VII DOMENICA DI PASQUA – ANNO C
At 7,48-57; Sal 26; Ef 1,17-23; Gv 17,1b.20-26
Chi di noi non vorrebbe entrare nella preghiera di Gesù, sapere cosa Lui provava e cosa stava ascoltando dal Padre suo? È il Vangelo di oggi a farci scoprire come la sua preghiera abbia per oggetto noi! È testo che racconta come nell’evento ormai prossimo alla sua Pasqua, l’avvenimento culmine della sua vita, Gesù Cristo ci apre alla sua preghiera personale. È davvero un momento intimo e drammatico allo stesso tempo; Gesù sta per essere arrestato dalle guardie e soffrire le peggiori sofferenze fino a morire crudelmente sulla Croce, ma lo vive in una profonda intimità con il Padre. Pregando il Padre dice: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato». C'è in questa preghiera il mondo, il Figlio, il Padre, quelli che credono nel Figlio e nel Padre, e gli altri, tutti gli altri. C'è amore che si diffonde dal Padre al Figlio: «Mi hai amato prima della creazione del mondo», poi dal Figlio a coloro che credono e da lì a tutti gli altri che sono lontani: «perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». Questo amore che va, e che si manifesta, si esprime sulla Croce, è amore che ritorna alla sua fonte. Il senso delle relazioni si rivela in questo movimento, in questa unità che si diffonde, si rivela, si costruisce affinché l'amore regni tra i suoi discepoli e che: «siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato loro e che li hai amati come hai amato me». Questa è la parola totale pronunciata nell'ultima cena da Gesù per i suoi discepoli poco prima della sua passione ed è Parola che si fa veramente credibile a tutti con lo svolgersi della sua Pasqua e che il tempo pasquale ha divulgato e messa nel cuore di chi si vuole veramente fare discepolo. È Parola che si è incarnata, ha preso forma nelle storie delle prime comunità. Do-po l'Ascensione, ciascuno di noi è chiamato al proprio presente, alla propria vita quotidiana là do-ve è chiamato a vivere per dare consistenza, peso, realtà alla Parola di Gesù Cristo; incarnare la Parola nei nostri atteggiamenti, nelle nostre ferialità lasciandoci anzitutto amare dell’Amore che chiede disperatamente di essere presente in noi, in mezzo a noi per perdonarci e per perdonare, per essere novità di Vangelo che fa vivere bene anche l’altro.
Gesù ha pregato per questa inten-zione e la sua preghiera è stata accolta e noi dobbiamo crederci. Siamo ormai in prossimità della Pentecoste che segna la fine del tempo pasquale, e sempre di più, il Signore ci invita ad operare secondo il suo Spirito vivendo la nostra fede in un crescendo con Lui, nell’unità con Lui. È questo ciò che dà il senso alla nostra vita. «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9), è chiamata di apertura a tutti; Il rimanere nel suo amore è la base che fa guadagnare a tutte le nostre azioni, il significato vero di esistenza. Il Signore prega per ciascuno di noi chiamato a svolgere un tratto del cammino della storia umana; prega per ciascuno e per il tutto, perché è quando siamo uniti agli altri che di-ventiamo pienamente noi stessi. Siamo tutti in un itinerario verso la nostra vera identità che emergerà dall'incontro ultimo con il Risorto: «voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria». Non divento, cioè, non esisto senza gli altri, per gli altri, con gli altri chiunque io sia. Andare verso la propria identità, la propria realizzazione, significa andare verso l'unità degli uomini tra di loro, in modo intimamente congiunto e realizzato pienamente: «tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi». Il principio di questa unità è il legame tra la Parola di Dio che si è fatta carne e coloro che acco-gliendola, credono; l’unità è nel Signore, nel suo modo di essere che si riflette su coloro che cre-dono in Lui. Solo così potranno essere: «una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità». «Io in loro e tu in me» dice che al centro della comunità e al centro di tutti c'è Gesù, il Vivente, ma nella parte più intima di Gesù c'è il Padre, la fonte di ogni vita, l'origine di ogni missione. Questo è il mistero, questo è l'incredibile dono di Dio: il Padre e il Figlio uniti nello Spirito Santo vogliono vivere il loro amore in quel profondo noi stessi che chia-miamo anima, chiamiamo il nostro cuore, la nostra libertà. Dio è sempre lì che ci ama per primo; non siamo mai senza amore anche se viviamo ore dolorose e buie perché ci sentiamo vinti dalla solitudine e avvertiamo che la nostra vita è svuotata, o ore piene di speranza anche se, pieni della vita dei vent’anni, non sappiamo ancora con chi faremo il nostro cammino. Dio è sempre lì ad amarci per primo; è Lui la fonte a cui attingere l'amore che aiuta a non lasciarci scoraggiare se guardandoci intorno troviamo lacrime, odio, violenza e l'unità ci sembra lontana e difficile. La preghiera di Gesù invita alla speranza; la preghiera di Gesù, si fa promessa. Che magnifica pre-ghiera di Gesù al Padre suo e Padre nostro! Gesù prega il Padre suo perché possiamo essere "uno" con il Padre e con il Figlio nello Spirito. Questa è l’unità a cui il nostro mondo lacerato anela tanto! Gesù prega il Padre di introdurci nella relazione di comunione che li unisce e di cui lo Spirito è il principio dell'amore. L’evangelista Giovanni ci fa scoprire come la Trinità non sia un Mistero estraneo all'uomo quasi fosse una comunione inaccessibile e da contemplare da lontano, lassù in cielo. La Trinità è circolazione dell'amore che unisce nello Spirito il Padre, il Figlio Unigenito e i fi-gli, cioè noi, gli esseri umani creati a sua immagine e somiglianza. Perciò, se vogliamo entrare in comunione con il Padre e con il Figlio, non abbiamo altra via che quella della comunione con i no-stri fratelli che ci sono stati messi accanto. È la speranza a spengerci a questo incontro! Lascia-moci introdurre là dove abita Gesù, per vivere dell'amore che lo unisce al Padre affinché questo Amore si esprima in mezzo a noi «perché il mondo creda».
