V DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
Mi 5,1; Ml 3,1-5a. 6-7b; Sal 145; Gal 3, 23-28; Gv 1, 6-8. 15-18

V domenica Avvento 2025Dice il proverbio che "Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito"; è un po’ il rischio che corriamo anche noi quando confondiamo gli inviati di Dio con Dio stesso. Giovanni Battista annuncia la venuta del Figlio di Dio, ma dice chiaramente che egli non è il Messia, anche se alcuni vorrebbero crederlo: «Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui». Vivere l'Avvento in modo corretto significa accettare di perdere parti della nostra presunta conoscenza per poter recuperare meglio e nella relazione con Colui che sta arrivando, la nostra identità. Tutti sono chiamati a scoprire il volto di Cristo oltre a ciò che di Lui noi stessi abbiamo plasmato. Dio viene sempre a noi liberamente senza alcuna necessità e sempre misteriosamente nuovo; per poterlo accogliere non ci dobbiamo aggrappare a ciò che abbiamo immaginato di Lui, ma aprirci al desiderio che ci faccia cogliere con umiltà, nonostante le nostre incertezze e le nostre indeterminatezze, anche quella strada che il Signore decide di percorrere per venirci incontro: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me» ci dice il testo del profeta Michea. Qui è posto l’accento sul venire del precursore che prepara la strada al Signore, e la pagina del prologo che l’evangelista Giovanni ci consegna, ce lo evidenzia con l'intensità che gli è caratteristica: «E venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni». L’irrompere inatteso di un uomo mandato da Dio prepara un evento indicibile che apre allo stupore per i modi con cui Dio realizza il suo dono: il suo stesso farsi Uomo in Gesù Cristo. Dio si fa uomo in Gesù e chiede a un uomo, Giovanni Battista, di preparargli la strada. Ecco perché oggi siamo invitati a fermarci ancora una volta sulla figura di Giovanni Battista il Precursore. Il suo ruolo è ben delineato: non è la luce, non è il Messia, ma è il testimone della luce, è la voce che ancora oggi grida a me e a te di preparare la via del Signore. È colui che annuncia che la presenza del Messia è già tra noi anche se noi, facciamo una estrema fatica a riconoscerLo. È il Precursore che è dominante nella sua voce, è dominante nella sua presenza, ma è voce, è presenza che solo apparentemente sta al centro.

Il Precursore proprio perché è precursore, il centro lo riserva ad un Altro, non chiede di essere il terminale dell’attenzione, invita a guardare un Altro. Giovanni Battista è dunque il precursore che diminuisce davanti a Colui che annuncia e lo fa distogliendo sempre l’attenzione delle folle sulla sua persona, per volgere lo sguardo a Gesù che viene. Di lui Gesù stesso dirà: «Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce» (Gv 5,35). Non è la luce, ma nella sua umiltà si fa lampada che vuole illuminare il cammino che porta alla Luce vera. Lui non è la Parola, è solo voce che grida per annunciare il Verbo, la Parola ultima e definitiva. Quando la gente si affolla attorno a lui per interrogarlo, lì Giovanni Battista sta già brillando con la luce che verrà. Risplende di Cristo che ha annunciato tanto da vederlo in mezzo al suo popolo e indicarlo a tutti. Lui vede la luce di Dio riflessa nella bellezza del desiderio di uomini e donne a lui si rivolgono perché desiderosi di raddrizzare la propria vita mediante quel Battesimo che solo Colui che viene dopo di lui, ma che è avanti a lui, perché prima di lui, può dare in tutta la sua forza. Oggi è ancora Giovanni Battista che ci guarda ancora con il suo volto luminoso; lo fa per rincuorare anche noi in cerca di luce che non si spegne nelle difficoltà e nelle fragilità; ci guarda per dirci: "Lui è in mezzo a voi!"; è in mezzo a voi che vi trovate nel guazzabuglio di notizie nere che vi travolgono, è in mezzo a voi anche in questo ennesimo giorno perduto per fissare la pace, è in mezzo a voi anche se non lo avvertite presente perché prigionieri delle vostre fatiche. Questo è l'intero messaggio di Giovanni Battista. Non moltiplica le esortazioni moralizzanti; esorta invece a rimuovere dalla nostra vita tutto ciò che può essere ostacolo all’accoglimento della venuta di Dio che in Gesù si fa uomo come noi per essere in relazione con noi. La sua è testimonianza che chiede a ciascuno di farsi umile portatore del Vangelo che pur essendo infinitamente al di là di tutti noi, è amore che porta alla gioia. E cos'è la gioia? Se stiamo al dizionario troveremo affermato che la gioia è un’emozione intensa e piacevole che si prova quando un fine viene raggiunto o un desiderio viene esaudito. Più precisamente io credo che la gioia sia la sensazione interiore di essere nella pienezza pur non possedendo nulla. Se ci pensiamo bene, questa è la grazia che ci viene donata dall’annuncio del Precursore che chiede a tutti di avvicinarsi il più possibile al Volto, alla Parola, al Verbo del Padre che viene. La gioia è la delizia del proprio cuore che fa scoprirsi: «L'amico dello sposo» e che per questo, ha in sé «gioia piena» (cfr. Gv 3,29). Questo è il cammino fatto dal Battista; egli ha accettato che la sua prima identità fosse decostruita, fosse rielaborata e fatta nuova nella relazione con Signore del quale dice: «Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Solo così lui è riuscito ad ottenere ciò che il Vangelo oggi annuncia: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia». La grazia di veder ricomposti i nostri cuori spezzati; la grazia di avvertirci oggetto dell’annuncio della liberazione dalle mille e mille prigioni in cui la nostra fragilità, la nostra miseria ci ha rinchiusi. «La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» ci dice il Vangelo; è la consolazione estremamente significativa e bella perché mette nel cuore un’attesa grande che vuole scuotere e invita all’incontro cercato, vissuto e amato. E l'invito finale che il profeta Michea ci affida, ha il duplice movimento del nostro tornare e del suo venire: «Tornate a me e io tornerò a voi» che è il modo grande per avvicinarci al Dono, per imparare realmente a desiderarlo così che, la distanza si attenua. Il Dono del Natale si compie all'interno di questo dinamismo, quello del suo venire inatteso e gratuito e la percezione viva nel cuore di chi, educato dalla voce del Precursore, ha rialzato lo sguardo per mettersi nell’attesa del Signore. Maranathà, vieni, Signore Gesù, è l’antica preghiera della tradizione cristiana; sta a noi lasciare che questa invocazione si fissi anche nei nostri cuori.

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