DOMENICA DELLE PALME – ANNO B
Is 52,13-53,12; Sal 87[88]; Eb 12, 1b-3; Gv 11,55-12,11

Palme 2024«Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù». Il testo della Lettera agli Ebrei vuole essere invito che accompagni l’ultimo tratto di cammino che ci separa dalla Pasqua. È come se l’autore ci dicesse: “guarda che se vuoi entrare veramente e bene nella Pasqua di Gesù, queste sono parole che ti fanno da faro”. Sono parole che invitano a eliminare tutto ciò che appesantisce la vita, a rinfrancare il passo e soprattutto il cuore, come l’atteggiamento spirituale più vero. La prolungata contemplazione di Lui, l'ascolto amorevole delle parole che ci racconteranno la sua Passione, ci consentirà di accogliere meglio e bene il tempo e il senso della Pasqua. Oggi noi iniziamo questo tratto più difficile; lo iniziamo con l’ulivo simbolo della pace che vogliamo ardentemente, lo iniziamo come segno di accoglienza del volto mite e festoso del Signore che entra nelle nostre intimità, ma che diventerà volto distrutto dalla sofferenza e dai patimenti della profezia drammatica e bellissima di Isaia. Allora è bello iniziare questa settimana con l’affermazione dello scultore, pittore, sceneggiatore svizzero Alberto Giacometti amico del filosofo francese Jean-Paul Sartre, il quale dice: “Non disegno l'occhio, scolpisco lo sguardo” per poi aggiungere: “la grande avventura è vedere qualcosa di sconosciuto emergere, ogni giorno, nello stesso volto”. Sono parole di profezia del desiderio umano di scoprire. Ogni giorno, infatti, ogni incontro con la parola del Vangelo, specialmente in questa Settimana Santa, deve far emergere qualcosa di sconosciuto dallo stesso volto. Mi chiedo allora se non sia forse questo il senso del gesto operato da Maria. Per esprimere la sua vicinanza a Gesù, lei che era molto amica di Gesù, non aveva altra parola se non quel gesto di grande valore. Ella stessa vede affiorare qualcosa di nuovo in quel volto incontrato più volte, e lo vuole annunciare a tutti con il profumo versato su Gesù. E se agendo così, ha suscitato il fastidio e anche l'irritazione di coloro il cui sguardo non era così penetrante, certamente ha suscitato l'ammirazione di Gesù. Quel gesto di spargere il preziosissimo profumo su Gesù mostra come Maria riesca ad interpretare ciò che i discepoli sul monte Tabor non avevano saputo percepire chiaramente. L’unzione identifica la gloria della Croce e il profumo di altissimo valore, è il profumo pasquale. La cena di Betania ne è il preludio, e la presenza di Lazzaro ne è l'annuncio. Abbiamo bisogno di respirare il profumo pasquale per diventare l'odore buono di Cristo (2 Cor 2,15) da diffondere in tutta la casa che è il nostro mondo. Lo scambio è ammirevole! In cambio del nostro essere scherno per i nostri tradimenti riversati copiosamente su Gesù, Egli apre la nostra vita con il profumo pasquale.

La piccola Teresa di Lisieux, diceva che abbiamo bisogno dei nostri occhi nel Santo Vangelo per respirare subito i profumi della vita di Gesù e per sapere da che parte correre. È inizio della Settimana Autentica; Gesù seminerà l'inaspettato nella nostra storia personale, un inaspettato che, se pur tante volte annunciato, non è stato mai trasformato in un percorso di ascolto vero per non essere solo spettatori. Egli offrendosi alla Croce, diffonderà il profumo della sua misericordia. La storia, la nostra storia soprattutto, in questo tempo di grande messa in discussione della fede, sarà piena della misericordia di Dio (Sal 32,5). Ecco il perché il sorprendente e bellissimo testo del Vangelo è messo qui alle porte della Settimana Autentica; è messo affinché quel gesto di Maria, porti ognuno di noi a farci dono ai fratelli. Solo così si potrà vivere la Pasqua pienamente. È come se Maria ci volesse dire: “se non sprechi l’unguento prezioso che è la tua persona, non sarai mai in grado di vivere l’intimità con il Maestro che della sua vita ha fatto il Dono per eccellenza. Questo è il segno dell’unguento che via via profuma per intero la casa. Ma poi ci sono anche i baci dati e poi quei piedi asciugati con i propri capelli da significato della propria totale dedizione. Non c’è nessuna parola di Maria, nessuna parola di Gesù mentre tutto questo avviene; il silenzio è totale perché il gesto parla con una eloquenza insuperabile. Questo eccesso di amore dice come in quella casa, una casa semplice in cui trovare rifugio, ci si guardi negli occhi perché si conoscono i volti e non c’è anonimato. E allora, anche il volto della profezia drammatica e bellissima di Isaia che mostra il volto sfigurato che «non ha né apparenza, né bellezza», oggi con profonda verità possiamo dire che è volto bello perché, anche se con un disegno malefico che in questi giorni verrà puntualmente completato, è volto d’Amore che ha lo sguardo verso le proprie creature. È Volto che non vogliamo dimenticare più. Come è vera l'espressione della profezia: siamo tutti dispersi e gente smarrita, ma ci sentiamo convocati da quel volto sfigurato, per essere raccolti e accolti come sbandati ed entrare tutti insieme nella casa presso il Maestro che ci aspetta. Io penso che Maria abbia guardato così quel Volto al punto che sentendosi lacerata dentro ha donato tutto ciò che aveva per profumare quel corpo che si avviava alla morte. Ma questo dice anche la bellezza della casa in cui le distanze si accorciano e i volti entrano nel cuore per non perderli più nella vita, e se si ha il senso profondo dei volti, si vive davvero l’intensità di uno sguardo su qualcuno che si ama fino in fondo e si diventa capaci di gesti esagerati di amore come quello di Maria. Quel profumo dal grandissimo valore economico, lo spreca tutto per ungere i piedi del Maestro. Questa è la forza dell’intimità! Quando lo sguardo sul Signore che abbiamo scelto come il Maestro della nostra vita diventa sguardo intenso e prolungato, non siamo più capaci di toglierlo anche se quel viso diventerà sfigurato. «Non ha apparenza né bellezza, per attirare i nostri sguardi» dice il profeta, eppure come Maria, non riusciamo a non guardarlo. Quel volto sfigurato che rimanda all’Amore con il quale siamo sempre amati, segna anche il nostro cammino. Si apre la settimana della Passione, Morte di Gesù Cristo, ma noi ci poniamo così davanti ad un Dono così, per dire al Signore con tutta umiltà: “ma che cosa riesco a restituirti Signore se non la mia disponibilità a riceverti anche così”. La parola del Signore ci conduce qua; ci conduce di fronte a quel Volto che non ha apparenza né bellezza. «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Sì! Il Signore viene, il Signore bussa alla porta del nostro cuore, il Signore entra in città perché desidera stare con noi.

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