DIVINA MATERNITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA
Is 62,10-63,3b; Sal 71; Fil 4,4-9; Lc 1,26-38a

«La tua prima parola, Maria, / ti chiediamo di accogliere in cuore: / come sia possibile ancora /concepire pur noi il suo Verbo» (David Maria Turoldo).

Divina maternità della Beata Vergine MariaLa sesta domenica di Avvento, è dedicata alla Madre che attende il Figlio e questa sua attesa è il-luminante se messa in rapporto alle attese di tutti noi. È un’attesa che non comincia con la parola dell’angelo anche se il sì alla parola dell’angelo ne determinerà il compimento; Maria è in attesa già da prima, Maria si riconosce tra i poveri, tra gli “anawîm” (i “poveri in spirito” delle Beatitu-dini) ai quali Dio provvede misericordia: «Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del mise-ro e abbatta l’oppressore», ci fa pregare il salmo. L’Annunciazione è per noi icona eloquente di questa misericordia donata; ci fa cogliere come Maria, proprio perché “povera” venga privilegia-ta dal farsi vicino di Dio e per questo può ascoltare e dialogare con la Parola. Questa è pagina, che è davvero cara per il cammino della nostra fede, ci dice solo qualcosa e nella forma più rapida possibile della grandissima esperienza che Maria vive e che alla fine le farà dire: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». È pagina che annuncia che la storia dell’umanità gira su se stessa e affronta il tornante che alza la quota e stacca tutto. Non sarà più la nostra fallace fedeltà a Dio, ma sarà l’infinita fedeltà di Dio alla sua parola a permettere che l’intera umanità, smarritasi in Adamo, possa adesso ritrovare l’originaria identità. Non dunque ai margini, ma al centro della vita di ciascuno viene Dio; viene come Evento reale, concreto, palpabi-le e non come teoria; viene in un giorno qualunque, in un luogo qualunque, viene nella ferialità della vita. Il test dell’Annunciazione mostra come il primo affacciarsi di Gesù, del Vangelo, sia an-nunciato, sia consegnato in una casa. Al Tempio l’annuncio è per Zaccaria che sarà padre di Gio-vanni Battista, in una casa l’annuncio è dato a Maria che sarà la Madre di Dio. È bello allora pen-sare che Dio ci vuole incontrare nella quotidianità e non solo nelle liturgie; vuole incontrarci sem-pre anche quando la ferialità è fatta di giorni pesanti che la fragilità della nostra condizione uma-na, ci fa vivere. Certo, quella di Maria è storia singolare, unica e irripetibile, ma è storia da con-templare perché è modello che chiarisce alla vita di ciascuno, cosa è l’attesa e la disponibilità. Il saluto dell’angelo è saluto molto intenso, prelude a qualcosa di molto importante soprattutto con l’affermazione: «Il Signore è con te».

Lì si dice che l’attesa di Maria si compie; lì si dice che Dio ha l’attenzione seria su di lei e in lei anche per tutti noi. Maria è il frutto maturo che Dio coglie nella storia che da Adamo prende le mosse, per farne dono all’intera umanità nella pienezza dei tempi (Gal 4,4). Per poter ricevere quanto Dio dà però, è indispensabile che la nostra attenzione, il no-stro desiderio, il nostro spirito si rivolga a Lui. Quando il bambino piccolo non vuole o semplice-mente non sta a sentire le parole della sua mamma, la mamma prende il viso del bimbo e delica-tamente lo gira verso di sé. Si può dire che l’annunciazione è la mano di Dio che delicatamente gi-ra il nostro viso, il viso dell’intera umanità dalla Sua parte per comunicarci quel saluto impressio-nante che rende tutti pieni di stupore: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». Maria ac-coglie le parole dell’angelo e le parole dell’angelo dicono che quell’ "Inizio" (cfr. Gv 1,1) apre il fu-turo a tutti. La verità misteriosa della nascita di ogni figlio in questo mondo è sempre nascosta nel mistero del concepimento verginale di Maria. Ogni figlio che nasce in questo mondo nasce chia-mato dalla parola di Dio. Ogni figlio che nasce in questo mondo è la risposta ad una voce che chiama. È vero, Maria subito non ha capito tutto, ma subito ha dato la propria disponibilità: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Conseguenza di tale evento è la gioia perché, quando si accoglie si lascia che qualcuno possa entrare nella propria vita. Accogliere Dio è lasciare che Lui prenda posto nel silenzio del nostro cuore per rafforzarci e liberarci da tutte le no-stre mille contraddizioni dovute alle nostre fragilità. Con il suo sì accogliente Maria ha permesso alla propria carne di realizzarsi dimora della Parola, così che, la Parola, il Logos, possa dimorare anche in ogni uomo chiunque esso sia. «Ricercata e non abbandonata» che ascoltiamo dal testo del profeta Isaia, sono due aggettivi preziosi che avverano la promessa secondo la quale ogni creatura non sarà mai sola perché il sì di Maria ha permesso alla promessa di farsi carne e san-gue nel vagito di Dio Bambino. Si avvera così la profezia del riscatto pieno: «Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?». A dire: «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me», sarà quel Dio che si fa Bambino nel grembo di Maria per compiere la sua missione redentrice tutto da solo. La potenza del suo sacrificio d’amore darà vita a tutti, nemici compresi così che il Logos, il Verbo che rivela l’infinito amore di Dio Padre per tutte le sue creature, può essere contemplato da tutti. Non rimane più «nel seno del Padre», ma «il Figlio unigenito», si fa presente a ciascuno di noi. Il Natale è proprio questo avvenimento; il Natale dice che il Padre pensa a me, pensa a te, pensa a noi, ci cerca e ci attende là dove facciamo più fatica; il Natale ci dice che tutti e ciascuno sono a Lui cari e per questo viene. Viene per invitare alla comunione vera; viene per invitare alla relazione profonda con Lui. Paolo esorta a non lasciarsi sopraffare dall'angoscia, a non perdere la serenità perché frutto della speranza è il Signore vicino. Siamo già nella vicenda cristiana perché Paolo è dentro il cammino della giovanissima chiesa di Filippi. L’invito è: «Siate sempre lieti nel Signore». È parola che vuole incoraggiare scritta però da uno che è in prigione e che sta pagando pesantemente di persona il suo servizio di annunciatore del Vangelo. Non c’è nessuna lamentela, si avverte che non è persona ripiegata su se stessa nell’atto di commiserarsi; è persona che ha lo sguardo all’oltre. Sa che cos’è la fatica perché la sta attraversando e tuttavia non ne è catturato o fatto schiavo. È uomo che incoraggia e invita alla gioia perché è esperienza bella e significativa nella quale la parola del Signore anima le speranze e i cuori di tutti. Allora davvero il mistero del Natale è davvero bellissimo e infinitamente grande, noi solo per un pochino lo potremo attraver-sare perché è mistero che penetra il silenzio e la decisione di Dio e possiamo solo inginocchiarci come faranno i pastori, i Magi e gli angeli. Che il Signore ci accompagni in questi giorni e ci doni l’umiltà di Maria che dice di se stessa: sono una povera casa ma avvenga di me quello che tu hai detto.

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