Domenica che precede il Martirio di Giovanni Battista – Anno C
2Mac 6,1-2.18-28; Sal 140; 2Cor 4,17-5,10; Mt 18,1-10
“Chi mai può separare la sua fede dai suoi atti, il suo credo dal suo quotidiano? Chi può disporre il suo tempo dicendo: Questo è di Dio, questo è per me? Tutte le vostre ore, tutto il vostro vivere sia la coerenza di un'ala vibrante verso l'Alto”. Kahil Gibran, Il Profeta.
Scandalo! Il termine, dolorosamente attuale nelle sue proporzioni che si cerca di nascondere in nome di un presunto benessere, trova nelle parole di Gesù, la soluzione. Lo scandalo che Gesù fa emergere sono le azioni che provocano l’inciampo, la caduta dei piccoli, coloro che camminano nella storia avendo fede di credere in Gesù Figlio unigenito del Padre. La soluzione prospettata da Gesù è davvero radicale! Se la nostra mano ci porta al peccato, tagliamola; se il nostro piede ci porta al peccato, tagliamolo e se il nostro occhio ci porta al peccato, strappiamolo. È davvero richiesta una integrità morale davvero radicale al punto che siamo costretti a chiederci se davvero siamo in grado di seguire Gesù su questa strada. L’oggetto dello scandalo per Gesù è il male che soffoca l'essere umano come la zizzania soffoca il grano nella ben nota parabola. Gesù, che ha molto a cuore i piccoli arrivando a benedire il «Padre suo perché ha rivelato ai piccoli i misteri del regno» (Mt 11,25), si scandalizza per le menzogne e gli abusi di ogni genere che lacerano l'umanità. Le sue, sono affermazioni che chiedono di essere comprese nella loro profondità non per addolcire il messaggio del Vangelo, quanto per cogliere il loro significato ultimo. Gesù anzitutto, vuole richiamare l’attenzione sull'estrema gravità del peccato che ostacola il cammino dei figli verso il Padre provocandone la caduta, e nel fare questo indica tre modi di peccare: con la mano, con il piede e con l'occhio. Le nostre mani sono sempre veloci a monopolizzare, ad afferrare per appropriarsi di beni; i nostri piedi, anche se non ne siamo sufficientemente consapevoli, ci permettono l'autonomia, l'indipendenza, una forma di libertà che può portarci a ritenerci sicuri delle nostre forze e incapaci di saper desiderare la volontà di Dio. L'occhio cerca e cattura tutto ciò che ci circonda e, ogni cosa che sembra appagante lascia un frammento di sé in noi aumentando il rischio di scatenare la bramosia del possesso. Gesù ci chiede di togliere il terreno che fa crescere bene il male per essere al riparo dalla possibilità di cedere e commettere scandalo che fa inciampare noi e coloro che ci stanno vicino.
La fedeltà alla Parola è l’aiuto più grande che possiamo avere ma domanda la libertà di affidarsi al Signore e di consegnarsi a Lui condensata nella forza di quell'espressione incredibile e bellissima del Vangelo: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». Come un bambino; un bambino si affida, non pretende, un bambino si consegna fino a diventare il più grande nel Regno dei cieli. Questo è il cammino che Gesù chiede ai suoi discepoli, questo è il metro di misura e di valutazione che il Signore mette nel descrivere il cammino autentico di fede. Educarsi a consegnare la nostra vita nelle mani del Signore amandola fino in fondo e vivendola con tutte le risorse che abbiamo, fa della nostra vita un dono, una grazia che si fa luce e testimonianza anche per l’altro. A Eleàzaro, una persona anziana dotta e piena di fede, è imposto di tradire le leggi sacre di Dio e di obbedire al re. La Lettura ci racconta l’affanno di chi, stimandolo e volendolo ad ogni costo strappare alla morte, gli propone di fingere obbedienza al re mangiando non carne suina proibita, ma un altro tipo di carne che comunque sembri quella imposta. A questo sotterfugio Eleàzaro si oppone per due nobilissimi motivi: non sopporta la finzione nella sua vita di uomo integro e leale, ma soprattutto, non vuole che i giovani si perdano a causa della sua finzione che mostra una testimonianza di fede corrotta. I giovani, infatti, avrebbero potuto credere che davvero Eleàzaro avesse ceduto e tradito. Questa è la testimonianza che si fa luce al cammino dell’altro. Eleàzaro è vecchio e ormai prossimo alla sua dipartita, ma il suo animo è come quello di un bambino che si fa grande agli occhi del Signore; non tradisce la sua fede, ma si affida alla Parola di Dio pur essendo consapevole che per questa sua decisione, dovrà affrontare il supplizio del martirio. Ci chiediamo: anche noi siamo in grado di compiere un cammino così e rimanere coerenti? Paolo ci suggerisce la risorsa; nel testo ai Corinzi dice in apertura: «Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne». Dice proseguendo che la nostra dimora terrena è come una tenda, la pianti e cerchi di difendere la sua stabilità consci del fatto però che prima o poi, quella tenda saremo chiamati a scioglierla. L’invito di Paolo è che la nostra attenzione deve essere posta sulla dimora eterna che è l’abitare la casa del Padre e questa è la Speranza. La Speranza, infatti, è la risorsa vera che il Signore regala affinché il cuore sia realmente capace di ascoltare la parola del Vangelo e a educarsi a cogliere la presenza di un oltre. A Maria Simeone profetizza che il Bambino sarà una pietra d'inciampo (scandalo, appunto) per molti in Israele (cfr. Lc 2,34); il carattere provocatorio della Persona e della missione di Gesù, infatti, culminerà nella Passione e nella Croce, scandalo che porta al riconoscimento del pensiero di Dio al di là di ogni possibile rappresentazione e che rivela un amore e una salvezza sproporzionati rispetto all'attesa e al desiderio dell'uomo. C'è un oltre alla nostra vita che non può essere presa dalla nostra mano: è l’Eterno al di là dei nostri giorni provvisori. Eleàzaro lo aveva compreso nel profondo del suo cuore e si è mantenuto fedele al suo Dio. Allora, le parole che oggi ci appaiono come inavvicinabili, prendono forma e vita; sono consegne che vogliamo custodire volentieri nel cuore. Che sia davvero quel vecchio che va al supplizio per non tradire la parola del Signore, il piccolo, il beato nel Regno dei cieli che in filigrana annuncia il martirio del «più grande tra i nati di donna»?
