DOMENICA DOPO L’OTTAVA DEL NATALE - 2025
Sir 24,1-16b; Salmo 147; Rm 8,3b-9a; Lc 4,14-22

DomDopoOttavaNat2025Accogliendo il testo del Vangelo secondo Luca, non possiamo fare a meno di rimanere colpiti dall'accumulo di verbi di movimento. Luca ci dice che Gesù torna, viene, entra, si alza, apre, trova, riavvolge, ritorna, si siede. Questa successione di verbi pone l’ascoltatore nell'attesa di una parola da parte di Gesù. Cosa vogliono far comprendere queste azioni di Gesù? Ci voglio far comprendere come quella Parola, tenuta come in sospensione, brilli oggi e davvero come luce che si manifesta ai presenti: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». È l’Oggi del Signore! Nell'opacità del presente sempre sotto il peso di pesanti mancanze che il passato ancora fa tocca-re con mano e forse anche persi per il miraggio di un futuro che appare ipotetico, l'Eternità, la Provvidenza crea una frattura per l'Oggi della grazia. Gesù incoraggia a scrivere la propria vita su un nuovo percorso perché "la parola della Scrittura è compiuta". Oggi, è il tempo propizio, il tem-po in cui non è più chiesto un periodo di riflessione, ma è richiesta adesione alla salvezza, alla li-berazione, alla libertà e alla grazia. La salvezza di Dio annunciato dalla Lettura del Libro del Sira-cide è ora in mezzo agli uomini. Il Vangelo richiamando la profezia di Isaia, non annuncia la sal-vezza ai potenti o agli intellettuali, ma nella sinagoga di un piccolo villaggio sperduto e anonimo mai nominato dalla Bibbia fino a quel momento. Un piccolo e sperduto paese di cui , anche lo stesso Natanaele dirà: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Lì Gesù inizia l’opera di salvezza per estenderla poi all’intera umanità. Dunque, un Oggi la cui appropriazione è a disposizione di tutti, anche dei lettori che verranno perché tutti sono chiamati a diventare attori e protagonisti del loro futuro. È l’Oggi che si fa presente; la notte delle tenebre nelle quali la fragi-lità e il peccato fanno immergere per coprire tutto, lasciano il posto all'alba che dispiega la luce della serenità e della grazia. L'apprensione al temuto castigo di Dio lascia spazio alla gioia del perdono: «Oggi, si è compiuta»! Se l’oggi è vero per Gesù, tutti sono chiamati a non rimandare il proprio “oggi”; tutti sono chiamati all’urgenza di questo invito; non è possibile rimandare dicendo vedrò come, vedrò quando, ci penserò; tutti sono chiamati a cogliere la possibilità di essere nei verbi di Gesù: venire o tornare, entrare, rialzarci, aprirci, restituire. L’immagine che l’evangelista ci consegna: «Gli occhi di tutti erano fissi su di lui», dice a noi di metterci nelle condizioni di ascol-to, nelle condizioni di ricevere il dono della salvezza che Gesù è venuto a portare.

