III DOMENICA DOPO L’EPIFANIA - ANNO B
Nm 11,4-7.16a.18-20.31-32a; Sal 104; 1Cor 10,1-11b; Mt 14,13b-21

IIIDopoEpis 2024Ci sono momenti del cammino di fede nella storia del popolo di Dio, in cui, accanto a segni vistosi ma trasparenti della vicinanza di Dio e della benevolenza di Dio, il cammino richiesto, si rabbuia proprio a causa del cuore degli uomini. Il testo della Lettura tratto dal Libro dei Numeri che ci rimanda all’esperienza dell’Esodo, è una pagina che per tanti aspetti sconcerta. La marcia nel deserto è dura, faticosa e questa pagina segnala il sorgere di una lamentela. Non è il cibo che manca; il cibo promesso c’è ed è la manna; è presente ogni giorno perché non la si può accumulare. Il Signore si mostra come Provvidenza per ogni necessità del suo popolo e il popolo ogni giorno è chiamato a rinnovare la propria fiducia in Lui. La lamentela parte dal fatto che è sempre e solo lo stesso cibo e questo segna ingratitudine nei confronti del Signore: «Chi ci darà carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra gioia inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna». La schiavitù d’Egitto, che era la ragione per la quale il grido era arrivato sino a Dio che lo aveva accolto, adesso non è più così brutale, adesso viene rimpianta. È affermazione terribile perché la manna è il segno della benevolenza di Dio che è sempre presente, che non si è eclissato e commina con loro, pone la propria tenda e trasmigra di giorno in giorno come fa il suo popolo. Il Signore c’è, eppure il popolo non riesce ad evitare il rimpianto verso le cipolle d’Egitto. Il linguaggio è quello del racconto semplice e popolare che dà molta rilevanza alla reazione dei sentimenti e a ciò che passa nel cuore, ed è testo che rimanda anche all’oggi per i problemi che portiamo dentro di noi nell’affrontare la nostra vita. È pagina che mostra come, il lasciarsi condurre dai bisogni e dalle pretese, porti poi allo sradicamento della memoria della propria salvezza. Nella nostra vita lo constatiamo spesso; la consapevolezza che il nostro cammino sia sempre fatto di bisogni ci fanno preoccupare unicamente di noi stessi e questo, ci porta a dimenticare la Provvidenza. Ce lo ricorda anche la pagina di Paolo quando scrive ai Corinti la sua Prima Lettera. La parola di Paolo è sempre estremamente forte; fa riferimento ai momenti difficili dell’Esodo quando la mancanza d’acqua, la mancanza di cibo e il camminare era arduo e la speranza di arrivare alla meta si andava assottigliando sempre più, per dirci che, anche quando si vive della bontà e della grazia del Signore, si trovano le ragioni per rivoltarci contro di Lui. Ecco l’idolatria, ecco i comportamenti scorretti, ecco la mormorazione impietosa solo perché si sta facendo fatica oppure perché il cammino domanda l’impegno di un attraversamento del deserto. Ecco, su questa tentazione la parola ci guida oggi a vigilare affinché il nostro sia invece un riconoscere che Gesù ha scelto di avere cura di noi, di porsi a fianco sulla nostra stessa strada per accompagnare i nostri cammini come ci mostra bene la pagina del Vangelo. L’evangelista Matteo non ha l’intento di sbigottire, basterebbe rifarsi a come comincia il testo: «Il Signore Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte». Questa azione di Gesù avviene dopo l’uccisione di Giovanni Battista da parte di Erode; Gesù avverte di avere la necessità di una pausa di solitudine e di preghiera per la missione che quell’uccisione rendeva ancora più urgente. Tuttavia, il Vangelo quasi insistentemente ritorna alla folla che cammina per cercarlo. La reazione di Gesù non è quella di una persona contrariata perché è saltata la pace che quell’intimità di preghiera dava; il Vangelo ci dice che: «sentì compassione per loro e guarì i loro malati». La compassione che sta all’inizio del brano, muove tutto il brano; il provare compassione e avvicinarsi ai più deboli come lo sono i malati, è segno di vicinanza. Gesù si prende cura di ogni aspetto della persona che lo vuole avvicinare e questo prendersi cura è una prima manifestazione di Gesù.

Nasce da questo aspetto il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci che annuncia la manifestazione e la presenza di Dio accanto agli uomini ed è stile che convoca anche i discepoli invitati a ridimensionare le loro difficoltà. A loro che invitavano Gesù a congedare la folla perché andasse a comprare il cibo nei villaggi, risponde con l’invito: «voi stessi date loro da mangiare», come a dire: "Volgetevi verso vostro fratello, verso la vostra sorella, e guardateli con amore". Scoprire di essere impotente non è uno svantaggio perché così si rivela la verità della dignità dei fratelli e sorelle che sono accanto. Gesù non calcola il poco che essi hanno e che manifesta la totale sproporzione del bisogno; mette un valore aggiunto che è la compassione, la decisione di prendersi a cuore questa folla. Questo è il clima di partenza, certo, poi c’è l’evidente sorpresa di un moltiplicarsi di pani e di pesci per quella folla assai numerosa (tanto che abbiamo persino il numero senza contare le donne ed i bambini), ma anche la sorpresa di raccogliere ciò che è avanzato in dodici ceste. Raccogliere gli avanzi. Sullo sfondo della moltiplicazione dei pani c'è la manna con cui si nutriva il popolo dell'Esodo. E se era proibito conservare la manna perché il conservare avrebbe assunto il sospetto della mancanza di aiuto da parte di Dio, con Cristo, tutto questo è superato perché il pane che sarà dato è Dio stesso. Le dodici ceste vogliono significare che Dio va al di là di tutto ciò che possiamo aspettarci. La manna spariva nel giorno stesso della raccolta, ma il pane che è Cristo stesso, dura fino alla vita eterna (cfr Gv 6,27), solido e accanto alle fragilità. Così il Signore ha voluto educare i suoi discepoli alla compassione, alla condivisione, alla comunione. Siamo aiutati a riconoscere con quale cuore Gesù si fa carico: quello dell’abbondanza. Questo è il Vangelo di oggi che racconta una manifestazione che fa dire a chi ascolta questa pagina: “questo è il Dio che ha a cuore le fatiche degli uomini”. Non li ha semplicemente sfamati, ma li ha sfamati perché ha vibrato per loro, ha provato compassione per loro e per questo si ferma e condivide. È la buona notizia di oggi che mostra come il manifestarsi a tutti non abbia l’intento di catturare obbligatoriamente un consenso, ma quello di generare stupore (cfr sal 8). A fronte di una folla composta da poveri, da malati in cerca di un aiuto, il Signore si mette accanto. Nasce qui il desiderio di andargli incontro. Inizia qui quella pedagogia paziente e feconda con cui via, via, il Signore fa crescere nel gruppetto dei suoi discepoli, la sensibilità, lo stile nuovo che Lui stesso ha. Abitare la sproporzione con la consapevolezza che, anche se si è poveri, nessuno può rubare la possibilità di voler bene agli altri. Anche noi tante volte riconosciamo di non avere molto di più di cinque pani e due pesci; avvertiamo di avere un po’ smarrita anche la via, ma tu Signore, ci sproni affinché si possa lasciare il luogo solitario del nostro isolamento per incontrare da poveri, altre persone povere come noi.

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