V DOMENICA DOPO PENTECOSTE – ANNO B
Gen 17,1b-16; Sal 104; Rm 4,3-12; Gv 12,35-50

VDopoPente2024Il termine “alleanza” che il testo di Genesi presenta per ben undici volte, lo potremmo tradurre con Amicizia. Dio propone la sua alleanza, la sua amicizia, con Abramo e con la sua discendenza che verrà dopo di lui nella quale anche noi siamo compresi. Quali caratteristiche ha l’amicizia che Dio propone ad Abramo e a noi suoi discendenti? Anzitutto è alleanza che non parte da Abramo, ma parte da Dio stesso; Lui inizia questo rapporto di amicizia con Abramo. È poi alleanza proposta ad un tu, ad Abramo e in lui, alla sua discendenza: «Ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni» e infine, è sottolineato che quell’alleanza è perenne. Non è amicizia che dura solo un certo periodo della storia e poi andrà a scadere; è perenne, è eterna perché Dio è eterno; Dio chiama in gioco la sua fedeltà e questo significa che il suo sguardo sull’umanità intera è davvero eterno. È però amicizia che chiede correlazione: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione». Dunque, non è semplice richiesta di amicizia come quella che si richiede con i social, è chiesto all’interlocutore - in questo caso ad Abramo e alla sua discendenza - di corrispondere con la propria esistenza avendo quell’atteggiamento profondo che prenda totalmente il cuore. È dunque su questa alleanza, su questa Amicizia che Dio fa con ciascuno di noi, che vorrei soffermarmi. Ciò che celebriamo in ogni Eucaristia, è l’incontro con Dio che rinnova nuovamente la sua alleanza e la sua amicizia con noi. La rinnova in modo particolare e definitiva attraverso il Corpo e Sangue di Gesù Cristo: «Questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati» (cfr terza preghiere Eucaristica). Non sostituisce l'antica alleanza perché è già presupposta, Gesù le dà una dimensione nuova che dice l’apertura agli uomini e donne di ogni razza, etnia, nazione. Dio si dona a noi attraverso Gesù che noi riceviamo nel nostro corpo. Quelle parole ci chiedono di riflettere, di rinviare ad altri la sua Persona mentre la sua Presenza, quel Pane spezzato, arriva ad abitare anche le più piccole cellule del nostro corpo.

Solo in questo modo possiamo fare l’incredibile esperienza di comunione con Cristo che non verrà mai meno e che ci rende suoi fratelli e figli dello stesso Padre. Rifiutare Gesù è rifiutare il Padre, è rifiutare l’amicizia che Lui ci dona, per questo dobbiamo chiederci sempre se vogliamo veramente abitare l'intimità di Dio o rimanerne fuori. Chiedersi cosa vuole dire che il Signore rinnova la sua amicizia con me oggi nella mia vita, nella mia vocazione, nella mia situazione personale famigliare, di comunità; cosa vuole dire che il Signore rinnova la sua amicizia e desidera essere mio amico e che cosa vuole dire per me corrispondere o cercare di corrispondere a questa amicizia ed essere fedele? Sono domande che dobbiamo porci se veramente vogliamo essere e vivere in questo clima aperto dal Signore. Il Vangelo ce lo mostra. È testo davvero difficile quello di oggi; siamo subito dopo la risurrezione di Lazzaro e il capitolo si are con la seguente frase: «Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti». C’è in filigrana l’annuncio sorprendente della Pasqua, della sua Pasqua. Gesù dice: «non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo»; sono parole che mettono in luce il pensiero del Padre misericordioso, ma sono anche parole che sembrano scontrarsi con altre che Gesù stesso ha usato. Penso all’immagine che ci viene data da Matteo riguardante il Giudizio ultimo in cui mostra il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio mentre divide i capri dalle pecore (cfr Mt 25,31ss), ma penso anche alla professione della nostra fede che ogni domenica ci fa dire che "Egli verrà a giudicare i vivi e i morti". Cristo giudice o salvatore? Non è domanda da porsi perché davanti alla vita di Cristo, davanti alla Verità della sua Parola, è l'uomo stesso a essere messo a nudo. La Parola di Gesù è come una spada a doppio taglio (cfr Sal 149) che rivela la nostra miseria, e se la rifiutiamo ci giudica, cioè, si pronuncia sul nostro essere nelle tenebre piuttosto che nella luce. Nessuno può sfuggire al giudizio che ci lascia alla presenza della Parola di Dio e di noi stessi. Tuttavia, il giudizio sulla verità della nostra vita è il punto di partenza e il primo passo che ci porta a salvezza. Gesù dicendoci che: «La parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno» vuole dirci che la Parola di verità che Lui ha lasciato a tutti, nessuno escluso (cfr Mt 13,3-9) sarà la vera testimone della vita vissuta, così che chiunque tende le mani verso la salvezza, sia colui che giudica se stesso. Il giudizio della Parola accolta è il passo verso la salvezza; ora, se Cristo è venuto nel mondo non per giudicare il mondo ma per salvarlo, noi prostrati a terra dalle nostre sempre più pesanti fragilità, per ricevere le sue parole di perdono e misericordia, dobbiamo saperci riconoscere con umiltà, di essere peccatori e bisognosi di salvezza così che anche per noi possa risuonare la frase: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato; va' in pace» (Lc 17,19). Rifiutare la Parola, vuole dire rifiutare la luce, rifiutare la salvezza che la luce fa vedere. Se nel nostro piccolo pezzo di storia che siamo chiamati a percorrere siamo immersi nelle difficoltà, Gesù ci invita alla speranza. Nella citazione di Isaia, viene incastonata una espressione bellissima: «e io li guarisca» (Gv 12,40); l’accento è posto sulla volontà da parte nostra di essere guariti perché qui veramente si gioca la nostra libertà. Allora, nonostante l’infedeltà dell’umanità intera, il progetto universale di salvezza di Dio non viene mai meno, e dentro la nostra incredulità, la nostra paura, dentro la nostra piccolezza, viene posto questa speranza. Il Signore ci vuole guarire, ci vuole condurre dalle tenebre alla luce. Questa è la promessa e sappiamo che la promessa di Dio si realizza sempre perché è parola di verità. Domenica scorsa dicevamo che è Dio ad alzare le attese. Se dentro noi è sempre presente la vita terrena fatta di materialità che tende ad obbedire all’istinto di conservazione, tuttavia è presente allo stesso modo, il desiderio vivere una vita secondo il dono ricevuto che porta alla comunione. Il mistero di Dio è nel cuore della vita umana: nascere, amare, dubitare, credere, accogliere, lì c’è Dio che porta in dono il respiro della salvezza. E questa vita sospinta dal vento dello Spirito procede verso l’Inesauribile che è l’Eterno per essere, come ha detto Dio ad Abramo, molto, molto fecondo. Ecco, tutto questo ci rincuori e ci guidi ad un cammino con il cuore orientato a Lui abbandonando la vita ovvia, quella fatta di conservazione e di difesa che seduce, inganna, acceca, e perde ciò che è indispensabile: la salvezza di Gesù Cristo.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy