I Domenica dopo il Martirio di Giovanni Battista – Anno B
Isaia 29, 13-21; Sal 84; Eb 12, 18-25; Gv 3, 25-36

MatGiovBat«Fammi comprendere, Signore, che il Paradiso è nascosto dentro di noi. Ecco, ora è qui, nascosto dentro di me. Se voglio, domani stesso, comincerà a brillare veramente per me e durerà tutta la vita» (F. Dostoevskij, I Fratelli Karamazov).

Questa è la domenica che segue il ricordo del martirio di Giovanni Battista, ed è come se la liturgia non volesse lasciarne svanire il ricordo. I testimoni hanno sempre qualcosa da raccontare, da insegnare e lasciare come eredità. Che cosa lascia di prezioso a tutti noi la testimonianza del Battista? C’è un unico e vero modo di avvicinarsi al Signore e Giovanni Battista in questa splendida pagina del Vangelo, ce lo mostra. Se la prima e la seconda lettura ci conducono davvero alla soglia di questo passaggio decisivo ed importante, le parole di Giovanni il Battista ci fanno comprendere la bellezza e la profondità del dono riservato a tutti. Giovanni Battista sa di essere diventato profeta ascoltato, cercato da molti, ma adesso è presente Gesù, Colui riconosciuto infinitamente grande al quale potersi avvicinarsi pur riconoscendo la propria indegnità anche solo di «sciogliere il legacci dei sandali» (Lc 3,16). La sua, dunque, è parola libera e franca dalla quale non si ritrae: «Non sono io il Cristo»; dirotta immediatamente l’attenzione sulla figura di Gesù e non vuole trattenere nulla per sé nemmeno l’interesse dei suoi discepoli: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo». Questo è il suo andare oltre arrivando a dirci parole davvero straordinarie e profondamente invitanti: “Io non sono lo sposo”, ma sono “l’amico dello Sposo”. Dicendo così, permette anche a ciascuno di noi di identificarsi in questa figura, avere per così dire un secondo nome che indichi lo stato di ciascuno di noi: amico dello Sposo che è il Signore Gesù. Il dire: «L’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo», indica una progressione incalzante: lo Sposo c’è per cui non si deve cercarlo altrove, ci si ferma per ascoltarlo perché così facendo si prova grande gioia. È dunque, testimonianza che non è rivolta semplicemente ai discepoli di Giovanni Battista, ma è rivolta anche a noi oggi, tant’è vero che nel Vangelo di Giovanni si dice “rispose”, non dice “rispose loro” come se la risposta fosse unicamente rivolta ai suoi discepoli, ma “rispose”.

È dunque risposta che arriva a tutti, anche a noi che nella nostra vita cerchiano di seguire e di amare Gesù. Questo è l’invito che l’Evangelista ci fa: seguire Gesù il Messia, il Figlio di Dio al quale il Padre ha donato tutto. E se il Figlio vive dell’amore pieno che riceve dal Padre, la bella notizia che oggi il Vangelo ci dice, è che questo amore non è una realtà esclusiva tra Gesù e il Padre, questo amore è una realtà inclusiva, cioè coinvolge tutti. La dote che ci porta Gesù è la vita eterna con Dio: «Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa», così che: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna». Chi vive con Cristo riceve in dono l’amore di Dio. Desideri la vita? Ama Gesù Cristo, aggrappati a Lui, al suo amore donato sulla Croce. La ricerca della Vita vera, non può essere fatta da soli, non siamo in grado; per poter giungere alla Vita, occorre inserirci in Lui e Lui in noi, per questo celebriamo l’Eucaristia che è sacramento che ci fa aprire il cuore a Lui, a Cristo, così che, disponibili all’incontro, la Parola di Dio, risuoni in noi e lo Spirito, il suo Spirito, accresca sempre più questo desiderio di incontro. Solo qui chi cerca la vita troverà Dio perché è aiutato dallo stesso Spirito del Risorto. Nonostante le tante fragilità e i peccati che possiamo fare lo Sposo Gesù Cristo si fa continuamente presente nell’Eucaristia e ci dice “tu sei già in cammino verso di me”. Lui stesso ravviverà, rinvigorirà il nostro amore per Lui. La vita eterna in qualche modo inizia già adesso.
Nel bellissimo e toccante romanzo di F. Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”, ad un certo punto il monaco Zozima dice proprio questa verità di fede: «Fammi comprendere, Signore, che il Paradiso è nascosto dentro di noi. Ecco, ora è qui, nascosto dentro di me. Se voglio, domani stesso, comincerà a brillare veramente per me e durerà tutta la vita». Anche noi oggi se riusciamo a vivere questa esperienza di Gesù, possiamo dire che la vita eterna è già adesso per me, dentro di me e questo è il regalo di nozze dello Sposo. Ecco spiegato il rammarico nelle parole del profeta Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani». Avvicinarsi in questo modo, in realtà è un allontanarsi. L’avvicinarsi a parole tenendo però il cuore distante, non sfocerà mai in un incontro, mai in una relazione. Se non avvertiamo parola vera la Parola del Signore, parola forte che richiama e che chiede di entrare in profondità nel nostro cuore e concretamente nella vita di ciascuno, come potrà quella Parola essere e diventare per noi lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino (cfr Sal 119,105)? Non dobbiamo scoraggiarci però, perché la pagina di Isaia via via, si carica di speranza; non ha solo il monito, ma nel suo scorrere si apre ad un futuro, ad una promessa di bene. Sono note incoraggianti quelle che vengono promesse e sono riportate dal profeta affinché tutti le possano accogliere nel proprio cuore. Allora facciamo nostre le parole di Santa Teresina del Bambin Gesù, la santa dei paradossi che si rivolgeva al Signore dicendo “mio Dio, alla sera di questa vita comparirò davanti a voi a mani vuote perché non vi chiedo Signore di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi; voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di Voi stesso. Non voglio altro trono e altra corona che Voi, o mio Diletto”. Se ci facciamo piccoli e semplici che hanno sete della parola del Signore, ci lasciamo condurre così che: “Gli umili possano rallegrarsi di nuovo nel Signore e i più poveri gioire nel Santo d’Israele”. Sia davvero così anche per tutti noi.

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