BATTESIMO DI GESÙ – ANNO A – 2026
Is 55,4-7; sal 28; Ef 2,13-22; Mt 3,13-17
Il battesimo di Gesù ci fa entrare nella sua storia di libertà che il Natale ci ha anticipato. Il Signore è venuto tra noi diventando uno come noi. Se ripercorriamo i Vangeli che ci hanno accompagnato in questo periodo natalizio, notiamo subito la sua vicinanza con la carne dell’umanità: quel piccolo bambino in una mangiatoia per gli animali è davvero un bambino senza tetto. Presto sarà anche senza una patria rifugiato in Egitto come un fuggitivo perseguitato dalla ferocia di Erode anche se è stato riconosciuto e adorato come Re da pastori e magi. Tutti abbiamo potuto contemplare il mistero grande della fantasia di Dio che non vuole lasciarci soli e che vuole mostrarsi per quello che realmente è: il «Dio ricco di misericordia» (Ef 2,4). Oggi quella ricchezza che si è fatta parte della nostra stessa natura, è sulle rive del Giordano tra coloro che avvertono il bisogno di essere salvati. lo ritroviamo infatti, Uomo tra la folla di peccatori, di pubblicani, forse anche prostitute e soldati stranieri (cfr. Lc 3, 1-14). È Uomo che scende nelle acque del Giordano per anticipare una discesa ancora più radicale che lo condurrà «fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8). Essendo Dio, Gesù non ha bisogno di purificazione e allora perché Gesù è andato al Giordano? Lo dice Lui stesso: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia»; compiere la giustizia di Dio è ciò che preme a Gesù. Per la nostra comprensione la parola giustizia evoca in noi, quel corpo di norme che regolano la nostra vita; un modo di relazionarsi contemplato da leggi secondo le quali il nostro comportamento errato preveda una pena che si avvicina al mero dare e avere: se io ti do uno tu mi rendi uno, se io sbaglio, io devo pagare quello sbaglio in termini di ammende o anche di prigione.
La giustizia richiamata dalla Rivelazione però, è totalmente altro; la giustizia divina è l’amore infinito di Dio che con la sua misericordia vuole abbracciare ogni sua creatura per sempre e in qualsiasi circostanza essa si trovi. Per questo motivo Gesù è al Giordano in quel doppio movimento che vede una signoria e un abbandono: signoria della Parola che mostra la sua Carità per tutti: «Lascia fare», e un abbandono all’umiltà di inchinarsi e umiliarsi per ricevere per mano d’uomo, il battesimo di conversione. Nessun uomo, nessuna donna di ogni tempo può immaginare questo! È un abbandono alla promessa di salvezza del Padre che gli parla. Gesù è il Principe costituito testimone, è il Servitore di quella promessa di redenzione. Il suo movimento di umiliazione volontaria rivela come l'Amore di Dio sia sempre operante ed è manifestazione di quell’amore, di quella comunione trinitaria con il Padre nello Spirito, che è libera da ogni condizionamento. È quindi un doppio movimento che gli permetterà di essere stabilmente nella volontà del Padre fino alla fine, è doppio movimento che sarà autenticato dal suo dono totale pronunciato sulla Croce. Così, al Battesimo, scena inaugurale della vita pubblica di Gesù, tutto è già condensato: la rivelazione del mistero di salvezza di Dio, si fa volto in Gesù Cristo e la sua manifestazione al Giordano dice che quel mistero di salvezza, Gesù lo condurrà fino all’estremo atto della sua morte sulla Croce, in quell’abbandono totale di Sé nelle braccia del Padre (cfr. Lc 23, 46). Questo è il senso del suo essere lì al Giordano con gli altri; è lì a dire non con le parole, ma con la sua stessa vita, che Dio è giusto, che Dio ama tutti e ciascuno e ama per sempre. Oggi questo diventa consegna; le parole che scendono dal cielo manifestano a tutti che il Figlio, l'amato in cui il Padre ha posto il suo compiacimento, si consegna come Dono a tutti coloro che aspettano la salvezza e rappresentate lì tra quelle acque, da donne e uomini la cui fragilità e miseria chiede di essere riscattata. L’invito rivolto a tutti, dunque, è quello di riprendere il proprio cammino personale che magari si è interrotto, camino che il Battesimo di Gesù dice che non è compiuto da soli perché Dio si mette in gioco accanto a noi. Ecco il senso e il clima della liturgia di oggi; ecco l’augurio sincero e autentico che attraversa tutta la liturgia di oggi a partire dalla richiesta del profeta Isaia: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino». Cercare il Signore; noi sappiamo dove trovarlo e quale volto il Signore ha. Egli è là accanto a uomini feriti nell’animo dalle mille contraddizioni che la storia fa vivere; donne e uomini affamati di accoglienza, affamati della carità che li faccia avvertire di essere immersi nell’oceano infinto che è l’amore di Dio Padre. Paolo con estrema lungimiranza, scrivendo agli Efesini, lo dice: «Per mezzo di lui [Gesù Cristo] infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito», quasi a sottolineare che Il Battesimo acquista una etimologia nuova e profonda che apre "la porta" d'accesso alla vita, apre alle molteplici grazie di Dio insite proprio nella relazione trinitaria che Dio vive. È proprio quando viviamo questa interiore libertà e freschezza di cuore che avvertiamo come, l’ineguagliabile misericordia di Dio, ci ha visitati in Cristo che al Giordano si è immerso insieme ai peccatori in un battesimo di penitenza. Lì si fa solidale con la nostra umanità al punto tale che quelle acque, annunciano già in modo profetico un'altra discesa infinitamente più straordinaria: quella negli abissi della morte e degl’inferi per vincere la morte stessa e strappare al nemico l'umanità che teneva prigioniera. Questo è il mistero che oggi celebriamo: una nuova genesi, una rinascita. I cieli chiusi dal peccato si aprono e lo Spirito, esiliato dall'umanità, riposa di nuovo sull’Uomo, Cristo, il nuovo Adamo, così che quelle acque diventeranno sorgenti di vita. Un universo rinnovato e santificato emerge con Cristo dalle acque del Giordano e l'uomo in Gesù, torna ad essere pienamente figlio di Dio. Oggi i cieli si aprono, e noi siamo invitati a guardare in alto; oggi anche a ciascuno di noi Dio dice: "Tu sei il figlio mio amato perché in te, ho messo tutto il mio amore”. Sono queste le parole che raggiungono tutti; raggiungono il singolo, la famiglia, la comunità intera perché è finita la separazione. Gesù, «Abbattendo il muro di separazione», rende ormai possibile incontrarsi ed incontrarLo perché è Presenza concreta a noi prossima, effettiva tanto che le parole di Paolo: «Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e famigliari di Dio», si fanno davvero regalo inaspettato, insperato ma assolutamente gratuito per tutti coloro che lo cercano. Gesù si è fatto talmente vicino a noi al punto che la sua stessa vicinanza, i suoi gesti ineguagliabili spengono già in gola parole di sfiducia che fanno ritenere il cielo distante e chiuso sulla nostra vita. Questa è la speranza che oggi, la bontà del Signore, ci dona. Siamo all'inizio di un nuovo anno, è tempo di lasciare che i nostri cuori e le nostre menti decidano quale debba essere il fulcro dei nostri sforzi. Possa davvero, questo prezioso dono, trasfigurare il nostro tempo, possa davvero essere per noi, in ogni momento, il tempo della Tua grazia, Signore.
