II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
Dt 5, 1-2. 6-21; Sal 18; Ef 4,1-7; Gv 4,5-42
Le persone che Gesù incontra diventano esempi e paradigmi di percorsi umani con i quali chi legge può identificarsi. È percorso di scoperta perché nel conoscere Lui, ciascuno può aprirsi ad un itinerario di scoperta di se stessi e della propria intimità, sperimentando un’apertura che si presumeva non avere. È successo alla donna samaritana e poi anche ai suoi compaesani. Il Vangelo di questa domenica è davvero pagina affascinante, ma chiede di essere meditato per essere meglio assaporato in ogni sua parola. Per entrarci davvero bene, dobbiamo anche noi fermarci e sentirci accolti da Lui che ci aspetta come ha atteso la donna samaritana. Lei a quel pozzo ci andava costantemente ed in modo anonimo; ci andava in un orario insolito per nascondere la propria vita, per soddisfare il proprio bisogno. L’incontro con Gesù sarà incontro che aprirà il cuore di quella donna di Samaria, ad un bisogno di altra acqua che riesca finalmente a dissetare l’animo: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Come se Gesù le dicesse: la mia acqua è diversa, è acqua capace di irrorare l’aridità del cuore che tende sempre più ad aumentare perché il tuo dolore è arsura, perché correndo all’impazzata cercando di sfuggire al giudizio impietoso degli altri, rendi la tua vita senza valore e alimenti la tua arsura che ti porta all’aridità. «L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna», è dunque acqua che dice relazione, dice uno stato d’animo diverso, ma chiede l’apertura ad un percorso di conoscenza. «Se tu conoscessi il dono di Dio» infatti, è richiamo alla speranza, è invito ad aprirsi alla libertà vera che fa sentire amatati. Le parole di Gesù che potevano essere avvertite solo come una provocazione fatta da un Giudeo, adesso gradatamente addolciscono il sentimento di quella donna permettendo l’apertura alla comprensione della verità del proprio stato: «Non ho marito». Lì è il punto di svolta tra il costante bisogno di un’acqua che continuamente non soddisfa e un’acqua che davvero disseta. Gesù conduce la Samaritana alla rivelazione della salvezza che è già presente e che sta davanti a lei. «Sono io, che parlo con te» è infatti, affermazione che dice: Io sono questa vita che è più grande delle tue fatiche, che è più grande dei tuoi peccati, che è più grande delle tue fragilità, che è più grande della morte che stai nascondendo nel tuo cuore. Nel momento stesso in cui la donna prende possesso della sua nuova dignità, assapora la libertà; non si avverte più aggredita dalla propria storia, e questo evento la porta a lasciare l’unico strumento ritenuto prezioso per attingere l’acqua. L’immagine è bellissima e racconta l’assoluta trasparenza della verità del suo nuovo stato d’animo. La sua è esplosione di gioia per l’incontro decisivo della sua vita. È riammessa alla relazione con quel Dio che cerca: «i veri adoratori […] in spirito e verità», perché la condizione che le ha impedito di essere se stessa e che l’ha portata sempre più alla mediocrità, è stata cancellata da Gesù che l’ha riportata al rapporto con il Padre ed alla relazione fraterna. Gesù è il vero adoratore in spirito e verità che permette a noi peccatori feriti, schiacciati e lacerati dai nostri bisogni materiali, dai nostri desideri contraddittori e dalle nostre paure, di stare come figli davanti al Padre. Questo è il cammino che Gesù vuole ed è cammino che chiama anche altri. La donna, infatti, ritorna in città e racconta: «Venite a vedere».
È espressione che ritorna nel Vangelo secondo Giovanni; è frase che chiede di mettersi in cammino e non essere fermi perché il dono di Dio che è la persona di Gesù, non lo si può conoscere a tavolino o a scuola come si impara la storia o la matematica, ma occorre alzarsi, andare da Lui e stare con Lui. I samaritani lo fanno ed è bella questa sottolineatura che vede eretici ascoltare ed andare: «Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Sono andati da Gesù, l’hanno pregato di rimanere con loro e Gesù acconsente fermandosi per due giorni. È Vangelo che ci dice come il luogo dell’incontro vero sia la nostra vita; anche noi in fondo, andiamo in modo anonimo a pozzo anonimo per attingere acqua che non disseta. Anche noi trasformiamo il senso della nostra religione in una serie di abitudini rassicuranti, abitudini ripetute che però non coltivano il desiderio, la speranza, la sete di Dio. Anche la stessa osservanza della legge - la pagina della Samaritana si accosta bene al decalogo (cfr Lettura del Deuteronomio) – la si può facilmente intendere come un confine da rispettare, come lo strumento per dividere il mio dal tuo, e non come l’insegnamento per un cammino da generare e far crescere tutti insieme. Ma una legge che proibisca, che stabilisca solo confini, rimane una legge scritta solo sulla pietra e non potrà essere fatta propria nel cuore; rimane una legge morta come l’acqua che ristagna nelle cisterne che andranno via via screpolandosi per la nostra indifferenza (cfr Ger 2,13). «Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete», sia davvero la nostra preghiera perché la Quaresima è il tempo dell’incontro; favorisce per noi le condizioni propizie: il silenzio, l’ascolto della Parola, l’intimità della preghiera. È dono da accogliere perché rimanda alla nostra identità vera di figli in Cristo Gesù dalla eternità. Ecco perché la pagina di Vangelo di questa domenica è davvero pagina straordinaria; essa ci chiede di metterci in cammino verso il nostro personale pozzo avendo la sicurezza che a quel pozzo sarà presente Lui, Gesù Cristo che vuole incontrare te. Paolo stesso, in questo breve ma densissimo e appassionato brano, dice che la chiamata a questo incontro, si faccia risorsa da porre nella propria bisaccia di viaggio, affinché sia trasformata in vocazione a diventare gente di comunione, gente che ama profondamente l’unità, persone che hanno il gusto e la passione della comunione. Questa è risorsa e ce lo dice chi si trova prigioniero per Gesù Cristo la cui fede è tale perché accoglie senza riserve la persona di Gesù nella propria vita, avendo fiducia nel suo insegnamento, e riuscendo a cambiare il proprio atteggiamento, il proprio stile di vita, secondo le indicazioni della sua Parola. Domenica davvero splendida: Gesù, il Figlio unigenito di Dio, si mette allo stesso livello della propria creatura sedendosi stanco ai tanti pozzi delle nostre miserie.
