II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C
Dt 6,4a;11,18-28; Salmo 18; Gal 6,1-10, Gv 4,5-42

Seconda domenica Quaresima 2025Dobbiamo confessare che molto spesso ci avviciniamo al Vangelo con il già sentito dire per cui finiamo per farcelo scivolare addosso senza essere presi più di tanto dalla Parola che è sempre Parola sorprendente soprattutto se la leggiamo avendo presente la sua contestualizzazione. È pagina affascinante per la sua intensità quella del Vangelo odierno. Una donna al pozzo di Giacobbe si sente rivolgere la parola da un uomo. Per noi è un fatto scontato che questo possa avvenire, ma al tempo di Gesù non era così; al tempo di Gesù la donna era ritenuta alla periferia della società e che un uomo le rivolgesse liberamente la parola era un fatto fuori luogo e fuori da ogni schema. In più lei è donna che vive una sofferenza interna per scelte e percorsi fatti nella propria vita, ma ancor di più, lei è donna samaritana e per questo, persona ritenuta fuori dalla salvezza o, meglio, fuori dalla portata della salvezza, considerando che, come dice il Vangelo: «la salvezza viene dai Giudei». Andare a mezzogiorno ad attingere acqua è davvero un fatto improbabile e irrazionale in quel paese; a mezzogiorno il sole è alto e la difficoltà vera è quella di passare dalla protezione del fresco di una casa al percorso di fatica fatto con un cammino sotto il solo cocente per arrivare a quel pozzo. Solo una ragione ritenuta davvero importante può costringere a compiere quel tragitto in quell’ora, e la ragione della donna probabilmente è per proteggersi dal giudizio degli altri. La donna, dunque, si trova costretta dal suo stesso stato d’animo a far di quell’ora (mezzogiorno), la normalità di vita e lì a quel pozzo, in quell’ora, al traguardo del proprio percorso, incontra Gesù seduto stanco. È Lui a prendere l’iniziativa con una richiesta che sembra più simile ad un comando: «Dammi da bere». È iniziativa che produce un dialogo che via via va crescendo fino a trasformarsi in una risposta che porterà la donna a lasciare tutto per correre in città e raccontare, alle persone che prima non voleva incontrare, di quell’Uomo chiamato Gesù. È donna che adesso si percepisce libera e non più schiava e bisognosa di nascondersi dai giudizi altrui. Se ci pensiamo bene, questa è pagina che parla anche di noi vittime e schiavi di ambivalenze e trasgressioni alla fedeltà dovuta al Signore; il bello della pagina però, è scoprire come i bisogni creano un'apertura alla relazione. Quando presentiamo le nostre necessità ad una persona, stabiliamo con lui una richiesta di legame e quel legame diventa più importante della soddisfazione del bisogno. Così accade per la Samaritana e per Gesù stesso. Al pozzo, visto soltanto come luogo deputato alla parziale soddisfazione di un bisogno, il bisogno stesso viene dimenticato.

È l’incontro fra la Samaritana e Gesù a emergere in tutta la sua importanza e bellezza, tanto è vero questo che il bisogno di dissetarsi e di attingere acqua da quel pozzo viene meno. Gesù, infatti, non riceve l’acqua che ha chiesto né la donna attinge acqua, ma addirittura abbandona l’anfora, il suo unico e prezioso strumento. Gesù ci viene incontro anche così; ci chiede qualcosa di piccolo che apparentemente soddisfi il suo “bisogno” per saziare la nostra incontenibile ristrettezza che è la sete d’amore. È il senso vero della Quaresima: consegnare a Dio le nostre incapacità, i nostri cuori spezzati e umiliati; gridare a Lui la nostra insufficienza di colmare la sete che ci stringe nonostante le mille e più bevande che il mondo eccelle nell'offrirci, bevande o provviste (cfr Gv 4,8) che però non placano né la sete, né la fame. Il vero sforzo quaresimale è riuscire ad incontrare così Gesù, incontrarlo e confessare a Lui la nostra miseria e invocare il suo aiuto come ha fatto la Samaritana: «Signore, dammi quest’acqua». L'acqua viva che Gesù promette alla Samaritana, e in lei a tutti, sarà lo Spirito Santo che sgorgherà dal suo cuore trafitto sulla Croce come Amore divino. Lì su quel trono, in Lui, in Gesù, è presente la sete di amare il Padre e la sete di amare gli uomini. Il senso del suo essere al pozzo di Giacobbe, sarà pienamente evidente nelle parole: «Ho sete» pronunciate in Croce sul Golgota (cfr Gv 19,28). Se la Samaritana ha sete di poter amare ancora, Gesù ha sete di comunicare sempre e in ogni frangente della propria vita l’amore del Padre verso le sue creature. Per questo Gesù vuole incontrare la Samaritana, donna ritenuta esclusa dalla salvezza e in lei vuole incontrare ciascuno di noi per rendere ferma la nostra speranza di salvezza. L’amore trinitario che da quella Croce si esprimerà e si diffonderà nello Spirito Santo, è vita infinitamente più grande delle nostre fatiche, dei nostri peccati, delle nostre fragilità, della morte. L’amore di Dio è così grande che tutta la nostra vita, consegnata alle fragilità delle miserie e delle fatiche che giornalmente sperimentiamo, viene immersa nell’amore che tutto recupera e tutto fa zampillare. Ecco il dono di Dio che Gesù ha in animo di far conoscere alla Samaritana quando le dice: «Se tu conoscessi il dono di Dio». La Pasqua è questo: Amore e Vita stanno insieme eternamente. Ma questa è anche pagina che invita tutti ad un cammino di comunione. Tra le prime parole dette dalla Samaritana a Gesù sembra emergere un dispregiativo: «tu che sei giudeo» perché lei lo vede così, lo vede come un uomo del-la Giudea, un nemico; al termine della pagina evangelica, gli stessi Samaritani diranno invece: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Salvatore del mondo: è cambiato un mondo; il cammino iniziato dalla testimonianza della Samaritana: «Venite a vedere», non si è fermato lì. Quel «Venite a vedere», espressione cara all’evangelista Giovanni, invita tutti a non stare fermi sulle proprie posizioni perché il dono di Dio che è la Persona di Gesù Cristo, non può essere conosciuto a tavolino come si può apprendere e conoscere la storia, la matematica; occorre alzarsi e andare da Lui per stare con Lui. In questa seconda domenica di Quaresima siamo invitati a renderci conto che non possiamo incontrare Gesù per interposta persona. È vero, il testimone può guidarci ma occorre che in silenzio, forti di questa Parola, anche noi ci mettiamo in cammino; solo così potremo scoprire che Lui, Gesù, è già lì che ci aspetta per farci dono del suo stesso Amore che ci farà lasciare la nostra brocca, l’anfora di un passato vuoto per vivere liberi dai mille e mille pezzetti di vita negativi che ci tengono in ostaggio. In un posto qualunque della geografia sconfinata della nostra storia, il Signore ancora una volta si siederà stanco ad aspettarci per chiederci un bicchiere d’acqua ed entrare così in relazione con la nostra vita. Fallo anche oggi Signore, fallo sempre.

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