Domenica delle Palme
Is 52, 13-53,12; Sal 87; Eb 12,1b-3; Gv 11,55-12,11
Viene da lontano questa profezia, viene secoli e secoli prima degli avvenimenti della Pasqua del Signore, eppure ogni volta che viene proclamata, facciamo fatica a sottrarci alla forza di questa parola ed alla promessa del Dono della salvezza in quell’«Uomo dei dolori che ben conosce il patire». Se per tanti aspetti il testo di Isaia vive il crescendo dell’umiliazione, dell’atrocità e della sconfitta, la morte del Servo sofferente apre gli occhi di tutti al futuro dell'agire di Dio. Quel Volto sfigurato che: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi», esprime la forza che aiuta ad affrontare la nostra fatica non da schiacciati, ma da persone della speranza che solo provvisoriamente sono nella sofferenza. Nell’omelia preparata per la Messa delle ceneri, letta dal card. De Donatis, papa Francesco dice che: «Senza questa speranza siamo destinati a subire passivamente la fragilità della nostra condizione umana e, specialmente dinanzi all’esperienza della morte, sprofondiamo nella tristezza e nella desolazione». Il Servo sofferente ci dice che c’è speranza, ci dice che il termine perduti dice il passato, ma ricostituiti dice il futuro dell'agire di Dio. Anche se la profezia parla di un racconto di morte, in realtà mette in evidenza come quello sia un racconto di convocazione fatta ai figli dispersi, un invito a riconoscere che tutti, ma proprio tutti, hanno una casa e questa casa l'ha preparata il Signore, l'ha voluta Lui e ora la offre in dono: «il giusto mio servo giustificherà molti». Quella Pasqua annunciata dal profeta Isaia, ha nella pagina di Vangelo, un anticipo nella cena nella casa di Lazzaro, Marta e Maria nel paese di Betania. È circostanza che schiuderà il segreto di un cuore, quello di Maria, la sola che riesce a cogliere ciò che non potranno mai cogliere gli occhi di coloro che non provano sussulto nel proprio animo. Il nardo prezioso dal profumo intenso che si spande per tutta la casa, è versato tutto sui piedi di Gesù, e questo è il preludio di una sepoltura. È Gesù stesso che annota questo; con la ricchezza di questo gesto Lui si consegnerà alla morte, ma è con la ricchezza di questo gesto che poi risorgendo, tornerà a dare gioia ai suoi amici. Maria non parla ma è come se con quell’azione dica a Gesù: “Il profumo sei Tu; il profumo è il Tuo essere malato d’amore che ti porta a dare la Tua vita per noi, umanità ferita e piegata dal peccato”. È gesto che mostra come lei sia arrivata al cuore dell’Evento di Salvezza.
Maria di Betania diventa l’espressione del cuore vero, quello di carne presieduto dallo Spirito (cfr Ez 36,26). Il cuore è essenziale, il cuore ci vuole; il cuore è un po’ il folle di casa di questo Vangelo. Per certi aspetti, il cuore rende vulnerabili ma apre orizzonti alla relazione che si fa dono. Può spaventare? Si, perché, quando seguiamo il cuore, effettivamente può venire meno la gestione di sé e alla fine può essere anche pericoloso, ma credo però, che senza il cuore non arriveremo mai a donare e a donarci con tutto noi stessi. Maria è colei che prende: «la parte migliore che non le sarà tolta» (cfr Lc 10,42) conquistando Gesù Cristo. È gesto che anticipa il forte abbassamento di Gesù che, come Servo, dopo pochi giorni dopo laverà i piedi ai suoi discepoli dicendo loro: «Capite quello che ho fatto per voi? […] Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (Gv 13,12.14). Allora l’unzione di Betania per Maria è la confessione di fede in risposta alla domanda che Gesù aveva posto alla sorella Marta pochi giorni prima: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11,25-26). Maria vede e confessa che Gesù, è sia il "luogo" in cui Dio si fa vicino a noi, sia il "luogo" in cui ci è dato di avvicinarci a Dio. Al silenzio dell’azione di Maria, fanno da contraltare le parole che Giuda, presente con gli altri discepoli all’avvenimento in quella casa, pronuncia: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Sono parole sbandierate come richiesta per il bene comune, ma in realtà mascherano interessi nascosti, calcoli personali e mettono in mostra il cuore indurito di un discepolo che non riesce a seguire il Maestro: «Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro». L’affermazione di Giuda, pur sottolineando azioni belle per il bene di altri, in realtà mostra l’impedimento del proprio cuore a vivere dello stesso atto di amore e di abbandono di Maria. Il Vangelo, infatti, esorta ciascuno a non smontare la vita degli altri solo perché non ci si riconosce di essere all’altezza della propria vita; ci chiede di non mettere in difficoltà l’altro perché noi siamo meschini e l’altro no. Giuda tradirà Gesù e non per trecento pezzi d'argento, ma per trenta denari, cifra assai minore del prezzo del preziosissimo nardo e non permetterà che il profumo di Cristo rivesta anche la sua vita. L’amara considerazione che il Vangelo mostra nella figura di Giuda è che l'avidità incatena l’uomo nel peccato e non fa cogliere la fragranza di quel profumo che anticipa il radioso mattino di Pasqua. Prende avvio così la grande settimana dell’anno. Prende avvio con l’immagine del Volto sfigurato e sofferente del Servo di Jaweh, profezia della passione di Gesù; prende avvio con questo unguento il cui profumo si spande per tutta la casa che dice tutto il potenziale di grazia, di perdono, di benevolenza, di vicinanza di Dio al nostro cammino, alla nostra debolezza, al nostro dolore, alla nostra fragilità. E prende avvio con quell’invito pressante dell’autore della Lettera agli Ebrei secondo il quale: «deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù». Solo così potremo seguire, come ci fa pregare la liturgia di questa domenica: «il Cammino di Cristo che guida a salvezza» perché ci dà orizzonte e futuro. Siamo invitati ad entrare così nel mistero della Pasqua, siamo invitati ad entrare avendo il nostro cuore sulla lunghezza d’onda del cuore di Maria di Betania così che, anche lo spazio della nostra vita si possa riempire della fragranza del profumo di Cristo.
