X Domenica dopo Pentecoste – Anno B
1 Re 7,51 – 8,14; Sal 28 (29); 2 Cor 6,14 –7,1; Mt 21,12-16
“Ho compassione di questa casa: la maledizione le sta sopra sospesa. State a vedere che la giustizia di Dio avrà riguardo a quattro pietre, e suggezione di quattro sgherri. Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine, per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla! Voi avete disprezzato il suo avviso! Vi siete giudicato. Il cuore di Faraone era indurito quanto il vostro; e Dio ha saputo spezzarlo. Lucia è sicura da voi: ve lo dico io povero frate; e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno...” (A. Manzoni, I Promessi Sposi, Cap. VI)
Un uomo di Dio e un uomo di potere, uno di fronte all’altro, la pazienza contro la protervia, l’amore per l’umano avverso al sentimento miserabile di chi intende nient’altro che possedere, per gioco, vacuità. Ciò che dà pace e sicurezza è la vicinanza del Signore, il suo desiderio di vicinanza al cammino di ciascuno di noi. È segno bellissimo ciò che ci viene regalato dalla pagina di Vangelo: Gesù entra nel Tempio butta fuori tutti quelli che ne fanno spazio di commercio e accoglie i bisognosi. Il Tempio è davvero una teologia in pietra per il senso religioso degli Israeliti. Sta sul colle, si erge come monte e vi è una spianata per i pellegrini. Ha i portici dove stazionano i mercanti, i cambiavalute. Ha poi il cosiddetto atrio dei gentili per i convertiti venuti dal paganesimo e l’atrio delle donne. Segue lo spazio riservato agli israeliti maschi e più all’interno c’è il luogo dei sacerdoti, infine c’è il Sancta Sanctorum alla quale nessuno vi può accedere salvo il Sommo sacerdote una volta all’anno nella festa dello Yom Kippùr che è il giorno più sacro dell'anno, il giorno in cui ci si sente più vicini a Dio e all'essenza delle nostre anime per il perdono dei peccati ricevuto. Il Tempio è massiccio e splendido ma è pericoloso perché dà un’immagine dell’Altissimo distorta e quelle bancarelle e i cambiavalute, fanno apparire come il Tempio non indichi più la casa di Dio. È per questo motivo che l’azione di Gesù è forte e sconvolgente; Gesù non parla, ma il suo gesto dice che chi specula e vuole il proprio tornaconto è fuori, mentre chi invoca e si riconosce bisognoso è parte viva di quella casa. Questo è il sogno di Dio. I testi che ci sono proposti ci orientano in questa direzione, ci invitano a tenere alto lo sguardo ed essere il più possibile capaci di desiderio di avvicinamento al Signore, per questo l’Evangelista riferisce in modo stringato il gesto di Gesù che scaccia i mercanti, per porre l’accento sull’azione di Gesù che guarisce i veri abitanti del tempio: i bisognosi. La verità spirituale del Tempio di Dio sono i poveri, i sofferenti, i malati che invocano, coloro che si riconoscono bisognosi di guarigione non soltanto fisica. La fede degli storpi, dei ciechi, dei lebbrosi, la fede dei peccatori, prepara lo spazio accogliente per Gesù. Il gesto fortissimo di netta riprovazione, quasi violento, intende custodire la bellezza di un simbolo, quello del Tempio, che dice il legame profondo che Dio vuole con il suo popolo, legame che il commercio rende inabitabile.
C‘è dunque contrasto tra la visione del Tempio spirituale che Gesù ha e che vive profondamente nel proprio cuore, e la visione materialistica del tempio che i sacerdoti hanno, per questo gli scribi protestano, ma Gesù cita proprio la Scrittura che loro dovevano conoscere bene: «Sì! Non avete mai letto: dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?». Coloro che più si aprono alla invocazione, riescono a disporre lo spazio nel quale Dio può abitare. Gesù vuole sferzare anche noi affinché capiamo che il vero Tempio è il suo corpo e abitarlo significa demolire il tempio dei nostri materialismi così che tutto sia sgombro da ciò che non è al suo servizio e per la sua gloria. «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi» ha detto san Paolo scrivendo ai Corinti (cfr 1 Cor 6,19), invitando ad aprirsi alla grazia di Dio che sola può operare una pulizia vigorosa di tutto ciò che è fuori posto come l'orgoglio, l'egoismo, il possesso. È detto nel racconto del Libro dei Re, che quando l’Arca dell’Alleanza, simbolo della presenza di Dio tra il suo popolo, fu introdotta nel Tempio una nube riempì il Tempio e i sacerdoti dovettero uscire. Salomone aveva costruito il Tempio; aveva impiegato anni, aveva profuso tantissimi soldi, aveva fatto arrivare artigiani esperti da tutte le parti del mondo allora conosciuto, aveva fatto arrivare i migliori materiali come i cedri del Libano, l’argento dell’Etiopia. Dunque, Salomone a Gerusalemme aveva curato per anni il cantiere della costruzione del Tempio, ma il giorno dell’inaugurazione decreta la fine dei lavori e il Tempio non è più luogo in cui ci siano cose da fare; il Tempio diventa il luogo nel quale si sta nel silenzio dell’adorazione e dell’invocazione ed è proprio per rimarcare questo che Gesù ha ripetuto il gesto originario della nube. Se all’origine la nube fece uscire i sacerdoti, Gesù cacciando i sacerdoti e i mercanti che avevano trasformato la casa di preghiera in una spelonca di ladri, dice che lo spazio esteriore dei muri deve diventare accogliente così da rendere vera la preghiera di Salomone: «Tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, e fa' tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito» (cfr 1Re 8,43). Il Tempio esiste per mantenere viva la relazione tra Dio e il Suo popolo; è luogo in cui il rapporto vivo con Dio permette di vivere l'amore anche con il prossimo. Non compriamo l'amore di Dio attraverso l'obbedienza a dei comandamenti; il suo amore ci precede ed è sempre offerto, gratuitamente per cui l'obbedienza alla sua Parola è la conseguenza e non la causa dell'Amore. Questo è ciò che siamo invitati a riscoprire e la follia della croce di Gesù Cristo, recupera il dono della nostra stessa vita. Quando l'amore è schernito, il dono si nasconde un po’ come la nube che copre e tutto confonde. Gesù ci dà un posto nel suo piano di salvezza; è dunque nel nostro cuore che dobbiamo accogliere il dono di Dio. Nella storia di Israele, è solo con l’esilio a Babilonia che gli Israeliti scopriranno come il tempio, luogo privilegiato dell'incontro con Dio, non sia tanto la costruzione di pietre come quello pur splendido costruito da Salomone, ma la Parola di Dio che entra nel proprio cuore attraverso la Legge e i profeti. Allora anche noi in questo tempo di riposo, quasi fossimo in esilio, dobbiamo riscoprire la ricchezza e la bellezza di questo tempio che è la Parola di Dio. Scoprire che lo Spirito, che ci è stato donato dal Padre, è Tesoro prezioso dentro ciascuno di noi, e apre orizzonti di dignità mai pensati. È la follia del Vangelo, di un Dio che si dona affinché noi riusciamo ad amare e rimuovere tutte le divisioni e diventare il Tempio dello Spirito nelle dimensioni di un popolo che supera ogni individualismo. Dio non ha gadget da vendere, non ha ricordini, medaglie o talismani, Dio vuole abitare ogni cuore che prega e che ama.
