VII Domenica dopo il Martirio – Anno C
Is 66,18b-23; Sal 66; 1Cor 6,9-11; Mt 13,44-52
“Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi" (Antoine de Saint-Exupéry).

VIIDopoMart2025Un uomo, apparentemente un contadino, e un mercante trovano tesori; uno lo trova per caso in un campo non suo, l’altro invece, lo trova perché è sempre in ricerca. Due modalità diverse che poco o nulla hanno in comune ma che ci dicono chiaramente come il Tesoro sia possibile a tutti di trovarlo. Sia l’uomo che il mercante, che non hanno nome, si liberano di tutto ciò che hanno accumulato per acquisire quel prezioso tesoro perché sicuri in cuor loro di aver trovato ciò che più conta per loro, l'occasione unica e inestimabile da non lasciarsi sfuggire. A loro il lasciare non pesa. Per il primo la conversione nasce dall'aver trovato, dalla consapevolezza di aver avuto l’esperienza di un dono inaspettato e sorprendente che allarga il cuore. Si ritiene fortunato di quella scoperta che però lo chiama alla consapevolezza di una responsabilità: vendere tutto per non perdere quel tesoro. Non solo perderlo, ma il possesso di quel tesoro chiede che sia cambiato ogni sua azione e atteggiamento al fine di poter conservare quel tesoro. È tesoro che vuole la liberazione progressiva della nostra vita da tutto ciò che sembra saziarci ma che in realtà soffoca. È tesoro che abilita la libertà di ciascuno; chi lo trova e decide di scegliere il Vangelo consegnando ad esso tutta la propria esistenza, non si troverà incatenato e ingabbiato in un percorso forzato. Diverso è il percorso del mercante; lui ha già nelle proprie corde il senso della ricerca e se in un primo momento la ricerca può apparire solo fine a se stessa, quella cioè di aggiungere ricchezza alla propria ricchezza; ma anche qui la perla di inestimabile valore per essere fatta propria, ha bisogno di una scelta definitiva: quella di essere disposto a perdere tutto pur di averla. È l’investimento della propria vita ad essere chiamato in causa, investimento che chiede di perfezionare, di purificare tutte le proprie scelte. Il regno dei cieli, ci dicono le due parabole, è visto come traguardo di un cammino riservato a tutti che per essere trovato e fatto proprio, occorre abbandonare in modo radicale il vecchio modo di vivere per entrare nella novità di vita piena. È tesoro che deve occupare la testa, il cuore degli uomini che lo scoprono o lo cercano; è il Vangelo che deve essere adagiato sul cuore come parole che appartengono al linguaggio della speranza. Sono parabole però, che mostrano in filigrana a coloro che le accolgono come anche Dio in Gesù Cristo, sia sempre in ricerca del suo tesoro. Per l’uomo Gesù, si è spogliato dei suoi infiniti beni divini, facendo dell’umanità intera che, con il peccato aveva perso la dignità originaria, il suo vero tesoro, la perla preziosissima di cui occuparsi. Gesù Cristo, ci dice Paolo, ci ha lavati, ci ha santificati, ci ha giustificati rendendoci degni con il suo sangue, del suo tesoro che è la chiamata alla vita eterna con Lui. Dove sei, uomo, interroga Dio senza stancarsi.

È quel di più che ci è raccontato dalla terza Parola. Il Signore non interviene forzando la storia, ma abbracciandola. Come la rete gettata nel mare, il Signore avvolge tutto, buoni e cattivi. La rete gettata sono le braccia di Gesù stese sul legno della Croce in un abbraccio che si estende a tutta l'umanità proprio a cominciare da quelle persone che, a quella Croce, lo stanno inchiodando. La rete è l’Amore con cui ci chiama, è la sua misericordia donata, è la sua pazienza che non respinge nessuno, è la sua mitezza che chiede di essere imitata, è il suo perdono che domanda risposta di libertà. Come la rete è formata dall’intrecciarsi di tanti fili, così è proprio l'intrecciarsi del tempo che nel suo succedersi, raccoglie ogni nostra risposta agli inviti che il Signore continuamente fa. Il Regno dei cieli è dunque realtà che attira l'uomo, ma ha bisogno di essere cercata: è sempre presente attorno all'uomo come la rete per i pesci, ma non è immediatamente individuabile. Il Padre, che vuole accogliere tutti nella salvezza del suo amore, lascia, non divide, non separa, non pone l’uno distante dall’altro, ma consente che ciascuno con la propria libertà agisca nel mare che è il mondo. Solo gli angeli di Dio alla fine dei tempi opereranno la selezione dividendo. Questa è la realtà delle cose che però non è detta da Gesù per far scendere un pensiero triste, ma è invito a riconoscere che soltanto una vita percorsa autenticamente come risposta alla sua chiamata, introdurrà a qualcosa che porterà oltre il confine della morte nella pienezza della Sua vita. La parabola ci insegna che si tratta di un movimento, di una dinamica, di un'azione; si tratta di lanciare, recuperare, tirare, raccogliere e anche rifiutare. Il Regno dei Cieli è coniugato con l'attivo, è il criterio della saggezza incessante che ci dice di raccogliere nei cesti del nostro cuore ciò che è buono e rifiutare ciò che è inutile. Il discepolo di Gesù è testimone ma anche profeta che attinge dall'antico tesoro della Sapienza della Legge, parole e opere capaci di far vedere le forze distruttive e di guidare alla vita. È chiesto il discernimento su ciò che dà vita e ciò che la toglie, ciò che è buono e ciò che per noi è dannoso, ciò che viene da Dio e ciò che viene dal maligno. Il tesoro della prima Alleanza che è la Legge e la Profezia, si fa adempimento vero nella perla preziosissima che è Gesù. Far proprio il Vangelo fa diventare davvero il: «padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Lì non c'è contrapposizione ma la logica dell’unificazione. È vero, la vita rimane con la sua necessità che si impone, ma il Regno si manifesterà nel modo in cui il discepolo risponde, nel modo in cui attinge dal suo profondo. Così il modo di prendersi cura potrà essere segnato dalle capacità tecniche del tempo, ma anche dalla grazia con cui ci si pone di fronte all'altro bisognoso e sofferente. Sono dunque, parabole che parlano di noi e parlano a noi; le nostre azioni sottolineano il valore assoluto che diamo al Tesoro, il nostro desiderio di venirne in possesso lasciando ciò che è solo di peso e intralcio al nostro cammino. La gioia dell’incontro decisivo e determinante con quel Tesoro è la prima ricchezza che otterremo da quel tesoro. Dobbiamo però renderci attenti affinché non cadiamo nella parte di chi quel tesoro lo ha già nelle proprie mani e tuttavia non se ne accorge o, peggio ancora, non se ne cura e lo cede per realizzare solo ricchezza materiale destinata a finire. «Loderanno il Signore quelli che lo cercano» dice il salmista (Sal 22,27), e questa è anche la nostra fiducia incrollabile.

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