SOLENNITÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO, RE DELL'UNIVERSO
Is 49,1-7; Sal 21; Fil 2,5-11; Lc 23,36-43
Eccoci alla fine dell'anno liturgico. Abbiamo camminato per un anno seguendo Gesù dalla nascita alla morte e celebrando la sua risurrezione meditando lungamente la figura del Maestro di Nazaret, Figlio di Dio. Lontano da costruzioni fantastiche abbiamo avuto la possibilità di conoscere il vero pensiero del Padre così che la nostra speranza, radicata nell’evento della Pasqua del Signore Gesù Cristo, ci possa accompagnare verso l’orizzonte il cui traguardo è davvero del tutto nuovo: la sua casa. Oggi siamo chiamati a celebrare il Signore Gesù Cristo glorioso che ristabilisce definitivamente il suo Regno consegnandolo definitivamente al Padre: «dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza» dirà Paolo ai suoi amati Corinzi (cfr 1Cor 15,24). Gesù Cristo dunque è il Messia, il vero re d'Israele, il Re dell'universo, ma, è un re molto strano! Per celebrare Cristo, Re dell'universo, la Chiesa ha scelto di farci contemplare Cristo crocifisso, straziato dalla sua Passione, sofferente e nudo, posto nella schiera dei malfattori, disprezzato e insultato da tutti. «Il mio Regno non è di questo mondo» (Gv 18,36), aveva risposto a Pilato poche ore prima. Che cos'è, dunque, questa regalità che Egli rivendica? San Luca è l'unico evangelista a raccontare la scena della crocifissione mettendo in gioco diversi personaggi.
Persone del popolo che guardano restando in silenzio mentre i loro capi e i soldati deridono e scherniscono quel Condannato a morte. Persino uno dei criminali crocifisso a fianco di Gesù lo insulta: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». E Gesù invece di rispondere, spinge l'amore di Dio, quell’Amore infinito che annuncia la salvezza, resta su quella Croce fino alla consumazione della sua vita come Dono per tutti. È regalità rivelata da uno strumento di tortura: la Croce come trono da cui manifesta il suo potere. Strano re che muore per il suo popolo e che, respinto, non respingerà nessuno! Strano potere che ha la sua forza nella debolezza di un condannato a morte! In questo supremo atto di donazione, Gesù esprime tutta la pedagogia del Padre e la sua forza d'amore. Il Figlio si fa carne e sangue come noi (cfr Fil 2, 7) per prepararci all'incontro vero. Per mezzo di Lui, la condizione dell’umanità corrotta dal peccato può essere risanata, trasformata, salvata, amata e diventare divina: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (1 Cor 5,21). Altro che violenza e arroganza, colpi di forza o manipolazioni; il suo è regno di libertà e verità, luce e giustizia. È come un solenne "Amen” che dichiara la sua disponibilità a farsi carico di tutti: «Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra», dice Isaia nella prima lettura. Tutti sono compresi, anche colui che riconosce tutta la sua fragilità e miseria di una vita passata lontano da Dio: «Oggi con me sarai nel paradiso». Il primo a beneficiare della salvezza di Dio in Gesù Cristo è un malfattore pentito; Gesù risponde agli scherni e alle derisioni di chi stava sotto la Croce salvando un uomo non dalla morte fisica, ma facendo di questa morte, un passaggio verso la vera vita: «Oggi con me sarai nel paradiso». Quell’uomo che riconosce il suo passato di peccatore, non chiede di essere liberato da quello strumento di supplizio e salvato dalla morte, chiede di poter essere ricordato in un regno che riconosce di non essere suo e che non conosce. Si affida a Gesù, è consapevole dell'enorme distanza che c’è lui e Gesù; sa infatti, che Gesù non ha fatto nulla di male mentre lui e l’altro con lui, ricevono ciò che meritano. È uomo su una croce, accanto a Gesù che chiede di essere guardato e amato qualunque cosa abbia fatto. Questa è la verità che apre l’orizzonte nuovo a tutti; la pagina del Vangelo ci dice che l’Amore del Padre si rivela non come l'Altro onnipotente staccato da ogni essere, ma come l'Altro vicino che si fa impotente per essere presente anche nella sofferenza. Quel malfattore senza nome che incarna ognuno di noi, ha potuto sentirsi totalmente libero pur essendo attaccato alla croce della sua estrema fragilità. Ecco il nostro Re: prendendo la nostra umanità, Egli regna sulla nostra esistenza infondendo vita in essa e santificandola attraverso il suo Spirito per la gloria del Padre. Chi avrebbe mai pensato che la croce sarebbe diventata il segno della vita eterna e dell'amore divino? Il Crocifisso è il Vittorioso perché il sacrificio è stato accettato dal Padre. La Risurrezione sarà segno della vittoria definitiva dell'amore e della vita; essa cambierà la tragedia in buona notizia, in grazia ed eternità. Il rifiutato, l’escluso, il condannato dal mondo, è il glorificato che permette la vita e la grazia a ciascuno. Tutto parte da quel volto che il profeta annunciava essere: «disprezzato, rifiutato dalle nazioni, schiavo dei potenti» (Is 49,7), appunto quel Servo che il profeta Isaia dira essere senza: «apparenza né bellezza» (Is 53,2). Quel Servo è il Signore Gesù Cristo “Re dell’Universo” e allora ci chiediamo: finisce un anno liturgico ma chi in verità abbiamo seguito? Mi sembra che la parola di Dio oggi ci faccia vedere da vicino il volto di Colui che abbiamo seguito, volto che ancora una volta, è una via contraddittoria alle nostre vie: la meta è una Signoria che non ci mette al riparo in una religione rassicurante ma ci chiede di rischiare di persona, anche a caro prezzo. ha la luminosità di un dono e di una grazia, capace di farci ripartire e con gioia ricominciare un altro anno liturgico, perché di un Maestro così vogliamo davvero farci discepoli. Anche noi siamo preda della nostra "paura della libertà", ma quel ladrone ci insegna a non aver timore a chiedere a Gesù la nostra salvezza: «Ricordati di me». Quest'uomo, condannato a morte, colpevole di un grande crimine viene guardato da Cristo e per lui cambia tutto: «oggi con me sarai nel paradiso». Oggi, non un futuro lontano. Secondo il nostro metro di giudizio, quel ladrone vale meno di niente, ma nel Regno di Dio, il Regno che Cristo viene ad annunciarci e a stabilire, lì ha il suo posto. Dio si fa talmente vicino e prossimo che il ladro crocefisso lo può chiamare semplicemente Gesù (è l’unico in tutto l’Evangelo che lo chiama solo così, senza titoli) e fa fiorire sulle nostre labbra quello stesso nome santo che invita alla confidenza ogni giorno, nella certezza che Lui è il Signore che a tutto dona senso! Il Dio della Misericordia è un Dio che si immerge nella storia; non è un’idea astratta su cui discorrere filosoficamente ma è Persona con cui entrare in relazione e questo tempo è il nostro presente in cui, in mezzo agli altri, ognuno di noi è chiamato a determinarsi nel modo in cui guardiamo il nostro mondo. «Oggi con me sarai nel paradiso», dice a tutti che la grazia del Signore supererà la preghiera che la chiede, perché ci dà sempre di più.
