DOMENICA DOPO L’OTTAVA DEL NATALE
Sir 24,1-16b; Salmo 147; Rm 8,3b-9a; Lc 4,14-22
“La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo. Sulla via della salvezza, sulla via carnale, sulla via accidentata della salvezza, sulla strada interminabile, sulla strada fra le sue due sorelle la piccola speranza. Avanza”( CHARLES PÉGUY, Il Portico del Mistero della seconda Virtù).
Ciò che ci fa pregare il salmo: «Il Verbo si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi», è totalmente anticipato nel testo del Libro del Siracide: «Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele»; è il prefigurare di gesto e un avvenimento che si situa in un luogo preciso e all’interno della storia di un popolo affinché quel popolo, e in filigrana tutti i popoli, possano avere famigliarità profonda con il Signore. Gli echi del Natale cominciano lì, cominciano con la frase: «Nella città che egli ama mi ha fatto abitare». Prendendo la nostra carne, il Signore vuole dimorare dove noi viviamo e abitiamo; non è quindi un Dio lontano ed estraneo, ma il Dio che nel suo Figlio, si è talmente avvicinato, si è talmente compromesso con noi che ha voluto condividere la nostra stessa natura affinché, non vivessimo più come dice Paolo: «sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi». Allora, l’immagine del Libro del Siracide che può sembrare una immagine lontana, oggi dispiega su di noi tutta l’intensità del Natale e il brano del Vangelo secondo Luca ne mostra l’inizio: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Quel «Voi avete ascoltato», spiega tutto il senso di questa liturgia che è all’interno delle celebrazioni natalizie. È un «Oggi» che riesce ad illuminare il nostro presente ed è importante che venga sottolineato perché sa dire e commentare la ricchezza del Dono che salva e che apre orizzonti nuovi. Leggendo questo brano di Vangelo si rimane colpiti dal grande numero di verbi di movimento. Luca ci dice che Gesù torna, viene, entra, sale, apre, trova, chiude, ritorna, si siede. È successione di verbi che dispone l'attesa della Parola che ha forza in sé e che invita al movimento e all’azione coloro che l’ascoltano. Quando tutti gli occhi, tutti gli sguardi convergono su di Lui, Gesù spiega la verità di questo esserci: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
È il suo discorso più breve, ma produce la meraviglia di scoprire che quella parola semplice e diretta pur essendo centrata su di Lui, in realtà, è rivolta a tutti coloro che nel corso della storia sono disposti a rendersi contemporanei a Lui. È volontà che plasma la vita e struttura coloro che vogliono accogliere il compimento di quell’ “oggi”. Questa è la novità vera della Parola di Gesù: dare compimento all’antica promessa agli ascoltatori di allora, ma anche a tutti coloro che verranno dopo di loro. Ciò che è avvenuto nella sinagoga di Nazareth, elimina tutte le indecisioni, i timori e anche le paure su Dio proprio perché Dio prende volto e nome in Gesù così che ogni creatura presente o futura, possa incontrare e sperimentare in Lui, la misericordia del Padre. Invece di chiederci se ciò che il testo ci dice è vero, Gesù suggerisce di porsi la domanda: questa Parola può diventare realtà nella tua vita quotidiana? È infatti un “Oggi” che chiede di non vivere al futuro che ci fa dire vedrò come fare, vedrò quando agire, ma chiede di vivere bene l’oggi della presenza della persona di Gesù Cristo in mezzo a noi, presenza che domanda prontamente la restituzione di una disponibilità. I “tempi migliori” infatti, quelli che vogliamo attendere e che spesso configuriamo nei tempi passati che si rimpiangono o in quelli che ancora si attendono, fanno rimandare sempre ogni decisione. L’incontro con il Signore è salvezza ora e non domani, è certezza che aiuta oggi ad entrare più in profondità nel clima vero che il Natale dispiega; se la nostra vita, come ci ha detto Paolo, si lascia condurre dalla logica dello Spirito, le scelte e i passi vengano di conseguenza. Gesù Cristo non focalizza la missione su di sé perché il movimento dello Spirito porta sempre Dio all'uomo, ma chiede che quella missione si traduca nell’azione dell'uomo agli altri uomini. Lì è necessario lavorare per liberare l'altro dalla schiavitù, dalle tenebre dell'ignoranza e dell'errore, lì è doveroso guarire l'incredulità e l'indifferenza affinché si coltivi il bene, la carità, la giustizia e la verità. Anche noi dobbiamo calarci in quei verbi di movimento che permettono di avere uno sguardo di attenzione privilegiata per chi fa fatica, per chi si è smarrito, per chi ancora è in ricerca di motivazioni, che sono poi le tante forme di povertà di ieri e di oggi. La logica secondo lo Spirito non obbedisce più alle leggi della carne e tanto meno se ne lascia sequestrare perché la Novità del Figlio di Dio tra noi dice che abbiamo un alleato molto potente. La frase: «Gli occhi di tutti erano fissi su di lui», dice la verità che il Natale dispiega: il compiersi dell'anno di grazia del Signore. Un annuncio potente che ancora oggi corre lungo la storia del mondo e dice ai perduti di ogni tempo: “Non abbiate paura, Io sono la speranza nel momento della disperazione; Io sono la forza nel momento della debolezza; Io sono il coraggio nel momento della paura; Io sono la vita quando vi sentite la morte dentro; Io sono la verità mentre intorno vince la menzogna”. Se non accendiamo questa speranza è facile scivolare nello scoraggiamento e nella disperazione che fa credere che tutto sia definitivamente perduto. Allora il rotolo aperto della Scrittura, la Parola di Dio, sia per noi invito a rivolgerci sempre più e con fiducia a Gesù, il Verbo di Dio incarnato. «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1,1-2); «Ultimamente, in questi giorni» è il tempo nostro. Oggi ai poveri dell'amore, a quelli che mancano di amore, che soffrono per l'indifferenza moderna dell'individualismo, a quelli che si sentono disprezzati dai grandi di questo mondo, a quelli che sono arrabbiati perché non riconosciuti, non ascoltati, non valorizzati, non ascoltati, a tutti questi Gesù oggi dice: "Vi amo, ho messo il mio amore nel vostro cuore, quindi amate voi stessi e amate gli altri e quando vivrete questo amore fraterno, allora anche per voi l’oggi del Vangelo è possibile!” e questo è il giorno che dura perché è giorno benedetto, ma occorre l’attesa e che gli occhi di tutti siano fissi su di Lui.
