Prima Domenica di Quaresima – Anno B
Is 57, 15-58;4a; Sal 50; 2 Cori 4,16b-5,9; Mt 4,1-11.

I qua 24Vengo a chiamarti, vengo ad incontrarti, vengo a dirti che sei degno ancora, anche nei luoghi più intimi che sopportano situazioni di vita più disagiate. Il testo del profeta è davvero molto bello; ha parole che ci fanno sentire ricercati e destinatari di un invito al quale non potremmo mai dire no perché “sono uno un perso, uno smarrito”. È testo che mostra come i confini di Dio non siano i nostri confini; non c’è nessun limite alla sua bontà, non possono esserci transenne che riescano a delimitare la profondità e i baratri in cui cadiamo e che non permettano a Dio di trovarci. Il testo è molto preciso in questo, ma c’è anche chiamata l’azione della nostra libertà. Il profeta a nome del Signore, chiede che il nostro cammino di fedeltà al Signore si esprima attraverso gesti che siano veri e non pratiche rituali. Se si continua a vivere lontano dal Signore continuando a convivere fra contrasti, divisioni, dentro l’anonimato di una vita abbellita solo nella sua facciata esteriore, ma avendo il proprio cuore pesantemente lontano dalla parola del Signore, ci sottraiamo al suo venirci incontro. Ecco, il richiamo del profeta ci è donato affinché riusciamo a metterci in cammino così in questo tempo di Quaresima che oggi si apre, cammino che possa diventare itinerario vero verso la Pasqua del Signore. E per fare ciò, il primo luogo, il primo passo di un itinerario che ci conduce verso la Pasqua del Signore, è sostare nel deserto. Il deserto richiama profondamente l’esperienza dell’Esodo; ci dice che per uscire da una situazione di schiavitù ed entrare in un percorso di libertà, occorre attraversare lo spazio del silenzio e della sobrietà tipica del deserto. Lì si apre il cuore all’accoglienza della parola del Signore pur sapendo che sarà esperienza faticosa perché luogo arduo, difficile in cui le tentazioni di lasciarsi andare per il continuo bisogno, possono far perdere la strada ed aumentare la fatica. Per questo il deserto è anche luogo di virtù che fanno approdare davvero ad un incontro profondo con Dio. Gesù stesso non si sottrae a questo cammino: «fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo». Dietro alle tentazioni c'è qualcuno: la Bibbia lo chiama "il diavolo". Egli è colui che cerca di abbattere l'uomo; è colui che non si arrende continuando ad insinuarsi nella nostra vita per staccarci dal Signore. Ci attacca nei nostri punti deboli e sa come mascherare le sue aggressioni. È il sommo maestro dell'inganno che tenta in tutti i modi di sviarci dalla via dell'Amore per indirizzarci sulla strada dell’egoismo che è strada assai più facile da percorrere. Anche Gesù è tentato su questo, rifiuta però di usare il suo potere di «Figlio di Dio» per la soddisfazione personale. Ribadisce con fermezza la sua decisione di rimanere fedele al Padre non accettando compromessi con il peccato che la logica del mondo propone. Non si ferma a dialogare con il tentatore, ma continua a rifugiarsi nella Parola di Dio: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

Se mangiare è vitale, essere in comunione con il Padre è ancora più vitale. Ci insegna che la fiducia nell'amore del Padre, la fiducia in Dio non è il risultato di un discorso logico che porta ad una conclusione razionale, è piuttosto la sintesi di una relazione vera che permette di avere uno sguardo diverso sulla realtà e che permette di leggere e percepire tutti gli eventi della propria vita, con un’altra prospettiva che non dia verità alla tentazione. È forza che permette a tutti di inchinarsi davanti agli idoli fabbricati dalla mano dell’uomo su istigazione di Satana quali il potere e l’accumulo delle ricchezze. Le tentazioni indicate dal Vangelo, sono le stesse che arrivano al cuore di ogni uomo e donna, che arrivano al cuore di una comunità in cammino, e tuttavia il Vangelo ci indica come superarle. Gesù che ci mostra come non bisogna fermarsi a rispondere al tentatore con la propria parola. Le risposte che Gesù dà a Satana, sono solo citazione della parola di Dio: «sta scritto». In quel modo è espresso tutto il senso di restare nella Parola che continuamente rilancia e riprende. Anche il tentatore utilizza la parola di Dio, ma lo fa in modo subdolo che tende all’inganno, e in questo lui è veramente bravo. Gesù invece, riprende la Parola nella sua bellezza, nella sua profondità, nella sua esigenza; non si stacca mai dalla Parola del Padre; Esso stesso si fa Parola per consegnarsi all’intera umanità così da farla crescere. Infatti, venuto ad abitare con la sua Presenza i deserti della nostra vita, Egli è lì, con noi, accanto a noi, come Presenza definitiva per raggiungerci anche negli angoli più nascosti e aridi della nostra vita. Siamo invitati a lasciarci amare da Lui, siamo invitati ad offrirci al suo amore aprendo il nostro cuore abitato dalla nostra povertà, dalle nostre fragilità, dalle nostre ferite per scelte ambigue fatte dando assenso alle provocazioni del tentatore. La tentazione più grande però, è quella di pensare di essere degni di Dio solamente quando riusciremo ad essere impeccabili nei suoi confronti, ma il percorso che siamo chiamati a fare in Quaresima ci dirà che non è così. Isaia ci aiuta in questo; ci dice che Dio ci vuole abbracciare subito affinché, la nostra povertà abitata dalla Sua presenza, possa diventare luogo di incontro con l'Amore, luogo di apertura alla Grazia, luogo in cui Dio può finalmente riversare la Sua vita. Questo è il deserto nel quale siamo invitati ad inoltrarci: luogo di conversione che permetterà a Dio di agire e di fare nuova anche la nostra vita. Iniziamo dunque il cammino di Quaresima con questa fede e con questa speranza; ci sarà data la consolante consapevolezza che tutto ciò che viviamo è già dono che schiuderà il nostro cuore alla serenità, all'armonia che l’apertura nei confronti del Padre consegna. Se riusciamo lungo la quaresima a tenere lo sguardo fisso su Gesù (cfr Eb 12,2) e ad avere l’interiore libertà di tenerci davvero a distanza da tutto quello che potrebbe inutilmente appesantire il passo ed il cuore, vuol dire che abbiamo già identificato dove andare e da chi andare. Anche per questo Signore ti diciamo grazie, per questo nuovo tempo che ancora una volta ci invita a ricominciare un cammino vero. Sia davvero per tutti, una buona Quaresima.

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