Domenica della Divina Maternità
Is 62,10-63,3b; Sal 71; Fil 4,4-9; Lc 1,26-38°

DivMaterMi piace riproporre il testo della poesia che David Maria Turoldo, dei Servi di Maria, ha composto per descrivere la sua passione verso di Lei donna Madre del Vangelo. Il titolo è “Salutata da un angelo”:

«Com’era l’angelo, o dolce fanciulla? Come parlava: da dentro il tuo cuore? Era la voce di tutti i profeti che risuonava dal libro più antico. Si è aperto il cielo sul nostro destino per abbassarsi e calarsi su noi: perché da un angelo udissimo quanto la nostra storia coinvolge l’eterno. Ora saremo i congiunti di Dio, sarà la terra per sempre il paese delle sue nozze, la stanza o riviera ove si abbracciano l’uomo e il suo Dio». (David Maria Turoldo)

L'Avvento sta volgendo al termine e il Natale del Signore si fa sempre più vicino. L’Avvento è vera e propria progressione nell'attesa del Salvatore; le profezie di Isaia e la figura di Giovanni Battista il precursore, prendono per mano per condurci alle soglie dell’evento dell’Incarnazione del Messia. Qui emerge la figura di Maria di Nazaret come figura somma dell’attesa. Anche Maria ha atteso come ogni povero il Signore. Lei è parte degli Anawîm, i poveri, gli umili della Bibbia citati ventuno volte nell’Antico Testamento. Letteralmente il termine Anawîm designa «chi è curvo» e non vuole indicare soltanto chi è schiacciato dall’oppressione dei prepotenti o dalla estrema povertà, ma più in generale con quel termine si vuole indicare più l’umiltà della dedizione nei confronti di Dio che fa vincere ogni tentazione che la superbia, l’orgoglio di essere autosufficienti alla propria salvezza. Sono i cosiddetti poveri che sono giusti perché si rimettono sempre al Signore e per questo sono i prediletti del Signore. Tra loro si colloca appunto Maria che confessa «l’umiltà della sua serva» (Lc 1,48). Siamo dunque attraversati dallo stupore perché la storia della salvezza arriva al momento in cui il Germoglio, anticipatoci domenica scorsa, si apre alla vita nella storia dell’umanità. È stupore che non solo cogliamo dal brano del Vangelo, ma che attraversa tutte le letture proposte in questa domenica. C’è un popolo oramai sconfitto ed umiliato in un esilio desolante che distrugge ogni sogno di futuro, e quando la speranza di un ritorno è ormai uscita dallo scenario delle cose possibili, Dio riconsegna l’antica promessa come orizzonte di futuro. È la sorpresa di Dio che invita tutti a rialzare il volto: «Li chiameranno “Popolo santo”, “Redenti del Signore”» e alla città di Gerusalemme è detto: «tu sarai chiamata ricercata, città non abbandonata». Dunque, un nome nuovo che manifesta davvero il volto amico di Colui che vuole stare vicino, che cerca il suo popolo per farlo emergere dalla solitudine in cui era sprofondato e viveva. E quello stesso stupore permette anche a noi oggi, come lo è stato per quel popolo antico, di riconoscerci non più degli abbandonati, ma destinatari di quella luce che sarebbe scaturita dal Natale del Signore. E lo stupore cresce ancora di più per le parole di San Paolo. Siamo già all’interno della vicenda cristiana nel cammino della giovanissima Chiesa di Filippi. L’invito è: «Siate sempre lieti nel Signore». È parola scritta da uno che è in prigione e che sta pagando pesantemente il suo servizio di annunciatore del Vangelo. Non traspare nessuna lamentela da parte di Paolo; lui non è persona ripiegata su se stessa che si commisera, ma è persona dallo sguardo che va oltre il proprio orizzonte. Conosce la fatica perché la sta attraversando, ma non è catturato e reso schiavo. È uomo che incoraggia tutti e non solo quella comunità; invita tutti alla gioia, invita tutti ad avere e porre segni di vita che consentano esperienze belle e significative di comunità in cui ci si aiuta, in cui la carità del Signore anima le speranze e i cuori di tutti.

