IV Domenica di Avvento – Anno A
Is 40,1-11; Salmo 71; Eb 10,5-9a; Mt 21,1-9

IV domenica di Avvento2025«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta»; è l’avvio del profeta Iaia che ci invita ad entrare all’interno del cosiddetto “libro della consolazione di Israele"; un testo e un avvio che dice da subito la misericordia di Dio nei confronti del suo popolo. Misericordia che però chiede anche un ritorno personale, infatti il testo non si ferma lì perché subito dopo dice: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio». È richiesta che porta ciascuno ad essere faccia a faccia con la propria responsabilità all’interno del proprio percorso di conversione. È invito che chiama al viaggio personale di esodo da ogni prigione che le tante fragilità costruiscono e che ci immobilizzano. Prepararsi per il Natale è questo: percorrere la strada avendo il cuore che desidera e spera senza esitazione nell’incontro con il Signore. Il tempo della conversione è il momento importante offertoci dal Signore; è quel tempo che non possiamo sprecare lasciandolo passare senza che succeda nulla perché la vita che passa non ha un passato che si ripresenti per essere eventualmente sistemato. Ma la liturgia odierna presenta un altro viaggio posto in primo piano. L’autore della Lettera agli Ebrei è quasi lapidario nel presentarlo: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato» (Eb 10,5). L’azione di Dio supera ogni aspettativa dell’uomo perché è azione di Dio, è azione che gli schemi di Dio. Ogni forma di alleanza che Dio aveva precedentemente instaurato con uomini autorevoli (Abramo, Isacco, Giacobbe ecc), viene ad essere superata. Non saranno più gli olocausti di montoni e tori, non saranno più le tavole della legge incise indelebilmente nella pietra o le circoncisioni della carne a sancire la nuova alleanza. La vera novità che si prospetta è la rivelazione di Dio quale relazione infinita con il suo Figlio: Lui è il Logos, Lui è la sua Parola e questo Figlio il Padre ce ne fa Dono preparandogli un corpo. È corpo che cammina, parla, benedice, sana ferite profonde, ma soprattutto risponde con la propria libertà, al Padre. È Figlio inviato che prende il proprio corpo dal sì alla Parola di Dio di una giovane donna, Maria. È lei, infatti, che con la sua persona permette allo stesso Dio di prendere forma, di nascere e crescere.

L’Eternità viene ospitata nel corpo di Maria così che Dio può entrare nella storia dell’umanità per ri-orientarla. Davvero il mistero dell'Incarnazione suscita un continuo moto di stupore: mediante la carne del Figlio Unigenito, Dio sigilla la sua alleanza eterna con ciascuno di noi, chiedendo che noi, in Lui, in Cristo suo Figlio, con il nostro corpo ogni giorno prolunghiamo il suo mistero di salvezza. Questa è la forza e la ricchezza della parola di Dio che scopriamo man mano che la accogliamo e la rendiamo intima. È Parola che presenta diverse angolature che chiedono il riposo nel nostro cuore e nell’Avvento, l’entrata di Gesù in Gerusalemme è appunto una di queste angolature che chiede di essere fatta propria. L’entrata di Gesù in Gerusalemme è immagine riassuntiva di questa quarta domenica di Avvento; ha in sé il significato dell'entrata di Dio nella storia dell’umanità, nel cuore della storia dell’uomo. Dice il manifestarsi della volontà di abitare fino in fondo la nostra storia di uomini. Questa è la forza grande che il testo del Vangelo ci vuole regalare. Lo sguardo è rivolto alla scelta di Dio, alla scelta di venire così nel cuore della nostra storia, quella che ci accomuna tutti e nella quale tutti siamo chiamati ad essere in cammino. Gesù non vuole stare fuori, Gesù vuole abitare la nostra vicenda ponendosi nel cuore dell’umanità fragile e smarrita. Il dire: «Ecco, io vengo» garantisce questo; non è più solo la promessa che riceviamo dalla pagina del profeta, Lui viene realmente.
Quando la notte di Natale accoglieremo le parole del Vangelo: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv1,14), noi avvertiremo lì tutta la densità e la forza di vita che l’immagine del Vangelo oggi ci consegna. «Il Verbo si fece carne» dice la Presenza reale, solidale, definitiva e amica che vuole starci accanto. Se la carne è il nostro vestito, è la nostra identità e dice la nostra appartenenza, è vero anche che la stessa carne del Signore Gesù non è fuori da tutto questo, è Uno di noi. Oggi il Vangelo lo dice in una forma significativa; non usa toni trionfalistici e vincenti. Gesù cavalcando un’asina entra come mite, entra come umile, come presenza che si fa calore del quale poi non si potrà più farne a meno perché siamo avvinti da un Amore che vuole trasformarci, vuole trasfigurarci. E non può che essere così. Solo l'Amore disinteressato ci fa entrare in profondità nel mistero di tutto il nostro essere così che possiamo avanzare ancora di più verso di Lui e in Lui. È Vangelo che, pur segnando da sempre l'inizio della Settimana Santa, oggi si fa azione che non terminerà mai. Inizia e non si ferma, ci vuole condurre, camminando con noi, ad avere nel nostro cuore la gioia del mattino di Pasqua. Il Signore è sempre in movimento, è attivo, si offre al divenire, alla rivelazione, si offre alla relazione. Si dona sempre e attivamente; ciò che ha fatto allora è ciò che ancora continua a fare oggi. Precede i suoi discepoli aprendo un sentiero, un modo di essere, un modo di vivere l’attesa che si compie. Aiuta donne e uomini a farsi suoi discepoli, a intraprendere il percorso di vera umanizzazione sotto la guida della sua parola. Questo è il tempo che riceviamo come luogo in cui prepararsi all'incontro con Gesù il Figlio, l’Unigenito, l’amato; il Signore vuole incontrarci così come siamo per chiamarci alla conversione che apre a quel Regno promesso. «Il Signore ne ha bisogno» ci racconta il Vangelo; è frase che dice come il Signore voglia percorrere la sua strada in modo totalmente libero e con umiltà. È frase che chiama anche a partecipare della sua umiltà. È come se Gesù dicesse ad ognuno di noi: fai crescere la tua fiducia in me, fammi sentire la tua presenza al mio fianco affinché la trasformazione che desideri possa davvero avvenire. Ciascuno è chiamato ad essere parte integrante del Regno perché Dio in Gesù Cristo, è presente accanto a tutti. «Non ci sono, dunque, due umanità parallele, né due storie parallele, ma un’unica umanità e un’unica storia, nel cui seno accade un evento straordinario e rigenerante» scrive Luigi Alici, nel libricino “La via della speranza” edito da Editrice Ave, e questo basta per la continuazione della nostra preghiera. «Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri», così termina il testo del profeta Isaia. I verbi dicono l’azione che quella Carne farà: raduna e non divide; porta in braccio e non respinge; rallenta il passo su chi fa fatica, viene per chi resta indietro e rallenta anche per me.

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