ESALTAZIONE DELLA S. CROCE - FESTA DEL SIGNORE
Nm 21,4b-9; Sal 77; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17

EsaltaCroce2025Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, celebriamo la Croce gloriosa anche se la croce in sé non è gloriosa perché è l’orribile strumento di supplizio di Colui che si è fatto per noi «via, verità e vi-ta» (cfr. Gv 14,6» e che dalla Vita è venuto per incontrare ciò che alla Vita si opponeva: il male, il peccato che rende schiava l’umanità trascinandola nel baratro della morte. Il Figlio Unigenito, Ge-sù Cristo, donando la propria vita sulla Croce, non solo ha reso giustizia alla verità dell’amore di Dio per l’uomo caduto, ma ha aperto la strada della salvezza a tutti. La morte in croce di Gesù è unica perché è interamente oblazione che apre a tutti la grazia della memoria che libera da ogni condizionamento che porta alla distruzione di sé. L’umanità, l’uomo in generale non può più vivere la propria storia fuori da questo dono gratuito e la parola della Croce, volente o nolente, passa, transita nella nostra vita come un giudizio di luce inscindibile che raccorda il cuore di Dio alla mi-seria meschina dell’umanità. La memoria della Croce, si compie in un "adesso", nel nostro oggi, nel nostro presente e vuole radicarci in quell’atto salvifico che sfuggirà sempre alla nostra com-prensione. L’episodio del Vangelo, anche se molto scarno, dice questo. Nicodemo, membro del Si-nedrio, si avvicina a Gesù di notte esprimendogli ammirazione ma anche domande. L’invito di Ge-sù è questo: «Se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3,3). È chiesta a Ni-codemo e in lui anche a noi, una rinascita non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questa nuova nascita è la vita nello Spirito che ci fa essere crocifissi con Gesù per risorgere con Lui: que-sto è il senso di ogni cosa! A tutti è aperta la speranza e il senso della vita che supera la vita terre-na: «perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,15). Nicodemo riuscirà a conservare un ricordo vivo di quella rivelazione al punto da lasciarsi contaminare dal corpo esamine del Figlio di Dio salito sull'albero della Croce, ma da lui deposto (Gv 19,39). La Croce, dunque, come centro del paradosso cristiano: la Croce chiede la vita e la vita nasce dalla morte. Il Crocifisso è fonte di Vita e questo è il segno dell’esaltazione che Gesù, il figlio di Dio avrà. Egli porta a compimento il grande capovolgimento finale promesso da Dio: coloro che piangono si rallegreranno, la sterile partorirà, i poveri regneranno, gli affamati saranno saziati, i morti vivranno (cfr. Lc 7). L’inno cri-stologico che Paolo riporta nella Lettera ai Filippesi ha ben impresso la traiettoria di Gesù Cristo; il movimento ascendente di Cristo che avviene nella sua risurrezione, segue alla sua discesa tra noi nella sua Incarnazione.

Egli, che era uguale a Dio, si è umiliato, si è annientato pur di condurre fi-no in fondo il disegno del Padre: «Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome». Guardiamo alla croce non per guardare l'orrore sofferto dal condannato, ma la glori-ficazione del Messia così che ciascuno di noi che ci diciamo credenti, può iniziare una vita nuova, una vita da figlio di Dio, una vita da figlio della luce, una vita in cui ogni momento, ogni evento lie-to o doloroso che sia, possa essere cammino sicuro verso il Regno di Dio e la comunione profonda e intensa con il Signore Gesù che ci fa essere figlio nel Figlio. Gesù ci apre alla verità e questa ve-rità chiede di essere in cammino anche con l'umanità. È infatti sul cammino degli uomini, che in-contriamo e incontreremo il Signore che si identifica maggiormente con le persone più provate nella loro vita. Si tratta di "guardare" la Croce e contemplare il Figlio di Dio che si è donato per noi, sapendo che da lì, da quella Croce c’è uno sguardo d'amore che porta a salvezza. L’antico ser-pente innalzato da Mosè nel deserto che il popolo era invitato a guardare quando si era colpiti dal morso dei serpenti, non c’è più. Ecco il perché della frase detta da Gesù a Nicodemo: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna»; lì è il vero tesoro per ciascuno, la promessa della vera vita che già in questo mondo è data da Colui che è la Vita. Gesù sta dicendo a Nicodemo e oggi a noi: Io sono il dono supremo del Padre per te che tu puoi accogliere o rifiutare, sei libero. Non siamo più ai piedi della croce e non siamo sul Golgota. L'evento è lontano quasi 2000 anni da noi e il nostro sguardo non è più quello dei testimoni diretti, è quello degli uomini e delle donne di fede, che si interrogano, cercano, accolgono il senso di questo evento, della morte di quest'Uomo in tan-to tormento. Se infatti, contempliamo Gesù con gli occhi del cuore, veniamo anche noi rigenerati nella nostra vera natura di figli, veniamo strappati alla miseria che il peccato ci fa sprofondare e saremo gente nuova perché amata e chiamata ad amare; in quello sguardo del cuore anche noi veniamo “innalzati”, elevati e addirittura resi partecipi della natura divina. L'uomo nuovo rigene-rato dalla Pasqua di Cristo, ha dentro di sé lo Spirito che infonde nell'intimo luce, infonde un di-namismo che non può che crescere ed espandersi secondo il libero desiderio del Padre che lo ha inviato. Spirito la cui presenza si esprime in gioia profonda, pace, equilibrio e servizio verso gli al-tri. «Io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32) ha detto Gesù e tra colo-ro che Gesù ha attirato a sé dall'alto della sua croce c'è Maria, sua madre (non è un caso che subi-to dopo la festa dell’Esaltazione della Croce, la Chiesa celebra la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata). Maria è madre sempre presente al cammino del proprio Figlio fino a stare sotto la Croce (Gv 19,25-27) nella sofferenza per quel Figlio; lei che aveva cotto il pane quotidiano per la sua famiglia, ci ha donato suo Figlio come pane di vita. L'Eucaristia che celebriamo ogni giorno conferisce la potenza del Crocifisso a tutte le nostre sofferenze quotidiane, piccole o gran-di, come pure alle sofferenze dell'umanità, e ci permette così di partecipare alla sua esaltazione alla destra del Padre. Aiutaci o Madre a comprendere fino in fondo la grandezza della Pasqua del tuo Figlio Gesù.

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