Il Natale è il do-no e la grazia che chiama tutti e a tutti consente di rendersi capaci di vivere la novità della salvez-za. Proprio perché Gesù si fatto Uomo come noi prendendo dimore tra di noi, adesso la nostra vita di uomini e donne in cammino nella storia, può assumere davvero la forza e l’intensità di una vita che sa rinnovarsi alla luce del Vangelo. E ancora. A comunicare la novità di questo dono è la paro-la dell'antica profezia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la libe-razione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Si-gnore»; chi è colui che parla in questo capitolo 61 di Isaia? Nella Bibbia, sono i sacerdoti e i re ad essere unti con olio santo: qui è più che un profeta ad avventurarsi con la Buona Notizia della libe-razione; è più che un profeta Colui che invece di proclamare «il giorno di vendetta del nostro Dio» (Is 61,2), un versetto che Gesù non dice, proclamerà un anno di accoglienza al Signore, cioè un Grande Giubileo come avveniva ogni 50 anni quando gli schiavi venivano liberati dalle loro catene e i debiti erano condonati (cfr. Lev 25). Mi piace pensare allora, che i pochi versetti del profeta Isaia, Gesù li abbia proclamati come un “Magnificat” di ringraziamento per l’opera del Padre per la liberazione e guarigione dei poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi. La misericordia di Dio si rivolge agli “anawim”, i poveri, gli umili, coloro che sono e saranno sempre affamati e che ancora oggi, invocano giustizia. Quel giorno, a Nazareth, lo Spirito Santo ha fatto in modo che il Magnifi-cat di Gesù si unisse a quello di Maria per questo può riavvolgere il rotolo. Gesù viene per compie-re la promessa di liberazione fatta per Abramo e alla sua discendenza ed è salvezza che resterà a disposizione di tutti per sempre. Lui è il Verbo, la Parola di Dio che viene a compiere ciò che è sta-to promesso. Non c’è più bisogno del rotolo che annuncia il riscatto perché la Salvezza è già pre-sente anche ai nostri occhi ed è possibile anche per noi ascoltare la Sua voce. Gesù, che è la Sa-pienza uscita «dalla bocca dell’Altissimo», ha fissato la sua tenda «in Giacobbe» per prendere «in eredità Israele»; Lui si è fatto carne e sangue per stare con noi così da permettere a noi di vivere fino in fondo la nostra libertà. E se Gesù, quando apre il libro fa ancora parte della storia di un po-polo che raccoglie un'eredità, subito dopo, non lo sarà più perché confessa di essere Colui che soddisferà le attese di tutti coloro che si trovano a dover mendicare la propria guarigione. Non sarà più il figlio di quel villaggio, ma sarà Colui che porterà la salvezza all'intera umanità e per questo, si lancia come “il Forte che sussiste in due nature” (cfr. inno Vespri del Natale) che parla a me, parla a te che oggi hai l’occasione per ascoltare le sue parole. Accogliamo dunque la realizza-zione della promessa venuta tra noi in tutta la Sua profondità e bellezza per animare il cuore di tutti, per ispirare linguaggi più veri, infondere il coraggio di vivere forme più genuine di donazio-ne, di perdono così da guadagnare il senso di una profonda pace interiore. I testimoni allora, sono coloro che vivono il tempo presente come il luogo privilegiato della venuta del Signore; i testimoni sono coloro che danno accesso a Cristo nel loro oggi, sono coloro che si aprono per davvero all’oggi di salvezza come hanno fatto i pastori che si son sentiti dire: «Oggi è nato per voi un Salva-tore, che è Cristo Signore» e sono corsi a Betlemme (cf. Lc 2,11.15); come farà Zaccheo che si sen-tirà dire da Gesù: «Oggi devo fermarmi a casa tua […] oggi la salvezza è entrata in questa casa» (cf. Lc 19,5.9); come farà il ladro appeso alla croce accanto a quella di Gesù che accoglierà la pa-rola paradossale di quel Crocifisso come lui: «Oggi sarai con me nel paradiso» (cf. Lc 23,43) e cre-derà a quell’oggi del paradiso di Gesù, nonostante chi lo prometteva era inchiodato al patibolo dell’infamia. Questo è quanto arriva a noi; è la forza di una chiamata e di un dono che siamo chiamati a iscrivere nella profondità del nostro cuore, affinché diventi criterio di giudizio, di scel-ta, di testimonianza. Dio, in Gesù, viene a cercarci nell’oggi, in ogni oggi perché è l’unica cosa che esiste! Domani non c’è, e se mai ci sarà, sarà ancora un oggi in cui dare quella benedetta risposta! Leggiamo questo brano come una lettera d'amore. Gesù ci parla davvero, dobbiamo proprio prenderci il tempo di leggere e rileggere finché la Parola non diventa "voce" nelle profondità del nostro cuore. Signore, aiutaci ad essere così, gente che ti ascolta mentre parli nella sinagoga di Nazaret, e che ti ascolta fino in fondo e che crede davvero che «Oggi si è compiuta questa Scrittu-ra che voi avete ascoltato».

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