Ma lo stupore più grande ce lo riserva il racconto dell'Annunciazione che il Vangelo secondo San Luca ci propone. È testo di cui si è detto davvero tantissimo; racconta l’ingresso di Dio nel mondo ed è vicenda ripresa dalla poesia e dall’arte figurativa mille e più volte (per tutti il grandioso e bellissimo affresco del Beato Angelico nel convento di San Marco a Firenze). L'Annunciazione altro non è che un dialogo che si svolge tra l’Angelo Gabriele e una fanciulla promessa sposa di nome Maria. Ascoltando l’annuncio fatto a Maria della sua divina maternità, la nostra fede è chiamata a vivere lo stupore per un Dio che è sempre all'opera nella vita di tutti come lo è stato fin dall’inizio nella vita di Gesù. È testo che ci è profondamente caro e che conosciamo bene, ma che vogliamo visitare ancora da più vicino nei suoi personaggi. L’angelo Gabriele lo conosciamo già dal libro di Daniele come colui che spiega al profeta Daniele il significato delle sue visioni; compare nel Nuovo Testamento per annunciare a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e compare qui per annunciare a Maria l’opera di salvezza che Dio vuole riservare a tutti gli uomini. È personaggio non umano. Davide, che è menzionato due volte nel brano di Vangelo, è l'uomo della grande speranza; è il nome a cui il popolo d’Israele si aggrappava nei momenti bui della propria esistenza. Dio gli aveva promesso di costruirgli una casa e in Colui che nascerà e che avrà il nome di Gesù, la casa di Davide rinascerà dalle sue rovine. Ma c’è una Persona che è sempre presente sullo sfondo in questo brano di Vangelo ed è lo Spirito Santo. È lo Spirito di Dio creatore, Colui che ha fatto di Adamo una creatura vivente. Egli è chiamato ad essere di nuovo all'opera come all'inizio del mondo. Da questo momento Gesù sarà ricolmo dello Spirito di vita che gli permetterà di proclamare la liberazione ai prigionieri e permetterà ai ciechi di riacquistare la vista; permetterà a Gesù di portare la Buona Novella ai poveri, a proclamare un anno di grazia del Signore (cfr Lc 4,18-19). Con Gesù inizia una nuova creazione. Ma tutto ciò che è raccontato dal Vangelo, non trova verità di salvezza se non con il sì di Maria. Lei ha l'ultima parola: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Ogni cosa avvenga descritta è avvenuta secondo la parola di Dio, ma ora la parola del Signore ha “bisogno” di un sì per farsi concretamente salvezza in Gesù. La fase del concepimento del figlio tanto atteso dall’umanità perché promessa di Dio, ha luogo anzitutto nel cuore di questa fanciulla perché lei è Anawîm che si affida al Signore. Per mezzo dello Spirito Santo Maria è beneficiaria della pace di Dio, della gioia di Dio. Ciò che colpisce di questo evento, è che Maria reagisce molto più serenamente di quanto non sia capitato a tutti coloro che sono stati oggetto di annunci divini. Negli altri racconti biblici di annunciazione, i personaggi appaiono quasi terrorizzati, cadono con la faccia a terra o temono la morte (Dn 8,19), (Gdc 13,22). Qui niente di tutto ciò; Maria non si sente schiacciata dal Dio onnipotente, e proprio perché Anawîm, ha la fiducia di stare davanti a Dio. È proprio per lei che l’intera umanità conosce la propria primavera. Mi piace soffermarmi sull’immagine dell’affresco del Beato Angelico perché possiamo osservare come Maria sia posta alla soglia, fuori dalla propria casa, come colei che invita tutti ad entrare nella salvezza della nuova ed eterna Alleanza che Gesù Cristo inaugurerà con il Nuovo Testamento. Lo possiamo paragonare in parallelo, con la figura di Abramo che alle Querce di Mamre «mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno», accoglie la Trinità permettendo con la sua discendenza, l’ingresso nell’alleanza del Primo Testamento, al popolo d’Israele (cfr Gn 18,1-18). Di questo stupore dobbiamo rallegrarci davvero tutti.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy