PRESENTAZIONE DEL SIGNORE.
Ml 3, 1-4°; Sal 23; Rm 15, 8-12; Lc 2, 22-40

presSign2025La presentazione di Gesù al tempio è l'ultimo dei tanti gesti poveri che hanno accompagnato il Natale di Gesù; il riscatto prescritto dalla legge del Signore è fatto con il: «sacrificio [di] una coppia di tortore o due giovani colombi» che dicono la povertà e l’umiltà di quella famiglia. Maria e Giuseppe pur sapendo chi è Colui che stanno presentando al tempio, vogliono comunque osservare la legge del Signore con totale obbedienza alla sua volontà. Obbedienza, termine che può avere una valenza negativa se intesa solo come uno stato di sottomissione, è termine che dice l’ascoltare chi sta di fronte, davanti. Colui che vive questo atteggiamento, dunque, non è persona passiva che subisce l’azzeramento della propria volontà di azione a seguito di un mero comando, ma è persona che rinvia ad un profondo ascolto affinché la relazione possa dirsi efficace. Solo agendo così, solo permettendo che la relazione si perfezioni, il gesto compiuto dai due genitori nell'affidare quel Bambino a Dio e al suo mistero, sarà il coronamento di quanto profetizzato dal profeta che aveva detto: «l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore». Lì prende avvio il riscatto dell’intera umanità; la presentazione del Bambino, infatti, sarà il principio dell’attuazione della salvezza di Dio perché nel soddisfare quel precetto, non si compie un semplice rito, ma si apre l’intera umanità al rapporto pieno con Dio. L’andare al tempio di Gerusalemme, da parte di quei genitori, diventa messaggio di salvezza per tutti, soprattutto per coloro che erano già in attesa e stavano nel Tempio a servire e adorare Dio. Simeone ed Anna sono figure dell’attesa; il Vangelo ci dice che avevano aspettato da sempre quel giorno, e la lunga vigilia di preghiera che ha accompagnato il loro servizio nel Tempio, li ha resi presenti al compimento del loro desiderio. È bello allora soffermarsi su questi testimoni umili e semplici. Anna e Simeone sono i precursori di ogni discepolo: sono i primi a riconoscere quel bambino Gesù come Signore e gloria del popolo di Israele; per questo sono i primi a lodarlo e a darne testimonianza. Simeone e Anna proprio perché cercatori di Dio, hanno saputo riconoscere i tempi di Dio. Simeone, uomo anziano, è «mosso dalla Spirito» e docile si reca al Tempio e può prendere tra le proprie braccia Gesù. La sua esistenza fatta di attesa viene completamente cambiata in una gioia tutta particolare: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza». Anna poi, donna anziana che aveva vegliato in solitudine giorno e notte nel tempio di Dio con digiuni e preghiere, aveva davvero compreso lo stile e i tempi di Dio. Gioisce con il vecchio Simeone, provando una intensa gratitudine per questi segni singolari con cui il Signore ha scelto di manifestarsi e per questo lo lodano. Quando il cuore si lascia purificare dalla Parola quotidianamente accolta e pregata, diventa capace di vedere e di indicare un oltre. Simeone e Anna ci insegnano che occorre saper custodire la memoria di una promessa; i piccoli e i semplici sanno vivere così, attendono e poi provano gratitudine verso Dio che in Gesù Cristo si fa così talmente vicino che le loro braccia lo possono accogliere. È il gesto del prendere in braccio che celebra fino in fondo l’incontro; è per tutti segno di grande tenerezza, segno di accettazione di Colui che con la sua vita nuova vuole entrare nella nostra vita, nella nostra casa, nella nostra famiglia. Simeone non vuole accontentarsi solo di vedere quel Bambino, ha bisogno proprio di stringerlo a sé, come dono impareggiabile che non perderà più. L’Eucaristia ci dà questa possibilità; nell’Eucaristia anche noi possiamo accogliere veramente la carne di Gesù nella nostra esistenza e gioire e glorificare Dio per la sua misericordia come hanno fatto Simeone ed Anna.

Il tempo di Dio non è il tempo degli eventi straordinari e maestosi, ma è il tempo della vita quotidiana; lì la misericordia di Dio in Cristo ci permette di conoscere fin d'ora la realtà del suo Regno, un Regno paradossale vissuto in mezzo alla precarietà umana. Le nostre stesse miserie se vissute come ferite d'amore, diventano fonti vive di compassione e di donazione di sé. L'amore crocifisso vincerà la sofferenza e la morte. Simeone e Anna testimoniano la loro speranza in una vita più forte della morte e, in questa speranza, la vita eterna è già iniziata: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli». Paolo, scrivendo ai Romani, arriverà a dire che: «Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri». Forti di questa esperienza, Simeone e Anna sono pronti a realizzare definitivamente la loro vocazione all'eternità. In questa epoca di chiusura in cui l'uomo cerca di dominare la propria esistenza terrena e darsi l’illusione dell’invincibilità, coloro che fondano la loro vita sulla realtà della Parola di Dio, sanno testimoniare la speranza ad ogni cuore di carne. Il tempo della ferialità allora, è il tempo umile che si fa grande se vissuto nei gesti di affetto, nel superamento di ostacoli e di conflitti; è il tempo dello scorrere della fede che fa chiudere ogni giorno con le parole di Simeone: «i miei occhi hanno visto la mia salvezza». Questo è il tempo grande che ci consegnano i poveri, i semplici che si sono lasciati guidare dalla parola del Signore. Siamo chiamati a stare difronte a Dio fidandoci di Lui. John Henry Newman, il Cardinale santo ha scritto: «Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi! La notte è oscura e sono lontano da casa, sii Tu a condurmi! Sostieni i miei piedi vacillanti: io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente». Signore, di questa grazia rendici capaci ogni giorno, rendici grati ogni giorno, rendici gioiosi ogni giorno.

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