VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE – ANNO C
Gs 24,1-2a.15b-27: Sal 104; 1Ts 1,2-10: Gv 6,59-69

VIIDopoPente2025La liturgia di questa domenica presenta la scelta da operare come opzione per la propria vita in due scenari: Sichem e Cafarnao o, meglio, la sinagoga di Cafarnao. Nel primo evento sono le genti che formano le tribù d’Israele a dire: «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!». È la promessa di un popolo che, chiamato da Giosuè ad esprimersi, sceglie di rimanere fedele all’unico Dio lasciando ad altri gli déi della terra in cui ora risiede. La storia ci dirà se la fedeltà di quel popolo sarà rispettata, ma ciò che ci viene presentato è un appello alla libertà: arrendersi agli dèi nuovi o continuare a camminare con Dio e quindi essere fedele alla scelta fatta. È bene notare come la struttura del testo presenti un popolo invitato da Giosuè a rileggere la propria storia, a riconoscere l’intervento di Dio nella loro storia come Colui che ha preso l'iniziativa, come Colui che si è presentato e ha pronunciato il proprio nome. Tutta la storia di liberazione ha mostrato come il vero volto di Dio sia la misericordia. Chiamando il popolo all'esistenza liberandolo dalla schiavitù, ha camminato con loro nel deserto dando acqua, manna e anche carne sollevandoli dai rischi del cammino in una terra inospitale (cfr. Dt 29,4). Dio è Colui che protegge e provvede sul quale si può sempre fare affidamento. Ora questo popolo ha preso possesso della terra promessa e il Signore, per bocca di Giosuè, esige una decisione: «Sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate». Gli dèi al di là del fiume Giordano, esigono poco; sono molto più accomodanti e soprattutto sono a misura d’uomo perché ognuno può confezionarseli da solo e basta loro qualche piccolo sacrificio per comprarne il favore. Servire il Signore implica riconoscere ciò che fa vivere davvero, richiede il risveglio delle coscienze che si aprano alla gratitudine. La gratitudine è la disposizione d’animo che fa rileggere la propria vita come un racconto sacro e dispone l’animo all’assenso, alla scelta di servire il Signore. «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!» diventa così l’atto collettivo di fede che diverse tribù fanno e che li rende vero popolo e tuttavia, ancora non c’è l’amore vero per Dio: sono fiduciosi. L'amore, quello vero, richiede un livello più alto nella relazione; qui si inserisce l’episodio del Vangelo. Anche qui è sottolineato il fatto che non appena Gesù compie il grande miracolo della moltiplicazione dei pani, le grandi folle lo seguono e addirittura lo vogliono fare re (cfr Gv 6,15), ma Gesù si ritira.

La scena odierna si svolge nella sinagoga di Cafarnao. Il discorso era partito dal dono che è Gesù per la storia, ed era approdato all’Eucaristia, carne e sangue del Figlio, vero cibo e vera bevanda. Ma il cibo eucaristico chiede uomini maturi nella fede capaci di entrare nella logica del dono fino all’estremo che quella carne e quel sangue faranno. Davanti a questa rivelazione, i discepoli si rivelano veri discepoli se scelgono Gesù nella sua interezza andando anche al di là della piena comprensione delle sue parole. Seguire Gesù, infatti, non è come seguire un personaggio affascinante e potente (aveva moltiplicato i pani!), ma è seguire altro, è avere contatto compromettente con una carne immolata ed un sangue versato. «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla» dice Gesù; la carne che non giova è l'essere umano che vuole fermarsi solo alle proprie convinzioni e capacità lasciando il Signore. Per questo Gesù si rivolge ai Dodici, numero che compare per la prima volta nel Vangelo di Giovanni, dicendo loro: «Volete andarvene anche voi?». Questa è la nuova Sichem, questa è l’occasione di scelta profonda che stavolta è riservata a ciascuno. E se a Sichem era forte la riconoscenza e la fiducia per il cammino di liberazione fatto insieme, qui è richiesto quel passo in più di fede: abbracciare Gesù totalmente obbediente alla missione ricevuta dal Padre senza cedere a nessun compromesso. Gesù ponendo questa domanda, si dichiara pronto a sopportare la partenza non solo di chi lo aveva seguito senza credere a Lui, ma addirittura il distacco dei Dodici che Egli stesso aveva scelto. Sarà ancora una volta Pietro a rispondere a nome dei Dodici: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Ecco perché la domanda di Gesù è rivolta a ciascuno; essa chiama tutti, nelle più svariate circostanze della vita e in modo del tutto singolare, a prendere posizione. La domanda è chiara, non chiede argomentazione: chiede un sì o un no alla sua Persona; assenso che può manifestarsi in una parola, in un gesto o in uno sguardo, ma ciò che conta è che sia risposta chiara. Il sì dichiara la piena fiducia in quella Persona e Pietro e gli apostoli staranno con Gesù anche se il diavolo si insinuerà in mezzo a loro: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». La domanda allora, non riguarda solo gli altri, ma riguarda tutti; è domanda che non può essere confinata nel passato come erroneamente si tende a credere perché è domanda che esige oggi la nostra risposta. Non ci è chiesto di capire tutto, ci è chiesto di fidarci di Gesù quale Parola ultima di Dio così che la nostra fede sia l'espressione di un'anima assetata che è stata spesso nutrita, toccata, rafforzata e sostenuta dalla grazia di Dio. Qui è richiesto un ulteriore passo: dal credere allo stare. Che cosa significa stare con Gesù? Significa fare entrare Dio nella propria vita per essere da Lui accompagnati nei gesti concreti di amore, di carità e di condivisione. Pietro quando dice: «Signore, da chi andremo?», afferma esattamente questo, anticipa la nostra necessità di stare con il Signore, di abitare con Lui. È risposta umile, ma altamente significativa la sua. C’è in essa tutto lo sguardo di chi si sente perso nella nullità che lo circonda e tuttavia, sa anche che c’è un cammino da fare per poi sostare nell’abbondanza di quell’Amore che si dona a tutti e che a tutti chiede di essere spezzato con i fratelli. Allora sì che riusciremo a fissare il nostro sguardo sul Cristo, la cui vita coincide perfettamente con la Giustizia, l’Amore che si fa povero affinché tutti possano entrare nel suo perdono. Gesù spalanca le porte della libertà, non incatena con vincoli affettivi, non fa ricatti morali chiede a ciascuno di noi: «Volete andarvene anche voi?».

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