VI Domenica di Pasqua – Anno B
At 26,1-23; Sal 21; 1Cor 15,3-11; Gv 15,26-16,4
In questo tempo racchiuso tra la Pasqua e la Pentecoste, di domenica in domenica, la liturgia ci invita costantemente a far nostro il dono della Pasqua del Signore. Non basta sfiorare la Pasqua facendone memoria con una sola celebrazione ma rimanendo all’esterno del dono, occorre attraversare la Pasqua entrandoci in profondità. Oggi siamo aiutati in questo dalla Parola che presenta tre quadri diversi l’uno dall’altro. La pagina del Vangelo è sicuramente pagina di vigilia; è testo che lega insieme la conclusione del capitolo 15 e l’inizio del capitolo 16 del Vangelo secondo Giovanni. È testo che contiene qualcosa di immediatamente bello e importante che ci fa cogliere bene il dono della Pasqua. Gesù svela il dono dello Spirito che parlerà a tutti di Lui dando testimonianza di Lui. L’avvenimento Gesù di Nazareth è accaduto storicamente duemila anni fa, ma ci preannuncia Gesù con il dono dello Spirito, quell’avvenimento sta accadendo ancora oggi nel mondo, nel cuore di uomini e donne in ricerca. C’è dunque la promessa dello Spirito, ma il testo evidenzia come non sia pensabile un cammino di sequela del Maestro di Nazaret che non sia segnato da prove e tribolazioni di vita dettate anche dall’odio di gente che crederà di rendere culto a Dio. La prova è da annoverare nel bagaglio di colui che fa della sequela di Gesù il proprio stile di vita; Gesù però, chiede di avere fiducia, perché la Passione di Cristo segnerà il culmine della lotta tra lo Spirito di Verità e lo spirito di menzogna. Lo spirito di menzogna che con la morte in Croce di Gesù sembrava essere vittorioso, è totalmente sconfitto dalla Risurrezione di Gesù. La lotta non cessa e continuerà fino alla fine del mondo, ma è importante sapere che lo spirito di menzogna, lo spirito del male, che è stato vinto da Cristo, può essere vinto anche nella vita di ciascuno di noi e in ciascuno dei nostri cuori, proprio grazie all’azione del Paraclito, il Difensore. Per questo la parola di Gesù è parola preziosa; essa getta luce sulla Pasqua come dono da comprendere, come momento rivelatore del Volto autentico del Padre che in Gesù Cristo, ci ha accolti. È dunque Volto che non vogliamo perdere perché è volto che, nella sua luminosità e nella sua intensità, ci indica la strada per andare a Lui e lo fa donandoci il suo Spirito. Allora pregare lo Spirito vuole dire chiedere di tenere viva in noi la memoria di Gesù, di continuare a parlarci di Gesù affinché la sua Persona non scivoli progressivamente nell’oblio perché ritenuta Persona troppo lontana nel tempo. Mediante lo Spirito, Gesù è presenza per l’oggi di ciascuno di noi, è palpitante e vivo perché è il Risorto. Lo Spirito di Gesù azzera le distanze, aiuta a non perdere nulla di quello che il Signore è, di quanto ha detto e di quanto ha fatto. «Lo Spirito della verità che procede dal Padre», rende testimonianza a Gesù, così i discepoli possono diventare inviati e testimoni di Cristo glorificato dal Padre, perché abitati dallo Spirito del Signore.
Solo così il cammino del discepolo potrà essere come quello del Maestro; gli Apostoli, infatti, arriveranno alla follia della Croce (figura del loro martirio) come testimoni supremi del disegno di salvezza del Padre. Sono parole intense e drammatiche quelle di Gesù, ma sono parole che hanno scolpito il cuore di Paolo. È intenso, infatti, lo scritto ai Corinti, ed è intenso anche ciò che ci viene proposto nel testo tratto dagli Atti degli Apostoli. Paolo ai Corinti testimonia la risurrezione di Cristo dicendo loro che, se Gesù non fosse risorto, la loro fede (ma anche la fede di tutti), anche se vissuta con tutto l’entusiasmo di cui si è capaci, sarebbe vana (cfr tutto 1 Cor 15). È proprio all’interno di questo capitolo che Paolo regala espressioni come quelle proposte oggi. Egli racconta ai suoi amati Corinti che il Risorto si è mostrato a gruppi dei discepoli che hanno potuto avere la gioia di incontrarlo, fino ad arrivare a dire: «Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio». Mostra un animo trasparente ancora pieno di commozione che non si è andata assottigliando con il passare degli anni, anzi, mostra fierezza per il dono della grazia che lo ha fatto camminare su vie che non conosceva e che non pensava di percorrere. La sua è parola che parla della Pasqua; è parola che vuol comunicare a tutti come la Pasqua sia sempre dono capace di far rinascere, capace di far ripartire, capace di ricondurre la propria vita nel suo significato più forte. Se la morte non è riuscita a tenere Gesù schiacciato a terra dietro una pietra tombale, anche il discepolo, ogni discepolo, sarà nel solco del Vivente, del Risorto. Paolo raccontandoci la sua esperienza ci vuole comunicare che ogni sorta di segno di morte che può invadere il cuore di un uomo, di una donna, di una comunità, può essere riscattato e ridiventare segno di vita. Pensiamo alla forza che hanno queste parole per chi si adopera all’interno dei contesti sociali di oggi; pensiamo a chi, dentro a vicende travagliate e sofferte, sta condividendo a tu per tu i momenti faticosi per la vita di condannati alla reclusione, o ai condannati senza sentenza che non sono liberi di professare le proprie idee o la propria religione. È parola che accompagna la fede di tutti; accompagna chi sta accingendosi a scegliere di compiere il passo decisivo della propria vita, e chi invece, il passo lo ha già fatto ma, di questa parola, continua ad alimentarsi. Annunciare «la luce al popolo e alle genti», vuol incoraggiare tutti verso quell’oltre che il Signor ci ha promesso aprendoci la via. Lo Spirito del Risorto ci consente di avvertire tutto ciò come lo spazio reale e significativo a disposizione per la propria vita. Se venisse meno la fiducia di poter rinascere e ripartire, saremmo già condannati a perdere la nostra vita vera; ecco perché la parola della Pasqua continuamente ci ricorda che dobbiamo entrare in essa e il dono dello Spirito del Risorto che il Signore ci dà, permette esattamente questo: aiutarci nella speranza di un futuro di vita e non di morte. Se ci lasciamo aiutare così, ogni passaggio che può sembrare avere il sigillo della morte, in verità è spazio e luogo di ripartenza, di rinascita, di rigenerazione nelle forme più diverse. Lo possiamo verificare dentro le nostre case, nel cammino della nostra comunità perché questa è la storia che tutti noi stiamo attraversando. Certo, ci si può sempre fare imprigionare dalle logiche di morte, ma si può anche sempre porre gesti passi e parole del rinascere del ricominciare, perché sicuri che il Signore Gesù: “è apparso anche a me”.
