V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO – ANNO C
Is 56,1-7; Sal 118; Rm 15,2-7; Lc 6,27-38
«Fratelli, ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo»; comincia con questo invito il brano di Paolo tratto dalla Lettera ai Romani. Parla di uno stile da praticare, parla di piacere nel bene affinché il prossimo venga edificato, venga aiutato al fine di far sorgere in lui qualcosa di nuovo. Paolo chiede a tutti l’attenzione reciproca, la capacità di sapersi riconoscere vicendevolmente: «come anche Cristo accolse voi per la gloria di Dio». L’accoglienza diventa il ritratto concreto del discepolo del Signore perché dice il farsi carico di nomi, di storie, di fatiche. Paolo, alla luce del Vangelo di Gesù, chiede una dinamica nuova che si scontra con la visione mondana presente allora ma anche oggi, del respingimento richiamato dalla Lettura del profeta Isaia. È lo stile nuovo della vita cristiana fatto da un linguaggio che produce l’atteggiamento che ha in sé la forza di far progredire la vita di tutti tanto da edificare la stessa comunità perché capace di interpretare la presenza del Vangelo in quella storia, in quel contesto, in quel luogo. Non solo è chiesta l’accoglienza, ma quell’accoglienza deve essere racchiusa nell’amore vero, quello che non “fa di conto”. La logica del Vangelo che riceviamo questa domenica ha parole sconvolgenti che però convocano ad essere veri discepoli di Gesù. È Vangelo dirompente; è Vangelo che frantuma tutte le consuetudini e le sicurezze di coloro che ascoltavano Gesù: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male». Non è l’invito di Paolo ad essere piacenti verso il prossimo; è straordinariamente di più. L’inizio scuote subito: «a voi che ascoltate».
Ci siamo anche noi, anche a noi Gesù presenta come debbono essere le relazioni tra le persone affinché si possano avvertire figli del Padre che vivono a sua immagine e somiglianza. Sono chieste relazioni basate sulla grazia e non sulla ricerca dell'interesse, del profitto o dell'egualitarismo rigoroso. Se le percorriamo bene notiamo che tutte le raccomandazioni che Gesù fa, sono formulate in modo asimmetrico che vanno contro le concezioni comuni delle relazioni umane basate sull'equivalenza del dare per avere, del portare e restituire colpo su colpo, dell'amare e sostenere solo amici membri dello stesso clan, dello stesso partito, della stessa razza, della stessa cultura. Ecco, Gesù Cristo ribalta questa prospettiva che anche noi tendiamo ad avere e lo fa in modo radicale, su diversi livelli. Anzitutto il livello dell’amore che deve riguardare anche i nostri nemici. Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù ci dirà: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). Non chiede di amare solo i nostri amici, quelli che sono come noi, ma gli uni gli altri, anche i diversi, gli avversari, coloro che non sono comprensivi e nemmeno attraenti e che sono arrabbiati con noi e che usano parole taglienti che fanno male e di farlo con la Sua stessa intensità. Ci è chiesto di fermarci e sostare per riscoprire che tra la preghiera e l'azione, sono l'amore e la misericordia a guidare l'agire umano. La parola di Gesù annuncia ciò che è più essenziale nella vita di tutti: pregare, di chiedere con insistenza che i cuori dei cosiddetti nemici si aprano alla conversione. Il Padre ama tanto il figlio peccatore che se ne è andato, tanto il figlio che si avverte rigorosamente fedele a tutti i suoi precetti e che, tuttavia, non ama il fratello perché adirato contro di lui (cfr. Lc 15,11-32). L’amore chiede di saper accettare anche il male subito: «A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra». Gesù chiede di rompere la logica della vendetta, rompere con lo schema dell’occhio per occhio tanto reclamato anche da noi come una presunta giustizia. L’invito è a non rispondete alla violenza con la violenza e vivere nell’atteggiamento di colui che è disarmato e disarmante. Solo così potremo vivere con forza ciò che Gesù chiede: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati». Agire avendo nel cuore il distacco dalle cose e dalle azioni permette di vivere con serenità anche i torti, le offese di azioni subite. Certo, quando si prende anche solo uno schiaffo morale dall’altro, riusciamo talvolta a perdonare, e tuttavia, siamo portati a rimuovere la sua presenza: “da ora in poi, ciascuno a casa sua”. Il rischio è di temperare il cosiddetto perdono con l’indifferenza cancellando l’altro. Il desiderio di giustizia chiede però che si riesca a fare qualcosa di più: continuare a cercare l’altro come un amico. Si rischia? Sì, perché perdonare chiede di continuare a cercare l’altro esponendosi anche alla eventualità del secondo schiaffo. La giustizia riassunta nella parola sintetica della misericordia vuole dire accettare il peso del fratello. Questo è quanto Gesù ci chiede quando dice: «E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro». Non serve pareggiare i torti, non è questa la giustizia che Gesù ci chiede di cercare, la giustizia è convertire il torto in perdono: «Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro che è nei cieli», perché nella misericordia c’è l’instancabilità del perdono. È questa la rivoluzione cristiana, sconvolgere il mondo con un vocabolario diverso in cui non l’odio ma l’amore, quello disposto a salire la Croce per l’altro che ti perseguita, l’amore che non chiede vendetta ma prega per la conversione dei cuori, si fa parola amata e vissuta. O ci siamo dentro o non ci siamo dentro. Solo la pace che procura questo rivoluzionario linguaggio di Gesù, ci rende davvero forti e destinatari dell’ultima immagine: quella del grembiule, indumento prezioso per la gente delle campagne del passato. Esso era l’indumento davvero prezioso per la gente delle campagne del passato. Veniva utilizzato per trasportare tante cose buone, semi per esempio per l'alimentazione animale o per la semina. Chi non ha presente l’immagine del dipinto di Van Gogh del seminatore che attinge dal grembiule per poter rilasciare il seme sul terreno? Ecco, il grembiule della bontà, dell'abbondanza con tutta la sua misura, impacchettata, scossa, traboccante è riservato a coloro che amano. Comprendiamo allora, che, se il perdono a volte sembra impossibile da dare, la preghiera può aiutarci ad andare avanti. Non si tratta di accettare tutto, si tratta di non rispondere al male con il male. Chiediamo che non sia la misura del nostro amore a giudicarci, ma piuttosto la misura dell’amore del Padre che in Gesù Cristo ci ha fatto vedere quanto il suo grembiule sia davvero infinitamente largo perché pieno di misericordia e compassione per tutti noi.
