IV DOMENICA DOPO L’EPIFANIA – ANNO A
Sir 43,23-33°; Sal 135; Col 3,4-10; Mt 8,23-27

IVDopoEpif2026Quanto doveva essere stanco Gesù per restare addormentato nel mezzo di una tempesta esausto dalle sue peregrinazioni in tutto il paese, dai suoi molteplici incontri con donne e uomini feriti e probabilmente, con poco riposo notturno, e quanto possiamo comprendere il panico dei discepoli che vedevano il mare agitarsi sempre di più fino a coprire la loro barca di onde minacciando di inghiottirli. Cosa poteva essere di più normale del provare paura e angoscia per quanto stava loro capitando; quell’angoscia che saliva dal profondo del loro essere e che lottava con il terrore di perdere la vita? Le tempeste sono spesso qualcosa di inaspettato che a volte si verificano senza il tempo di valutarne la portata e i pericoli. Tuttavia, anche in questi frangenti, il Vangelo ci svela un Gesù pienamente umano ma che si rivela anche misteriosamente divino: da un lato, si immerge completamente nel crocicchio della vita umana al punto da lasciarsi avvolgere dalla violenza delle onde di male e morte senza però lasciarsi sopraffare, e dall'altra parte, in piedi (postura che in filigrana annuncia la Risurrezione), impone la pace divina alle onde tumultuose della vita. Il Vangelo ci mostra che Gesù solo apparentemente sembra essere indifferente o assente dalla realtà dei discepoli spaventati da quella violenta tempesta tanto che il suo sonno proprio incomprensibile in quel trambusto, ma Gesù è interamente presente accanto all’uomo anche quando tutto ci porta a credere della sua assenza esplicitata dal silenzio del sonno. Per questo si rivolgono a Lui svegliandolo e dicono: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Si deve notare la chicca di questo Vangelo: non è la tempesta che sveglia il Signore, è la preghiera dei discepoli, la preghiera di chi si rivolge a Lui per essere salvato. Per questo dice: «Perché avete paura, gente di poca fede?»; vuole richiamare tutti alla fiducia in Lui perché solo Lui può trarci dalle nostre paure. Non dice “Voi siete uomini che non debbono aver paura, ma chiede conto della loro fede in Colui che sta camminando accanto. La paura è parte integrante dell’essere umano, essa aiuta a non addentrarsi in opere che potrebbero riversarsi contro; c’è un rapporto preciso con la paura dell’essere umano e gli avvenimenti della storia. È realtà che ci riguarda, ma, ci dice Gesù, se abbiamo fede in Lui, se crediamo che Lui è presente sulla stessa nostra barca, allora, dobbiamo anche aver fiducia che con Lui non siamo mai persi. Gesù ci chiede di imparare a guardare Lui, ci chiede di pregarlo affinché Lui, Signore di tutte le cose, possa alzarsi e accompagnarci al porto sicuro: «Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia».

Lo fa oggi sedando la tempesta, lo farà in modo straordinariamente sublime quando vittorioso, attraverserà l’estrema tempesta della sua vita: la sua Pasqua. Lì Gesù, in piena fiducia nel Padre, nonostante la radicale solitudine che schiaccerà la sua anima, si addormenterà nella morte per risorgere quale glorioso “giardiniere” di un paradiso restaurato, schiacciando una volta per tutte, le forze del male. L’invito del salmo è questo; è continuamente ripresa la frase: «Il suo amore è per sempre» come se fosse un torrente saltellante di ringraziamento a Dio. È salmo che invita la nostra fede a ripararsi in un Dio così e farlo sempre, oggi e domani. Nelle tempeste delle nostre vite, quando tutto sembra crollarci addosso, non dimentichiamo che Gesù dorme accanto a noi, dorme nella nostra barca ma è sempre pronto ad intervenire, fidandosi del Padre a nostro favore: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?». Qui la nostra fede viene messa alla prova; qui la nostra fede deve assumere il carattere della certezza delle cose che speriamo, una dimostrazione di ciò che ancora non vediamo (cfr. Eb 11,1), perché è apertura a Colui che è più forte di tutte le tempeste di questo mondo. La fede dà coraggio e motivazione per andare avanti nonostante la paura per tutte quelle situazioni difficili che rendono l'uomo esposto a tutti i venti contrari al suo essere creatura amata. Sono le occasioni che si presentano come possibili, veri e propri passaggi di trasformazione nella vita che vincono su di noi proprio perché la mancanza di fede diminuisce la nostra forza, diminuisce il nostro coraggio di agire, fa disperare che la forza dello Spirito Divino presente per la grazia del battesimo ricevuto, muova l’uomo nella stessa direzione della grazia divina. Il Vangelo oggi ci dice che la via di uscita, il modo di sottrarsi all’oppressione dell’angoscia quale unico approdo umano a cui consegnarsi, è chiedere. Si può fare, si può dire, si deve osare; l’uomo nuovo che sta timidamente sorgendo percorre la via della richiesta di aiuto nelle occasioni in cui si presentano passaggi di trasformazione nella propria vita. I tornanti della vita, in cui abbiamo possibilità di fare verità in noi stessi, chiedono di lasciar cadere le finzioni e le illusioni di riuscire a camminare senza di Lui, senza Gesù. La fede chiede il ribaltamento delle nostre convinzioni così che, Colui che è Parola, Colui che è il Logos, diventa Colui che dà parola di vita a tutti coloro che lo implorano. La preghiera è l’approdo delle tensioni che ci attraversano e ci ingarbugliano; è il varco che permette di dar voce e sfogo al magma che si muove dentro. Finalmente la paura che rendeva senza respiro la vita dell’uomo, adesso può trovare il grido elevato al cielo, così che possa aprirsi la «grande bonaccia» della calma e della serenità. Solo così facendo i discepoli possono passare dall’angoscia e la paura di perdere la propria vita, alla serenità e alla pace per la propria vita. La sorpresa, lo stupore per un cambiamento così radicale della situazione fin qui vissuta, hanno suscitato in loro una domanda centrale: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?», che corrisponde a domandarsi “chi è Colui che può calmare le tempeste del cielo e della terra e allo stesso tempo quelle dei cuori degli uomini”? Quando avvertiamo la terra scivolare via, non dimentichiamo che Gesù è l'uomo vicino a noi. Gesù è presente in modo completamente nascosto e invisibile, ma lo tocchiamo attraverso la fede. C’è un bellissimo salmo che dice: «Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode d'Israele» (Sal 121,3-4); quante volte ci sentiamo nel panico di fronte alla violenza del vento e davanti alle onde nel mondo. “Non abbiate paura», Gesù è lì! Il Vangelo, la Scrittura nel suo insieme, ci insegna questa possibilità: guardare Gesù nella fede; guardare Gesù che è padrone di fare cose ritenute da tutti impossibili: «Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia». C’è speranza dunque: l’Amore è già dato e noi possiamo solo accoglierlo. Lasciamoci dunque abbracciare dall’amore infinito di Dio e riusciremo a battere il giorno con il sorriso anche se i nostri momenti risultano essere spesso negativi.

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