I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C
GI 2,12b-18; Salmo 102; 1Cor 9,24-27; Mt 4,1-11

1Qua2025Dice il testo del Vangelo: «Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto»; prima di affrontare un tempo forte della propria vita, un tempo in cui saranno richiesti cammini mai sperimentati prima, occorre davvero una sosta che faccia riguadagnare il centro della propria vita. Per questo lo Spirito chiede di entrare in uno spazio di riflessione personale, di preghiera e di silenzio che solo facendo deserto attorno a sé si riesce a trovare. È lo Spirito a dirci il bisogno di questa ricerca perché è davvero questione di verità della propria esistenza, del mandato ricevuto che chiede di essere portato al termine. Sarebbe davvero bello se ciascuno di noi, non importa a quale vocazione è chiamato a corrispondere, potesse davvero vivere così il tempo che oggi inizia, senza che sia il calendario ad imporcelo. Lo Spirito chiede di mettersi in ricerca per raccogliersi attorno alla domanda vera sulla verità del rapporto con se stesso e con Dio per avere un vero rinnovamento interiore. Nel deserto non ci si va volentieri; Il deserto non è un giardino in cui rilassarsi oziando e lasciando scorrere in modo incolore i giorni e le settimane; il deserto è profondamente vero perché sempre chiama a delle scelte e questo dice un dinamismo interiore che poi prende la propria vita e la conduce con intelligenza e con profonda passione. Mettendoci nella condizione di povertà spirituale, il deserto ci farà sperimentare il digiuno di cose superflue e il silenzio dai frastuoni nei quali sempre più immergiamo la nostra vita per non sentirci soli. È povertà che avverte tutto il bisogno di essere colmata da quell’Intimo trinitario che davvero ci rapporti con il Padre. C’è una relazione da riscoprire, una relazione che indirizza alla Trinità quando come figli nel Figlio, riusciamo a parlare al Padre immersi nell'amore dello Spirito Santo. Per questo il deserto a cui mira il Vangelo è spazio trinitario: spinto dallo Spirito, Gesù conduce tutto al Padre. La lotta è integrale, coinvolge tutto l’essere, ma lo Spirito che ci conduce ci viene in aiuto. Quaranta è il tempo che simbolicamente accompagna l’Esodo, il cammino del popolo di Dio dopo l’uscita dall’Egitto, e quaranta è il tempo costituito dai giorni da non subire in modo passivo con rassegnazione, ma come tempo da vivere in modo proattivo, avendo cioè un agire che sia protagonista e si sia efficaci nelle azioni forti però del vero silenzio, della vera preghiera, delle vere attenzioni, delle vere scelte, dei veri sguardi carichi del desiderio profondo di fare Pasqua con il Signore Gesù. Anche noi siamo chiamati a pronunciare i nostri sì e i no soprattutto nei riguardi di noi stessi. Le tentazioni, infatti, saranno vere e non riguarderanno semplicemente l’atteggiamento morale, ma l’indirizzo della vita di ciascuno. Lo schema delle tentazioni di cui il Vangelo ci parla ed operate dal diavolo, il divisore, percorre dapprima la strada dei bisogni elementari: la fame e la risposta di Gesù è quella di dire che anzitutto c’è altro che sazia la fame dell’uomo: la Parola di Dio. Poi la tentazione imbocca la strada del possesso che rassicura ma a prezzo di una avvilente idolatria e Gesù non si prostra davanti a Satana.

Il Figlio amato dal Padre, in modo stupefacente si inginocchierà solo dinanzi a poveri uomini da amare a cui laverà i piedi in un dono d’amore fino all’estremo (cf. Gv 13,1 e ss.). L’alternativa è esattamente questa: sottrarre o accogliere il dono. Si sottrae al dono chi vuole salvare la propria vita (cfr Mt 16,25), mentre riceve il dono chi si fida mettendo la propria vita nelle mani di un Altro. Possedere è diabolico perché divide e innalza l’egoismo, ricevere e condividere è da figlio e Gesù, scegliendo la via della figliolanza, rende gli uomini capaci di percorrere con Lui quella stessa strada. Allora più che subire la Quaresima occorre scegliere di entrarci in Quaresima, ma scegliere come Gesù che fa della preghiera il proprio strumento di relazione. La preghiera unisce tutti e solo così ci si sente accompagnati. Per questo la Liturgia della Quaresima, straordinariamente ricca, ci viene in soccorso. Non basta che cambino i colori della Liturgia o i segni stessi posti sull’altare, no; questo è qualcosa che appartiene all’interiorità più autentica e più profonda. Allora non sarà il calendario che ci dice di questo tempo forte, siamo noi che con speranza pensando al Signore Gesù, ai suoi quaranta giorni, al cammino dietro di Lui, scegliamo di entrarci per essere portati a vivere quel radioso mattino del primo giorno dopo il sabato (cfr Lc 24,1). Non può risorgere colui che è morto alla speranza; affidarsi al Padre seguendo Gesù rende ragione della nostra speranza: «Solo in Dio riposa l'anima mia: da lui la mia salvezza […] Solo in Dio riposa l'anima mia: da lui la mia speranza» (cfr Sal 62). Però per compiere questo cammino abbiamo bisogno uno della fede dell’altro, abbiamo bisogno di avvertirci sostenuti e incoraggiati reciprocamente. Entriamo così nella verità di noi stessi, mettiamoci in ascolto ancora più puntuale e intenso della Parola del Signore. La Quaresima inizia così, inizia con un invito ad attraversare la storia da figli perché la meta dell’umanità è essere figli nel Figlio di Dio! In fondo è questa la grande lotta: lasciare che Dio sia il Padre che attrae e custodisce; farlo nell’obbedienza e nella libertà della sua parola, dice il desiderio di essere plasmati da Lui. È la speranza a portarci fino a lì e non è speranza vana. L’ultima domanda che facciamo quando preghiamo il Padre nostro è fondata sulla speranza certa che nella tentazione possiamo davvero essere liberati dal male per essere finalmente essere figli. La cenere che riceveremo in questo giorno ci ricorda la nostra fragilità, ma è fragilità che Cristo impasterà ancora con il suo sangue, con il suo amore e l’uomo nuovo sarà possibile, ancora e ancora!

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