Domenica Prenatalizia – Anno B
Is 62,1-5; Sal 88; 1Ts 5,15b-23; Mt 1,1-16

DomPreNat«Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo», Is 62,4. Si apre davvero un abisso di miseria davanti alla parola "Abbandonato!". Abbandonato da chi ha giurato di prendersi a carico la tua dignità; abbandonato da un amico collaudato di cui ti sei fidato; abbandonato da una persona cara a cui sei legato; abbandonato dal padre e dalla madre e trascurato da tutti! Terribile sventura per chi si trova in quelle condizioni che umanamente difficilmente si riescono a sostenere e che possono portare ad una profonda frustrazione. E tuttavia, Dio rivolgendosi al suo popolo assicura che: «Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo». Questa è la gioia promessa, è la gioia che scaturisce dopo le lacrime per coloro che si avvertono abbandonati; c’è una voce forte che assicura come: «le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria». È la voce di Dio che si fa promessa e il profeta se ne fa interprete; Dio non vuole l’umiliazione delle sue creature, non gradisce che sia posta distanza da Lui, vuole sempre intessere la relazione con il suo popolo perché il Signore è fedele alla sua Parola. La pagina del profeta allora rimanda ad un disegno incredibilmente più vasto le cui radici sono nel cuore stesso di Dio. Quel popolo ritenuto abbandonato e devastato, nel linguaggio luminoso delle immagini “aurora, lampada, corona, diadema”, è popolo in cui siamo compresi anche noi, perché è anche verso di noi che si distende il messaggio secondo il quale brillerà la Giustizia divina che è la fedeltà del Signore alle sue antiche promesse di salvezza. Questo spiega la lunga genealogia di Gesù che giunge fino a Giuseppe sposo di Maria per poi interrompersi. Il Vangelo ci mostra come il piano di salvezza che Dio opera, procede lungo la storia. La pagina evangelica mostra nomi a cui non sappiamo dare un volto, ma sappiamo che quei nomi indicano la creaturalità che assomma in sé fragilità e spesso anche infedeltà, ma anche disponibilità e accoglienza. Il progetto di Dio ha attraversato questa umanità e questa vicenda di storia. In essa è presente la figura di Abramo, la fede nella promessa che ha permesso l’alleanza al popolo di Israele; c'è Davide, l'elezione ed il peccato perdonato mille volte; c'è l'esilio, quello di ogni giorno scivolato senza amore. E ci sono volti che ci dicono la fedeltà di Dio: Isacco, l'impossibile che Dio ha tante volte realizzato nella nostra vita; Giacobbe, l'astuzia piegata dalla fatica di ogni giorno; Rut, la straniera e pagana irrigata dalla Grazia come sono i nostri pensieri e i criteri spesso mondani riacciuffati dalla misericordia infinita; Salomone il trionfo della follia divina, ma anche le tante nostre opere morte frutto di compromessi e peccati, rigenerate dal perdono che trasforma il male in bene. Gli avvenimenti che questi nomi portano con sé, evocano un mondo proprio per situazioni, tempi, luoghi e soprattutto persone con le loro vicende interiori, con i loro sogni, i loro fallimenti, i loro legami, i loro risultati conseguiti con errori, paure, desideri. Volti, persone, eroismi fanno emergere il cammino nella storia del popolo frutto di compromessi e peccati, rigenerati però dal perdono del Dio misericordioso e innamorato di ciascuno che trasforma il male in bene (cfr Is 1,18). C’è la storia della miseria ma anche la nobiltà d’animo dei giusti che accompagnano quella promessa di salvezza sin dentro l'abisso del fallimento. È dentro a questa storia che si coglie il fiore grande: la giovane donna di Nazaret, Maria. Il Vangelo, che si apre con il nome di Gesù come: «figlio di Davide, figlio di Abramo», si chiude con il nome di «Maria dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo».

In questa pagina è condensata la promessa e il suo compimento reale e tutto ciò, genera stupore. Per farsi uomo, Dio ha scelto tutta la storia e non ha guardato solo a Maria, sarebbe stato forse troppo poco; non ha guardato solo a Giuseppe, ha guardato a tutti coloro che fanno parte di questa storia per dire che il disegno di Dio verso l’intera umanità non si è mai interrotto. La lunga genealogia che Matteo ci presenta dunque, non è dunque solo una lunga fila di nomi a cui non sappiamo dare volto, ma è la preparazione del piano di salvezza che Dio fa nel tempo; il Vangelo sembra dirci che nessuno nasce per “caso” in questo mondo, ma tutti sono chiamati a scoprire la propria vocazione. Dio continuamente chiede all’uomo di rispondere in piena libertà alla sua chiamata perché i doni di Dio si intrecciano sempre con i nostri cammini, le nostre fatiche, le nostre fragilità. Per questo avvertiamo caro l’invito che il testo di Matteo fa per ricondurci a quel Dono immenso per la nostra vita che è Gesù, accettato per noi da quella fede semplice del giusto Giuseppe, lo sposo di Maria. Il protagonista rimane sempre Dio-Amore che è Signore della storia e Gesù nasce dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, così che il Bambino è davvero "l'Emmanuele, il Dio con noi" che vuole vivere la storia con il suo popolo senza stancarsi, con rinnovata misericordia, con pazienza, con eterno amore. In Cristo scorre questo sangue divino ed è una cosa sola con il sangue umanissimo dei suoi fratelli. Scorrere il cammino delle discendenze fino a Gesù fa scoprire l'intensità e la profondità dell’amore di Dio che è da sempre con i suoi, di generazione in generazione, di momento in momento, sempre. C’è una grande consolazione per noi: Dio si mettendosi al fianco di uomini peccatori, sicuramente starà anche con ciascuno di noi che siamo peccatori. Non dobbiamo pensare che Dio lavori solo con i santi. Anche quando la promessa di Dio sembrava essersi persa e spenta tra le pieghe contorte della storia umana, in realtà essa continuava il suo invisibile cammino, e questo è un grande annuncio di speranza: la fedeltà di Dio non viene mai meno anche quando ogni speranza sembra persa. Gesù è generato da Dio; arriva nel nostro inverno in cui tutto è dormiente per far rinascere la vita. «Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te», è promessa di tempi che si rinnovano, è promessa di linfa che torna a salire lungo il tronco dell’umanità senza speranza; questo è il Natale vero, non lo scintillio delle luci che poi si spegneranno. Sia davvero così la nostra attesa in questa ultima vigilia.

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