II Domenica di Pasqua – in Albis
At 4, 8-24; Sal 117; Col.2,8-15; Gv 20,19-31

IIPasqua2025Eccoci nel periodo pasquale che dura cinquanta giorni! È tempo offerto a tutti perché tutti possano contemplare e aprirsi sempre di più al Mistero che dà vita. In questa domenica di Pasqua – la domenica della Misericordia – il Vangelo ci parla della misericordia di Gesù che chiama tutti ad un legame unico ed indissolubile a cominciare da tutti i suoi discepoli, coloro che Gesù aveva chiamato a sé per seguirlo e che lo avevano abbandonato durante la sua Passione e Morte. È Vangelo che mostra i discepoli chiusi nel Cenacolo per paura di essere cercati da coloro che hanno condannato il loro Maestro, ma Gesù risorto li visita mostrando le sue ferite e offrendo loro la pace, la sua pace: «Pace a voi!». È un mostrarsi che restituisce ai Discepoli la possibilità di riconoscerlo nel suo nuovo stato di Risorto: «I discepoli gioirono al vedere il Signore». È però un riconoscimento che chiede un rinnovamento della loro vita: annunciare Gesù diventandone testimoni proprio a partire dalla comprensione più profonda di ciò che Gesù ha vissuto: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Ecco cosa ci dice in prima battuta il Vangelo; ci dice che il Signore ritorna a noi forte della sua vita che non muore più e che trasmette a tutti attraverso il suo Spirito; è vita che non cesserà mai di diffondersi e di animare tutta l'umanità per condurla al Padre. È vita che ha in sé la gioia, ha in sé la forza del perdono, ha in sé l'energia, la speranza, la fede, la carità. Questa è la vita che, passando attraverso la morte e l'abbandono, ha vinto ogni resistenza, ogni peccato, ogni paura, ogni contraddizione. È vita donata che chiama tutti ad un’esistenza secondo lo Spirito donato, lo Spirito che strappa l’intera umanità dalle sue mille prigioni per trasportarla ad una nuova esistenza. Gesù avrebbe potuto rimproverare i discepoli, ma viene con l’offerta della sua pace che è perdono, che è riconciliazione. Avendo con noi Gesù risorto, capiamo bene come il male non può più avere l'ultima parola perché a trionfare è la misericordia divina. Questa è l’annuncio veramente importante per noi che il Vangelo di oggi ci porta; ci dice che se anche noi ci allontaniamo dal Lui, Lui è sempre in ricerca di noi e non smette mai di tendere la mano per donarci la sua pace. Ogni apparizione del tempo pasquale che i Vangeli ci mostrano, possiamo comprendere cosa Gesù tocca del passato dei discepoli (di ogni discepolo che cammina nella storia), e che futuro Gesù apre loro come vocazione perché invita i discepoli a una trasformazione di se stessi che permetterà loro, una volta accettata, la capacità di testimoniare e di permettere agli altri di entrare nello stesso processo. Il punto di riferimento che segna tutto il Vangelo è la gioia che nasce in loro e che non sarà più tolta. La conferma ci arriva da Tommaso. Lui è assente «La sera di quel giorno, il primo della settimana», ma presente «Otto giorni dopo» insieme agli altri discepoli.

È un Tommaso che all’annuncio dell’apparizione del Signore risorto da parte dei suoi amici, chiede di fare esperienza anche lui del Risorto, ma vuole che questo contatto sia un contatto diretto, immediato con il suo Signore: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Lascia la questione aperta, sia ai suoi compagni che al Signore; è come un protestare che se lui non ritrova Colui che lo ha amato così, non importa neanche vedere uno che è risorto, il suo bisogno è di vivere la relazione con Gesù. È la richiesta disperata di Tommaso che rivuole quella Persona, rivuole la Persona che ha fatto vivere e sperimentare ciò che nessun altro mai aveva potuto fare. Sì, c’è l’emozione, c’è il brivido di vedere ed assistere a qualcosa di straordinario, ma poi cosa se ne fa se gli manca quella relazione? È un cammino faticoso il suo, ma è cammino che, se ci pensiamo bene, è anche il nostro; anche noi, infatti, avvertiamo il bisogno di sentirci amati da un Amore che guida, che muove, che porta a riconoscere e a credere. Per questo il Signore gli risponde, gli va incontro e lo chiama a riconoscerlo. La bellezza di questa pagina sta proprio lì in quel rendersi prossimo di Gesù, in quel andare incontro a chi segretamente lo invoca anche se a parole sembra allontanarlo. Tommaso avvertirà di essere scosso dentro di sé per l’azione di Gesù, riconoscerà il Signore e parlerà a partire dal suo sussulto interiore che ha sperimentato e non da ciò che può constatare vedendo e toccando le ferite del suo Maestro: «Mio Signore e mio Dio!» Non appena sperimenta la presenza del Risorto proclama la sua fede. Ecco perché il suo atteggiamento ritenuto irragionevole perché evidenzia la verità del suo stato d’animo, aiuta anche noi. La nostra fede non ci collega direttamente alla persona del Signore Gesù; i segni della Passione, infatti, non sono esposti mediante la presenza del Signore che viene a visitarci, ma attraverso la testimonianza degli Apostoli resa ingigantita dalla professione di fede di Tommaso. Questo aiuta tutti ad essere nella giusta posizione; infatti, l’episodio mostra come il Signore risorto vuole stabilire una relazione personale, una relazione d’amore con ciascuno di noi anche se non è più presente materialmente tra noi: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». La Risurrezione di Gesù può quindi essere letta solo in un processo di coinvolgimento personale. Una fede che non è sostenuta, guidata dal riconoscimento dell’amore di Cristo, sarà sempre una fede povera. Il racconto evangelico vuole dare al lettore di ogni tempo la stessa gioia dei discepoli: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome». E io, oggi? Che svolta provoca nella mia vita questo annuncio; come mi oriento affinché anch’io possa essere testimone di questa liberazione promessa a tutti ma che si può ricevere solo nel dialogo tra fratelli e sorelle. Come posso trasmettere concretamente la pace, la gioia, il perdono di cui io in questa Pasqua sono stato investito? Tommaso è il segno, il testimone, l’icona di chi vuole superare la notte davvero; di chi, una volta che ha incontrato Gesù, cambia completamente il proprio vocabolario e confessa: «Mio Signore e mio Dio!» Da quel momento in poi tutti possono riconoscere che Gesù è Dio che esce dalla propria morte e risolve anche la nostra. Che il Signore di ogni risurrezione ci dia la forza di aderire al suo progetto di amore.

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