I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
Is 57, 15-58;4a; Sal 50; 2 Cori 4,16b-5,9; Mt 4,1 – 11
È possibile definire la vita dell'uomo una costante prova della propria libertà; prova che consiste nel radicare in sé la differenza tra il bene e il male affinché l'uomo possa rivolgersi verso un fine più grande di se stesso. Quando il Figlio di Dio ha assunto la nostra umanità, con lei ha assunto tut-te le nostre possibili tentazioni a cominciare da quelle che gli Evangelisti mettono in luce nel rac-conto di Gesù nel deserto. Le hanno poste all'inizio dei loro vangeli come inizio della vita pubblica di Gesù. Lo Spirito conduce Gesù nella solitudine del deserto (Marco addirittura usa il termine so-spingere, che è un termine più forte e che indica quasi una imposizione), affinché anche Gesù pos-sa cogliere in tutta la sua valenza, la missione che andava ad incominciare con la sua vita pubbli-ca. Scelta importante per la sua stessa vita terrena, ma anche di tutta l’umanità. Gesù condotto dallo Spirito è movimento che chiama l’uomo ad addentrarsi nel deserto in solitudine per scoprire fino in fondo la propria identità; più appare chiara la propria identità, più è chiaro il cammino da compiere. Questo è il significato del deserto in cui Gesù è immerso; non è solo un deserto geogra-fico che ha un nome come il deserto di Giuda in cui predicava Giovanni Battista, ma è un deserto probabilmente ancora più assoluto. Stando a quanto riportato dall’Evangelista, l’essere condotti nel deserto dallo Spirito, implica per Gesù, vivere il deserto prima di tutto come un’esperienza del cuore. Gesù vive il deserto come luogo in cui richiamare il senso vero di ciò che era stato annun-ciato nel momento del suo Battesimo: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio com-piacimento» (Mt 3,17); il mio compiacimento dice la grande missione che il Figlio dovrà portare a termine, quella di annunciare la buona novella del Vangelo fino a renderla vera nella sua persona-le e atroce Croce.
Nel tempo e fuori dal tempo, questo è il deserto di Gesù e in quel tempo si in-carnano anche le nostre scelte e le nostre azioni. In questo deserto in cui l'essere umano è chia-mato a percepire se stesso nella sua unicità, la tentazione vera sarà quella di rinunciare a questa missione a cui anche noi siamo chiamati e il chiudersi fino a raggomitolarsi su se stessi, sarà indi-ce della ricerca della soddisfazione dei propri bisogni e desideri che riconduce tutto a sé. Questa è l'essenza di ciascuna delle tentazioni a cui Gesù è sottoposto a cominciare dalla tentazione di usa-re qualche tipo di potere magico per soddisfare la fame che identifica il proprio bisogno. In cia-scuno di noi è presente l’affanno a soddisfare la propria fame, il proprio bisogno di soldi, di ricono-scimento che porta anche alla vanità. Un giorno Gesù moltiplicherà i pani, ma lo farà perché pro-va compassione per la fame delle persone che sono accorse a Lui. Quello sarà un gesto di comu-nione e non gesto compiuto per compiacersi. La seconda tentazione invece, è quella di “usare Dio” come se fosse un mago che assecondi ogni nostro capriccio: «Gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non in-ciampi in una pietra». Il dio proposto qui dal tentatore è il dio stregone a cui tante volte ci rivol-giamo in molti dei nostri riti più o meno superstiziosi. Mettere Dio al nostro servizio piuttosto che entrare nella vera comunione d'amore con Lui, è la seconda tentazione nella quale rischiamo di cadere spesso. Ma la tentazione più profonda, quella più radicata nel cuore dell'essere umano, è sicuramente la sete del potere; esso consiste nel voler mettere tutto, al nostro servizio. Per avere questo potere, ciò che Satana ci chiede è quella di vendere la nostra anima a lui, al diavolo: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Nell'esercizio del potere, che è qualcosa di profondamente diverso dall'autorità, tutti gli altri vengono negati come esseri di rela-zione. Tutto, persone e cose, diventano oggetti che devono soddisfare la nostra sete di dominio, che è la peggior forma di isolamento in cui l'uomo possa cadere perché lo rende incapace di vera comunione con Dio e con il fratello. Ecco come ciascuna di queste tentazioni si presentano a noi ogni giorno nelle nostre vite, in tutti i gruppi in cui viviamo che siano le nostre famiglie o le nostre comunità, nelle tensioni politiche all'interno del nostro paese, così come tra i paesi sulla scena in-ternazionale. Sappiamo che queste tentazioni non si placheranno mai e che, come una tempesta dietro l’altra, mineranno il nostro essere creature dotati di libertà. Gesù affrontando quelle prove, ci ha fatto vedere come sia davvero possibile superare qualsiasi prova con la forza della comunio-ne con Lui che ci rende più forti dell'attrazione e del luccichio che invogliano ma che conducono alla morte. È vivendo in comunione con Lui che possiamo trovare la forza per superare questa in-clinazione al nulla. Alla tentazione di fare da soli, il Vangelo ci dice che lo Spirito di Gesù ci fa ri-manere nella comunione con il Padre, e così siamo resi forti di sapienza. È Vangelo che invita a mettere la nostra debolezza nelle mani di Dio con umiltà, invita a consegnare a Lui i nostri affanni e, proprio con l'umiltà con cui riusciamo ad accogliere le nostre debolezze, riusciremo anche noi a scacciare Satana visto che lui non sopporta l'umiltà. Ci è chiesta la consapevolezza di riconoscerci deboli, incapaci di riuscire a vincere ogni tentazione, ma allo stesso tempo, di riconoscerci donne e uomini di speranza salvati, che amano e che sono in grado di attraversare il deserto della storia con tutte le nostre ferite, sicuri di riuscire a vincere perché inseriti in Cristo mediante lo Spirito Santo. Dunque, una povertà abitata dalla Sua presenza che sarà sempre una povertà, ma è pover-tà che diventa luogo di incontro con l'Amore che è Dio, luogo di apertura alla Grazia, luogo in cui Dio può finalmente lasciare fluire la sua vita. Questo è il nostro spazio di conversione, un atteg-giamento che permetterà a Dio di agire e creare qualcosa di nuovo nelle nostre vite. Il Cardinal Martini nel suo libro “Mettere ordine alla propria vita” ed. Terra Santa, Milano 2019, scriveva: «Senza che ce ne accorgiamo, la vita si disordina, si frammenta, si logora. Occorre rimettere in ordine i pezzetti del nostro tempo, del nostro corpo, del nostro cuore». Ecco, la Quaresima è il tempo da impiegare nel deserto che dobbiamo ritagliarci anche solo per un quarto d’ora affinché ricuciamo, nelle nostre giornate, tutto ciò che è andato storto così da ricentrarci su Gesù, il Figlio amato che ci porta al Padre come suoi figli altrettanto amati. «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» scrive Paolo ai Corinti (2 Cor 6,2); sia davvero così per ciascuno di noi.
