Battesimo di Gesù – Anno B
Is 55, 4-7; Sal 28; Ef 2,13-22; Mc 1,7-11

Battesimo 2024Nessun altro personaggio del Vangelo ha beneficiato di dettagli descrittivi come lo è stato per Giovanni Battista; lui è molto riconoscibile per i suoi vestiti, per la sua dieta e soprattutto per la sua predicazione. E a differenza della figura di Giovanni Battista, Gesù, il Messia di Dio, non beneficia di alcuna descrizione; è presentato come uno tra i tanti, che viene da un paese anonimo Nazaret e come anonimo si pone tra la folla che lo ignora per immergersi nel Giordano. Il Giordano è il fiume di Giosuè attraverso il quale condusse i figli di Israele dalla schiavitù dell’Egitto nella terra promessa. Il Giordano è dunque fiume che raccoglie la storia del popolo di Israele e dice salvezza ed è sulle rive di questo fiume dal significato profondo, che Giovanni Battista predica di preparare la via al Signore in una purificazione battesimale di immersione alle folle provenienti da Gerusalemme e dalla regione della Giudea. È bello notare come la folla non vada a Gerusalemme nel tempio, ma va sulle rive del Giordano ad ascoltare questo profeta austero. All'origine di tutto questo andare sta l’affermazione: «Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora», promessa che fa nascere il desiderio di rendere vero l’invito: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino». L'intero percorso tratteggiato dalla profezia di Isaia, si condensano dunque in due grandi parole di dialogo, il suo venire e il nostro invocarlo. L’Uomo che «venne da Nàzaret di Galilea», che non si distingue in alcun modo dagli altri, si mescola alla folla dei peccatori e rende vera la profezia. Sorge già qui la domanda che poi attraverserà tutto il Vangelo: chi è quest'uomo che si chiama Gesù? Una lunga domanda che attraverserà tutta la sua storia e che troverà la sua risposta solo nel finale del Vangelo per bocca del centurione romano ai piedi della Croce: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15,39). È davvero questo il Cristo, il Figlio di Dio, che Marco ci indica da subito (cfr Mc 1,1) e che è annunciato dal Battista come più forte di lui. È il Dio che si è fatto Ultimo per ri-creare l’umanità ammalata e portarla con sé nell’immersione più profonda e più vera che è l’amore del Padre. Infatti, Marco nel descrivere questo avvenimento, a differenza degli altri evangelisti, presenta l’evento del battesimo di Gesù come una scena interna alla Trinità. Nessuno infatti, tranne Gesù, vede i cieli squarciarsi e sente la voce del Padre, e nessuno vede la discesa dello Spirito Santo che si libra così semplicemente come semplice è il volo di una colomba. Non c’è coinvolgimento della folla che rimane assente! Lo scambio di sguardi di Gesù verso i cieli e la voce del Padre sarebbe l'occasione finalmente definitiva della sua Epifania, perché non lasciare allora che tutti godano di questo cielo aperto in cui Dio Padre, il suo Figlio e lo Spirito si lasciano intravedere? Perché non si ode la voce divina affinché tutti possano poi inginocchiarsi ed essere popolo di Dio (cfr Fil 2,10-12)? Gesù sceglie un’altra strada per farsi riconoscere e accettare come salvezza degli uomini. Solo attraverso questo ingresso umile nella scena della storia dell’umanità, Gesù potrà entrare totalmente nell'ordinario della nostra vita ed entrarci non come realtà virtuale.

Lui sarà lì nel profondo di ciò che siamo ad abbracciare la nostra vita. Ciò che gli sta a cuore è ciascuno di noi ammalato di fragilità e miserie che hanno crepe ancora più profonde della profondità del fiume Giordano. Marco, con la sua descrizione del battesimo di Gesù, vuole rendere noi lettori e uditori della Parola, testimoni della verità della Parola di Dio. L’incontro tra Gesù che sale dalle profondità dell'acqua del Giordano e lo Spirito di Dio che scende su di Lui, dice che l’invocazione tante volte innalzata a Dio dai credenti di Israele: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19), è finalmente esaudita. Nel cuore dei nostri deserti, in fondo ai nostri cammini, ma anche in mezzo a luoghi tetri e tragedie che non vogliamo più guardare, Cristo è presente per risollevare i cuori scoraggiati e delusi; è presente per far rifiorire i deserti che sono gli spettri che la paura e la vergogna tentano di avere il sopravvento. Quel battesimo anticipa il cammino di Gesù che si esprimerà nell'ascesa dalle profondità del Giordano su verso Gerusalemme, fino in fondo, fino alla Croce. Gesù ci apre la strada, la vive lui stesso per mostrarci ciò che dobbiamo vivere a nostra volta; lo farà con la sua Pasqua di cui il battesimo è segno e annuncio anche per noi. Anche i discepoli di Gesù dovranno seguire questa strada; lungi dallo scoraggiare, Marco testimonia che solo la fede permette di portare il Vangelo, la Buona Novella al mondo, quali che siano gli ostacoli. Per ogni figlio di uomo che unisce il suo "sì" a quello di Cristo inginocchiandosi con Lui ai piedi dei fratelli nel segno del servizio, risuonerà davvero la voce del Padre che dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Qui Gesù apre finalmente un varco verso la Vita, la vita eterna, la vita con Dio. La fede, dunque, è il cammino e non un sistema religioso o un obbligo; a ciascuno è chiesto di fare la propria scelta e ciascuno è responsabile dell'"avventura" della propria vita. È la scelta della libertà per cui nulla deve essere forzato. Non più stranieri né ospiti, ma gente di casa, questo è il dono che Gesù ci fa annullando le distanze e amplificando la prossimità. Sono parole dette a noi immersi nelle fatiche e nelle preoccupazioni che riaprono ogni volta un futuro di speranza. È bello allora tornare a quelle sponde in cui è presente lo spalancarsi di una nuova prospettiva: anche se il contesto è davvero umile perché è il battesimo di tutti i peccatori, sapere che Lui è lì nelle acque del Giordano e sta conducendo a compimento la promessa del Padre ci dice che, se a Natale abbiamo trovato casa, oggi troviamo con chi abitare per affrontare il nostro cammino dalle situazioni diverse: momenti gioiosi, momenti di ricerca, prove da superare, battute d'arresto, decisioni difficili da prendere, dubbi e domande. La liturgia di questa domenica che sembra soltanto la domenica di uscita dal Mistero dell’Incarnazione, in realtà ci fa comprendere il senso più bello della parabola complessiva del tempo di Avvento e del Natale che abbiamo vissuto: il Dono e la Grazia. La fantasia di Dio Padre permette a tutti di non sentirsi più soli, ma invita ciascuno a vivere come figli nel Figlio in cui si è tanto compiaciuto. Immersi in Cristo, infatti, abbiamo il Padre che spalanca i cieli anche a noi per dirci: «Tu sei il Figlio mio, l’amato».

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