V DOMENICA D’AVVENTO – ANNO C
Is 30,18-26b; sal 145; 2 Cor 4,1-6; Gv 3,23-32a

V Domenica di Avvento 2024La gelosia, lo spirito di competizione non sempre vengono dai protagonisti, ma da coloro che li circondano. L’inizio del racconto evangelico potrebbe suggerire un conflitto tra i discepoli di Giovanni e quelli di Gesù in quanto tutti e due battezzano. Gelosia, conflitto territoriale? Cosa temono i discepoli di Giovanni? Essere disoccupati, sparire? La risposta di Giovanni Battista metterà luce sulla sua vocazione di testimone e di precursore, colui che riceve e per questo vede: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo». Giovanni riconosce di essere venuto come precursore fedele della Parola che si fa carne. La sua voce ha risuonato nel deserto, lui stesso è diventato voce che ha abbracciato il silenzio del deserto e ha lasciato il posto alla brezza leggera (cfr 1Re 19,12) che ha aperto un cammino interiore di purificazione e di conversione a coloro che erano accorsi per farsi battezzare da lui: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri» (Lc 3,4). Ora, tutto può tacere perché la Parola è apparsa. Giovanni Battista, l'amico della Parola, nella sua umiltà ha capito in modo profondo che: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Diminuire per lasciare spazio alla continua crescita al Verbo di Dio mediante un cammino di continua discesa, di povertà e di spogliamento perché ogni grandezza effimera cade di fronte alla grandezza dell'umiltà di Dio. Di più; nel far questo percorso di spogliamento di se stesso, Giovanni Battista assapora la gioia per la venuta dello sposo. Giovanni Battista ha la piena serenità del suo essere precursore dell’infinitamente Altro che si fa carne e sangue per togliere l’umanità dalla gabbia del peccato. Per questo lui è rimasto vigilante nel tenere accesa la propria lampada; è rimasto per accogliere lo sposo così che possa invitare tutti alla vigilanza. La pagina evangelica che accogliamo, ci dice che sono beati coloro che si rendono conto di questo; sono beati perché scoprono che ogni dono viene dato dall'alto.

