in alto su ali d’aquila e condotti fino a Lui, al Signore (cfr Es 19,4).Non dobbiamo però pensare a questa evocazione solo come ricordo storico di qualcosa che non si avvererà più, dobbiamo comprenderlo per capire ciò che anche noi stiamo vivendo oggi. Il deserto è sempre l’esperienza della nostra esistenza in cui a volte brancoliamo fin quasi a barcollare perché non riusciamo più a trovare il senso vero della nostra esistenza. Ma c’è il soccorso, l’invio della manna il cibo che nutre e di cui non occorre fare scorta perché è cibo che si troverà ogni mattina. Camminiamo come meglio possiamo affrontando molti ostacoli immersi in un'esistenza in cui i frangenti, che sono le nostre miserie e povertà, si avventano su di noi per farci dubitare e forse anche ribellare. Il Pane disceso dal cielo ci è dato proprio per permettere di superare queste prove che il deserto della nostra esistenza ci propone. Ma cos'è questo cibo? San Paolo dice che questo cibo è il Corpo e il Sangue di Cristo. Paolo vuole farci capire qualcosa di essenziale: tutto ciò che viviamo nell'esperienza del visibile, è solo un pallido riflesso di una realtà molto più profonda che dobbiamo comprendere: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane». L'Eucarestia appare subito, nella coscienza delle giovani comunità che nascono dalla Pasqua di Gesù, come ciò che cementa, che ospita tutte le differenze, le provenienze, la diversità dei carismi perché ci fa essere un unico corpo che partecipa dell’unico Pane. Si richiama a ciò che Gesù stesso aveva detto di sé e che il Vangelo oggi ci indica: «Chi mangia la mia carne e beve i mio sangue, dimora in me e io in lui». Siamo chiamati a volgere la nostra attenzione sull’evento straordinario che insieme possiamo condividere che è l’Eucaristia.
Noi avvertiamo, come popolo nel deserto dell’esistenza, il bisogno che Dio si faccia così vicino da farsi esso stesso cibo e Gesù Cristo, il Figlio, l’Unigenito che viene dal Padre, realizza tutto questo. Gesù non ha lasciato nel meandro dei desideri ciò che ci abbisogna, lo ha concretizzato nella sua stessa Persona come Pane venuto dal cielo in quel Cenacolo la sera che ha preceduto la sua Pasqua ovvero la sua Passione, Morte e Risurrezione. Qui risiede l’apice (se così possiamo identificarlo) dell’amore di Dio per l’umanità; non potranno esserci altre manifestazioni più grandi ed elevate; Gesù ce lo ha ripetuto: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo», e il suo desiderio è che tutti, ma proprio tutti se ne possano cibare. Allora l’Eucaristia diventa il vero centro della vita della Chiesa come ci ha detto Paolo e tutti noi che siamo cercatori di vita, affamati di vita, persone non rassegnate a lasciarsela sfuggire, cerchiamo questo centro. La vera Vita è lì e lì soltanto troveremo le risposte alle nostre aspettative. Le troveremo nella vita di Gesù, nella sua carne e nel suo sangue che dicono il suo respiro divino ma anche la sua vicenda umana, le sue mani di carpentiere, le sue lacrime, le sue passioni, i suoi abbracci, la casa che si riempie del profumo di nardo e di amicizia su, su fino alla Carne inchiodata e al Sangue versato su quel trono che nessuno vuole perché la Croce è trono di offerta. Cibarsi del Corpo e del Sangue di Cristo, significa allora essere in comunione con il suo mistero vitale che è l'amore e la comunione con il Padre nello Spirito Santo. A questo conduce l'Eucaristia in cui il Sublime si impasta con il quotidiano, l'Infinito assume il fragile contorno dell’ostia per essere vicino a noi e in noi che siamo affetti dalla miseria e dalla fragilità che sfociano nella solitudine e nel dolore. Dio si fa pane e vicinanza come promessa di risurrezione anche per il nostro corpo; sant'Ireneo di Lione già nel II secolo lo affermava: "Come puoi affermare che il nostro corpo non risorgerà se si è nutrito del Corpo e del Sangue di Cristo?". La certezza è che tutta la storia umana è che il Signore non lascia mai percorrere questo cammino da soli; continuamente si fa pane per sostenere questo percorso. Da questo Pane siamo nutriti ancora oggi e senza questo pane che chiede di essere spezzato, la Chiesa, noi tutti, perdiamo la forza di vivere il “comandamento nuovo”, il compito di amarci reciprocamente all’interno della comunità dei discepoli. «Venite e vedrete». (Gv 1,38-39): l’Eucaristia ci guida lì, ci guida a scoprire che Cristo vuole dimorare nel cuore dell'uomo. Tre percorsi profondi, tre pagine che ci devono nutrire in questa giornata nella quale facciamo memoria della solennità del Corpus Domini. Allora, così come apriamo le nostre mani per ricevere il corpo di Cristo, apriamo anche il nostro cuore per accogliere in profondità Lui come il dono di Dio, il cibo del cielo, il pane di Dio che è pane della vita, Amore senza fine che sa sfamare tutte le nostre attese di vita.
