Domenica dopo Pentecoste: Solennità della SS. Trinità – Anno B
Es 33,18-23;34,5-7a; Sal 62; Rm 8,1-9b; Gv 15,24-27

DomenicaDopoPentecoste2024«O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne, in terra arida, assetata, senz'acqua», ci fa pregare il salmo. È espressione che si avvicina fortemente alla richiesta di Mosè: «mostrami la tua gloria», anelito che chiede di essere colmato. E Dio non rifiuta la risposta, ma la diluisce: il modo con il quale Mosè avrà accesso alla sua gloria, sarà quello di stare alle spalle di Dio e seguire Lui. È insegnamento che vale per tutti, perché solo così ci sentiamo presi per mano ed accompagnati. Emerge però un di più dalla Lettura: non è soltanto un vedere seguendo, ma è anche l’ascoltare quella voce che esce dalla nube e che dice: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni». Questo dobbiamo ascoltare e fare nostro: Dio non è un ragionamento astratto, Dio è storia che si fa incontro a tutti affinché tutti lo possano conoscere semplicemente vivendo. Non è un discorso astratto che non ha possibilità di verifica, Dio parla di sé raccontando il modo attraverso il quale si può fare esperienza di Lui e le pagine della Scrittura ci aiutano a scoprire come Dio si lascia incontrare. L’immagine di Dio che Gesù ci ha rivelato con la sua vita, è l’immagine del Padre misericordioso e non quella di un Dio tremendo e vendicativo che al male fa seguire una punizione tremenda come purtroppo ancora oggi è presente nel nostro immaginario religioso. Il nostro Dio è Padre che si manifesta misericordioso proprio nel Figlio Gesù: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9). Il volto del Padre si manifesta nel volto di Gesù, e il volto di Gesù emerge in modo molto evidente e molto chiaro attraverso tutte le pagine dei Vangeli. Ma anche qui che fatica. Nella sua vicenda terrena, immerso tra credenti e increduli, tra santi e peccatori, tra i figli del vero Padre e figli del padre della menzogna, Gesù dice: «amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44); questa è la manifestazione del volto del Padre che ama tutti i suoi figli, soprattutto coloro che sbagliano e sono lontani (cfr Lc 15,11-32). Non c’è nessuna parola di Gesù che faccia emergere la volontà di emarginare, condannare, allontanare definitivamente qualcuno dalla Sua presenza, neppure il peggiore dei suoi nemici. Piuttosto Gesù scuote e richiama chi si è perduto o chi si è avviato lungo una strada opposta a quella dell’Amore di Dio. I Vangeli ci mostrano questo; ci mostrano il risplendere del volto di un Dio trinitario profondamente radicato nella Sua volontà di salvezza e nella Sua disponibilità all’accoglienza. La croce di Gesù, quella croce che è il segno dello svuotamento totale, che è segno della condizione della povertà di Dio, dice la volontà di Dio di accostarsi agli uomini senza terrorizzarli. È soltanto attraverso l’invocazione del Figlio e la risposta del Padre al Figlio che noi arriviamo alla verità tutta intera.

La comunione trinitaria del Padre con il Figlio nello Spirito, si manifesta all’umanità delle parole e delle opere del Figlio che è Amore radicalmente inclusivo, per questo siamo invitati dal Vangelo a rimanere nelle condizioni prospettate dal grande discorso che Gesù ha fatto ai suoi discepoli alla vigilia della sua passione. È discorso che è stato oggetto di continue rivisitazioni e meditazioni lungo tutto il periodo pasquale e che ci mostra come Lui si lascia incontrare e come noi possiamo incontrarlo. Oggi quei pochi versetti che affrontiamo sono costruiti su due temi: la memoria e il rifiuto. Dio lo puoi riconoscere accogliendolo facendo memoria di Lui, oppure puoi allontanarti da rifiutando così la sua vicinanza. Il rifiuto da parte dei capi dei Giudei viene accolto da Gesù con estremo rammarico e forse anche con tanta meraviglia. Se leggiamo bene, è presente la sorpresa di Gesù che dice: «Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio». L’ora della Croce mette in evidenza tutto ciò; il mondo sul Golgota ha raccontato a pieno il suo peccato ed il suo odio, la sua iniquità e la sua tenebra, ma la Risurrezione del Figlio potenza dell’Amore «che non conosce confini», è risposta totalmente gratuita che apre le tenebre del mondo. Non sono dunque persone che non abbiano visto gesti, opere o non abbiano potuto ascoltare le parole di Gesù: «le hanno viste e conosciute eppure lo hanno rifiutato, peggio: «hanno odiato me e il Padre mio». Gesù pare sorprendersi e in maniera molto accorata lo dice ai suoi Discepoli : «Mi hanno odiato senza ragione». Di fronte alle parole, di fronte ai gesti di benevolenza, di mitezza, di amore, di donazione, l’esito è stato non soltanto un rifiuto, ma odio senza ragione. La libertà spesso porta in sé la possibilità estrema del rifiuto di Dio non soltanto da parte dei Giudei che hanno visto e ascoltato, ma anche per noi. Il cuore di ogni uomo è realmente capace di rifiutare l’opera di Dio e la rifiuta anche quando vede, anche quando si accorge, anche quando sente. E dall’altra parte c’è l’altra modalità che è quello della memoria richiamata dal contenuto dell’ultimo versetto: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio». È la memoria suscitata dallo Spirito accolto che dà testimonianza; è Lui che aiuta a ricordare le opere di Dio; quello che Dio ha fatto e quello che continuamente opera nella nostra vita. Se noi possiamo fidarci di Dio, non è perché tutte le volte siamo chiamati a fare un salto nel vuoto come se dovessimo sempre sfidare chissà quale cosa, ma perché pur essendo dentro l’oscurità del passo che ci sta davanti, la Memoria infusa dallo Spirito, viene incontro nei nostri cuori per aiutarci nel nostro cammino. Riusciremo a dire che dentro di noi c’è un tratto del Volto di Gesù solo quando ci mettiamo nella condizione di amare, di ascoltare, di accogliere l’altro, nonostante tutte le fatiche dovute alle nostre fragilità. È Paolo a dircelo; lui ci dice che ciò che era impossibile è diventato possibile grazie alla storia di Gesù. Ciò che era impossibile per noi, cioè, uscire da soli dalla schiavitù del peccato e dalla morte interiore, è finalmente possibile grazie allo Spirito di Gesù. Il nostro accesso a Dio è sempre possibile non tanto per nostro sforzo che comunque rimane lodevole, ma perché Dio si fa vicino. Dicono questo le parole ascoltate dal Libro dell’Esodo, da Paolo e dal Vangelo oggi. Questo è il mistero grande che la liturgia, di domenica in domenica, vuole guidare alla comprensione. Gesù si è fatto carne tra carne per presentarci la volontà del Padre che è volontà di relazione esclusiva con noi, e perché questo si possa veramente avverare, manda lo Spirito, che è Amore, affinché tutti possano essere compresi in questa esperienza d’amore trinitario. Oggi, la grande provocazione di speranza che il Padre ci fa è che: se vedi l’amore puoi vedere la Trinità, ma se vivi l’amore vivi davvero la Trinità.

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