Se anche noi riusciremo ad entrare in questo mistero di attesa e lasciare tutto il nostro spazio a Dio, anche per noi ci sarà gioia e sarà gioia piena. L’immagine dell’amico dello sposo vuole proprio significare questo. È come se Giovanni Battista chiedesse a ciascuno di noi di cambiare nome ed essere individuati come tanti “amici dello Sposo” che è Gesù; infatti, solo «L’amico dello sposo» riesce ad essere presente e ascoltare lo Sposo provando gioia piena. Quando in silenzio riprenderemo questo testo per meditarlo con più calma, ci accorgeremo che queste sono parole che aprono al desiderio dell’incontro con lo Sposo che viene perché sono parole che rincuorano e spronano il nostro cammino di Avvento. Lo Sposo è Gesù, Giovanni non mira a diventare leader, dirotta sempre l’attenzione verso il Signore, ma vuole esserne l’amico. Questa è l’interiore libertà di Giovanni che riconosce di essere vigilia di una pienezza che ha per nome Gesù e che lo spingerà ad indicarlo come l’atteso di Israele, come l’Agnello che toglie il peccato dal mondo (cfr 1Gv 1,29). L’immagine dello sposo e dell’amico dello sposo è dunque una immagine che richiama la relazione che conta, la relazione con Gesù, Colui che veramente deve essere al centro di tutta la nostra esperienza di vita. La pagina del profeta Isaia è davvero pagina di straordinaria intensità. Per certi versi anticipa l’azione di Giovanni Battista, ma l’anticipa evidenziano un altro aspetto della bontà di Dio: il suo perdono, la sua grazia che avvolge coloro che sinceramente si affidano al suo giusto giudizio: «Il Signore aspetta con fiducia per farvi grazia». È ribadita la fedele disponibilità di Dio a fare grazia e ad avere pietà del suo popolo anche se dovrà ricorrere, per un poco, al “pane dell’afflizione” e all’“acqua della tribolazione”. Il riferimento è al tempo di esilio che ormai si fa prossimo, un tempo duro di prova in cui non mancheranno afflizioni e tribolazioni, ma la pagina del profeta ha il tono della speranza; dice che nonostante la durezza della realtà che quel popolo dovrà vivere, il Signore non vuole rimanere nascosto. L’invito a disfarsi delle pratiche idolatriche e maturare il desiderio di ritornare a Dio per seguire i suoi insegnamenti, è forte, solo così: «A un tuo grido di supplica [il Signore] ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta [...] Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno, e anche il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso». La grazia che porrà fine al pianto di quel popolo che rappresenta l’intera umanità, si estenderà su varie dimensioni della vita di ciascuno: la pioggia per il seme che dà il pane, animali per poter lavorare la terra, l'acqua fresca da bere, la luna e il sole per illuminare le strade. Il Signore si fa vicino per curare ogni piaga, guarire ferite che le troppe fragilità hanno reso deboli nei giorni della sventura, e, soprattutto Dio dice: «non si terrà più nascosto il tuo maestro», perché manifesterà il suo volto. Il Signore ci vuole portare alla famigliarità, alla relazione con Lui. Ci vuole immersi nella famigliarità con il Veniente già prima ancora che il Signore venga in mezzo a noi. Anche Paolo ci spinge in tale direzione; scrivendo ai Corinti, Paolo racconta la sua interiore libertà che lo porta a non preoccuparsi e a non scoraggiarsi della situazione povera in cui si trova. La sua è convinzione forte, la sua missione è quella di annunciare Cristo salvezza delle genti. Non annuncia se stesso, ma annuncia Gesù Cristo, il Vangelo della salvezza che rimane velato solo in coloro che si perdono. Con forza che ha quasi irruenza l’Apostolo dice, con il suo linguaggio esistenziale, ciò che Giovanni Battista aveva detto prima di lui: «Lui deve crescere e io diminuire». Si percepisce totalmente servitore della Parola incarnata in Gesù Cristo, perché avverte in sé che non si dà cammino se la meta non è dichiarata e resa presente. Credere è quindi acconsentire a camminare con Dio in completa libertà di mente e di cuore. Paolo non era tra gli Apostoli che hanno vissuto con Gesù e tuttavia, la sua esistenza mostra come la grazia divina manifesta i suoi effetti anche su di lui. La grandezza e la bellezza di questa testimonianza, come un tempo fu quella di Giovanni Battista, ora spetta a ogni fedele. Nell’adempiere a questa compito tutti noi impariamo da Giovanni e da Paolo a “diminuire” davanti al Signore Gesù perché Lui solo deve “crescere” con lo splendore del suo Vangelo nel cuore della storia e in quello di ogni uomo. Questo è ciò che siamo chiamati a compiere e che ci fa camminare; non sono semplicemente le nozioni della verità che ci vengono comunicate, ma crediamo grazie alla relazione personale con la persona di Gesù Cristo. Egli, infatti, ci fa conoscere il Padre e ci porta a Lui. Gesù si stabilisce così come unione tra il Padre e gli uomini, tra la terra e il cielo, tra ciò che è corruttibile e ciò che non perisce, tra ciò che mantiene l'uomo nel vizio e ciò che lo eleva nella virtù. Il senso che vogliamo dare alla nostra vita o, meglio, alla nostra direzione futura, dipende da questo confronto. Oggi ci viene fatto un augurio che è infinitamente più bello di ogni augurio di Natale scritto o colorato o detto a voce: la figura dell’amico dello sposo è una figura di intimità, è una figura di vicinanza, è una figura che dà pienezza di gioia e di pace. È il dono che ci viene dal Maestro che si fa servo, e che invita tutti a mettersi dietro a lui e ai suoi passi. Sia davvero una buona domenica perché il Natale si fa veramente vicino.

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