DOMENICA DELLA TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
2Pt 1,16-19; Sal 96; Eb 1,2b-9; Mt 17,1-9

Trasfigurazione 2023Siamo condotti dalla liturgia sul monte Tabor per volgere il nostro sguardo al Figlio di Dio che su quel monte, si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, mentre la voce del Padre proclama: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Gesù è al centro della scena; è a Lui che convergono anche i due testimoni della Prima Alleanza: Mosè, mediatore della Legge ed Elia, profeta del Dio vivente. La presenza di questi due personaggi e la voce proveniente dal cielo, ci dicono che siamo ammessi ad una teofania, cioè una manifestazione di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo. Gesù appare totalmente trasfigurato nella gloria di Dio e questa gloria suscita quel timore reverenziale che si prova al cospetto della divinità, ma allo stesso tempo, provoca la gioia di Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui!». Quel «Signore» pronunciato con stupore, detto anche a nome degli altri, conferma la sua confessione di fede in Cristo Gesù Figlio di Dio che egli aveva pronunciato poco prima (cfr Mt 16,16). Il mistero della Trasfigurazione è dunque rivelazione sul Figlio a cui il Padre dà per la seconda volta testimonianza, ma è anche rivelazione piena dell'umanità assunta da Gesù Cristo Figlio di Dio nel suo farsi carne (Gv 1,14). Pietro vorrebbe congelare lì tutta la storia di Gesù: «Se vuoi, farò qui tre capanne», ma è Gesù stesso a non permetterlo: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». C’è da compiere la volontà del Padre che è il disegno di salvezza per l’umanità intera, per questo si dovrà tornare a Gerusalemme dove si compirà ciò che Gesù aveva loro anticipato (Mt 16,21). In Lui, il glorioso Figlio dell'uomo (Dn 7), la Passione, Morte e Risurrezione attueranno le Scritture. Tra la Gloria mostrata e l’estrema Debolezza annunciata, non c'è opposizione ma un'unità indistruttibile e divina. È Vangelo paradossale e illuminante al tempo stesso: Gesù va fino ai confini della Terra Promessa quasi tra i Pagani al monte Tabor e da lì inizia il cammino che lo porterà al monte degli Ulivi (Mt 26,30). Gerusalemme sarà il luogo del passaggio attraverso la morte per entrare con la sua Risurrezione nella gloria del Padre. Fino al definitivo compimento della sua Pasqua che è il transito dalla morte alla Vita, Pietro e i fratelli Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo, non potranno mettere insieme gloria e sofferenza. È vero, Gesù è Dio; è Dio generato Figlio che tutto riceve dal Padre, ma che consegna tutto se stesso agli uomini per la loro salvezza. Ciò che riceve come Figlio, lo dona a noi, questa è la ragione della sua vita. E questa Parola che crea e ricrea, è Parola che fa risorgere e che innalza anche noi. Oggi i nostri occhi intravedono la destinazione finale; lo possono fare perché Gesù trasfigurato anticipa la nostra sorte se a Lui diciamo sì. La strada si fa più agevole se si scorge la meta. Saremo luminosi come lui e insieme ai discepoli, potremo dire: «Signore, è bello per noi essere qui!». Non sarà per un piccolo periodo, sarà per sempre perché anche noi staremo con il Padre, con il Figlio Gesù e con lo Spirito Santo che crea comunione. Non saremo più vittime dell'aridità dell'esistenza umana, la sofferenza dei corpi, la disperazione delle anime, la tristezza dei cuori. La morte che fa il suo lavoro lungo tutta la storia degli uomini, sarà disoccupata perché annientata dalla Vita. Questo è il domani che la fede ci chiede di accogliere. Il Padre lo prepara per ogni creatura che non gli dice di no; lo prepara per gli emigranti che nessuno vuole e che arriveranno a Dio come loro patria; per i bimbi vittime delle guerre e scomparsi, per tutti gli anziani che hanno smarrita la memoria e non sanno più chi sono, per coloro che hanno collezionato rifiuti e sconfitte, per i malati senza speranza.

È con questa Parola, che siamo in grado, come hanno fatto Pietro, Giacomo e Giovanni, di riprendere la strada tortuosa della nostra vita. L’iniziativa che Gesù nel passato ha messo in atto con i tre discepoli, è iniziativa che Gesù mette in atto con tutti nel proprio presente. L’alto monte che per i discepoli è il Tabor, per noi è la nostra assemblea che si raduna per l’Eucaristia che continuamente ci accompagna nel cammino della nostra vita. Allora occorre fissare bene nei nostri cuori, prima di tutto, il significato vero del termine trasfigurazione; tutti siamo chiamati al cambiamento che coinvolga tutto il nostro essere. Vivere tempi di trasfigurazione è parte della nostra chiamata alla vita; è esperienza che si ha nell’incontrare Colui che vuole farsi intimo a noi. Questo è ciò che intendiamo quando auguriamo all’altro: sii radioso! Il volto rivela immediatamente chi siamo e ciò che sentiamo. Attraverso il volto esprimiamo ciò che abita nel nostro cuore e attraverso di esso, manifestiamo chi siamo. Gesù ha voluto mostrare ai suoi discepoli tutto questo; ha voluto mostrare loro la sua persona nella sua totalità: vero Dio e vero uomo. L'uomo Gesù è veramente Dio perché da Dio proviene e a Dio ritorna (cfr Gv 16,28), ma dall'altra parte, Dio in Gesù Cristo si fa povero, dipendente, umile, sensibile e vulnerabile. Gesù chiede la fede (cfr Gv 14,1), e oggi chiede a noi che la nostra fede sia vissuta anche e soprattutto nella pianura del nostro quotidiano e non soltanto sul monte. Nel nostro cammino ci sono momenti di luce, ma non possiamo difendere quei momenti con gelosia, come si difenderebbe un tesoro prezioso. La verità di quei momenti è da cercare nella luce che essi offrono per il cammino che ancora ci attende. La visione non è la meta del nostro cammino sulla terra; è invece solo come: «lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino» (2Pt 1,19) . Davvero il Signore ci aiuti a rivolgere con desiderio gli occhi a quella stella che è Lui stesso.

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