VI DOMENICA D’AVVENTO – DIVINA MATERNITÀ
Is 62,10-63,3b; Sal 71; Fil 4,4-9; Lc 1,26-38a
«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola», la risposta di Maria alla chiamata di Dio è il clima che la sesta domenica di Avvento ci regala. Il testo del Vangelo dell’Annunciazione lo conosciamo bene e per questo ci è caro; è testo che ha acceso l’arte di pittori, di scultori, di annunciatori del Vangelo, ed è pagina che evidenzia subito la misericordia di Dio verso gli “anawîm” (i «poveri in spirito» delle Beatitudini), che in Maria vengono privilegiati dal farsi vicino di Dio. Non ci sono testimoni in quella casa di Nazaret, un villaggio di cui non si è mai parlato nella Bibbia, un villaggio che è nella Galilea delle genti e quindi lontano dalla Città Santa, Gerusalemme, centro del potere civile e religioso. Il testo poi non evidenzia nulla di roboante che dica sfarzo e magnificenza, solo l’annuncio di Dio di voler portare nella storia concreta di tutta l’umanità, l’infinitamente Altro come Dono per la redenzione di tutti. L’affacciarsi di Dio nella storia dell’uomo è così; è un affacciarsi che è sempre discreto perché bussa ai cuori attraverso i segni più feriali e concreti della vita e nei luoghi umili e poveri, ma è anche un affacciarsi che chiama per nome perché nella relazione con il Signore non si è mai inglobati nell'anonimato. Il Signore dispiega la sua fedeltà attraverso un disegno che abbraccia tutta la storia; si affaccia e chiede la possibilità alla sua Parola di incidere immediatamente nella vita di ciascuno. Dall’assenso di Maria, infatti, quella parola diventa palpito, diventa vita, diventa primo vagito, diventa sguardo, diventa Bambino. La grandezza del mistero del Natale è questa; la fede di una giovane ragazza che dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» permette alla Parola di Dio di compiersi fino in fondo.
Maria sicuramente aveva programmato, immaginato il suo futuro di «promessa sposa»; futuro identificato come tempo, come luogo, come nome, come volto, come amore, come affetto, ma Colui che bussa è il Signore. La domanda che sempre si porta nel cuore quando si incontra questa pagina, è quella di chiedersi come Maria abbia “imparato” questa capacità di consegnarti ad una Parola che sconvolgerà il proprio domani immaginato, progettato e voluto insieme a Giuseppe. È domanda che troverà risposta nella definizione di Maria donna dell’attesa. Fino a lei, quante volte il popolo eletto ha rifiutato Dio, ha smesso di ascoltare la sua Parola chiudendo gli occhi ai segni in suo favore; quante volte il popolo eletto ha respinto Dio con il pretesto che "prima si stava meglio" anche se dentro alla schiavitù. Quante volte erano state chiuse le bocche dei profeti che esortavano ad indirizzare il proprio cammino verso Dio. Maria è donna dell’attesa perché si scopre pronta a percorrere la strada che il Signore le apre davanti, e, anche se è un percorso inaspettato, il suo cuore è fiducioso e spalancato. Maria è donna che si consegna a Dio così che l’attesa ha finalmente termine e la storia dell’umanità intera possa accogliere la salvezza che la Presenza di Dio è venuta a portare. È dunque un "Sì" forte che non ha remore; lei si impegna e impegnandosi ci coinvolge, ci porta con sé così che anche noi, non saremo più degli anonimi ma dei chiamati. E se con lei condividiamo tutto è perché lei è una di noi, il suo “Sì” offre l’occasione anche a noi per dichiarare al Signore la nostra disponibilità ad accoglierlo. È come se avesse anticipato anche il nostro personale "Sì” affinché il Signore entri nei nostri cuori, stia in mezzo a noi Uomo tra gli uomini secondo la sua promessa (cfr Lc 24,27). Ecco come il "Sì" di Maria pronunciato nel segreto della sua casa, si amplifica e risuona nella notte di tutta l'umanità. È dunque “Sì” che apre la storia, apre alla nascita: «ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo». Accogliere è lasciare che qualcuno prenda il suo posto nella nostra vita; accogliere Dio è lasciare che Lui prenda posto nel nostro cuore nel silenzio e a volte, nella paura che le mille contraddizioni che le nostre fragilità consegnano alla storia, alterino la nostra disponibilità. Il mistero della Natività che celebreremo tra pochi giorni, non è dunque solo "Dio con noi", ma è veramente "noi con Dio e Dio in noi" così che anche noi sperimentiamo la grandezza e l'immensità del messaggio che Maria ha ascoltato: «Il Signore è con te». C’è dunque un salto temporale, ma il "Sì" rimane ed è anche il nostro specialmente in questa domenica che precede il Natale. È nostro e non è opzionale, non è riducibile. Come ieri per Maria, lo Spirito ci prende sotto la sua ombra affinché anche noi possiamo dare alla luce il Figlio di Dio non in una mangiatoia come fu allora, ma nel nostro mondo fratturato e ferito, fragile e preoccupato. Il sì di Maria origina un “Sì” che permette a tutti il riuscire a bussare al cuore di chi si sente ripiegato su se stesso. Paolo, scrivendo agli amati Filippesi: «Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri», vuole proprio dire questo. È invito a rendete visibile nel nostro mondo il Figlio di Dio, Gesù, il Cristo, non con discorsi vani, ma con la nostra carne, con parole e segni che rendano veramente presente l'Amore di Dio che in Gesù Cristo apre alla speranza. L’avvento di Dio non schiaccia l’uomo e non rende la sua storia uno strumento inerte; esso chiede che l’uomo sappia prendere nelle mani la propria libertà per consegnarla liberamente a Lui, in modo da divenire egli stesso terreno e spazio di una presenza che lo renda stabile dimora di pace e misericordia: «Fratelli siate sempre lieti». Quando l’antica promessa di Dio era ormai uscita dallo scenario delle cose possibili, ecco che Dio la riconsegna al suo popolo come orizzonte di futuro e di speranza: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore». Il profeta stesso ci mette fretta: «Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli». È l’iniziativa sorprendente di Dio che, anche quando gli avvenimenti della storia sembrano orientare tutto verso una umiliante rassegnazione, apre alla speranza di futuro. Il brano dell’Annunciazione può essere letto come esperienza possibile a noi, ripetibile, quotidiana. Ci dà la figura esatta della fede. Essa è incontro tra due libertà, quella di Dio e la nostra. È alleanza. I due (Dio e l’uomo) non sono certo di pari livello, ma Dio incarnandosi diventa piccolo per fare grandi noi. Ecco, il farsi servo è liberarsi da se stessi per mettersi a disposizione degli altri, qui e ora, come inviato, ricevendo completamente se stessi da Dio.
